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PARTENDO DALLA CROCE A CUI SONO INCHIODATI GLI AMMALATI




Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera aperta della Presidente di Domos Basilicata, Rosa Viola,   indirizzata al Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella



Caro Presidente,

nell’augurarle buon lavoro per il gravoso impegno  a cui è stato chiamato da qualche mese, non posso nasconderle che, come molti cittadini lucani, ero curiosa di conoscere i nomi degli assessori  che  avrebbero collaborato con Lei nel governo della nostra regione. Oggi questi nomi sono noti  e al di là di qualsivoglia perplessità, che pure molti hanno espresso, ritengo che debba essere accolto con favore chiunque abbia la buona intenzione e la competenza per mettersi al servizio del bene comune e assolvere ad un compito così alto come la buona amministrazione Per questo, in qualità di presidente di Domos Basilicata, associazione che, da anni, si occupa di donazione di cellule staminali emopoietiche da sangue midollare, periferico e cordonale, non posso che dare il benvenuto al nuovo Assessore alla Salute della regione Basilicata, dott..ssa Franconi, che, alla sua prima uscita pubblica, si è messa in evidenza per aver manifestato la volontà di rimuovere il crocifisso dal suo ufficio per farne un luogo accogliente e aperto a tutti.

Sono molto contenta che il nuovo assessore sia partito dalla Croce  e mi sento in perfetta sintonia con Lei perché anche noi, nel nostro impegno quotidiano in favore della donazione del midollo osseo, partiamo proprio dalla Croce : quella croce alla quale sono inchiodati i nostri ammalati,  spesso bambini , a cui non possiamo far mancare il nostro aiuto e la nostra solidarietà.

E dunque, caro Presidente, vengo al motivo di questa mia lettera per sottoporle ancora una volta la questione della raccolta del sangue cordonale in Basilicata. Come Lei ben sa, per esserne stato primo firmatario quando era Presidente della Commissione sanitaria regionale, la legge regionale che istituisce la rete di raccolta del sangue cordonale in Basilicata, è la legge n.23 del dicembre 2007. Quella legge  arrivava dopo che a Matera, con l’avallo delle istituzioni regionali, era stata scritta una delle pagine più tristi e più amare della Sanità lucana ed erano state buttate nella spazzatura oltre cinquecento sacche di sangue cordonale donate da altrettante mamme, me compresa, che si erano illuse di poter donare la vita due volte: una volta ai loro bambini, l’altra ad un bambino ammalato. Il tutto per distruggere professionalmente un medico, il dott. Carlo Gaudiano, responsabile della banca regionale di sangue cordonale, che si poneva, per così dire, al di fuori del sistema, tant’è che lo stesso fu addirittura licenziato dall’Azienda ospedaliera di Matera ed ha dovuto attendere una sentenza del giudice del lavoro per essere pienamente e definitivamente reintegrato, ma solo fisicamente e non professionalmente, perché ancora attende di essere restituito al suo ruolo e alle sue funzioni. Ma anche questa è storia, caro Presidente, che Lei ben conosce.

Finalmente nel 2011, dopo tre anni dall’approvazione della legge 23, riparte la raccolta del sangue cordonale in Basilicata, ma siamo a tutt’oggi  lontanissimi da quelle cinquecento sacche che furono bancate nell’ormai lontano 2006, nonostante oggi  siano state coinvolte tutte, o quasi, le ostetricie della nostra regione, nonostante siano stati accreditati tutti, o quasi, i punti nascita della nostra regione, nonostante siano state destinate e, permettetemi di dire sprecate, risorse per trasportare i cordoni raccolti fino alla Banca di Roma, perché non c’è stata la volontà di istituire una nuova banca, dopo la distruzione di quella già esistente, e non si è voluto individuare una banca di una regione più vicina, dove far confluire i cordoni, il che avrebbe permesso un notevole risparmio di fondi che sarebbero potuti esseri impiegati per migliorare l’organizzazione di tutte le procedure previste. Perché è purtroppo proprio l’organizzazione ad essere estremamente carente, soprattutto nell’Azienda ospedaliera S. Carlo, dove, a fronte del più elevato numero di parti della regione, i cordoni finora raccolti sono nell’ordine di poche decine e dove ascoltiamo quotidianamente lamentele di donne, che pur manifestando la volontà di donare, per un motivo o per l’ altro non riescono a farlo.

Abbiamo infatti potuto sperimentare, occupandoci quotidianamente di donazione di sangue cordonale, che è molto cresciuta la sensibilità delle donne su questo tema ma non si è ancora sviluppata una vera cultura della donazione negli operatori sanitari( ostetriche e ginecologi) che dovrebbero esseri i primi promotori della donazione di sangue cordonale e che invece spesso vedono la raccolta dei cordoni come una perdita di tempo o un impegno in più non retribuito e non avvertono nemmeno l’esigenza di formarsi per questo compito, tant’è che disertano anche i corsi di formazione che Domos organizza a spese proprie.

E allora, caro  Presidente e caro assessore Franconi, forse sarebbe il caso , anche per riparare al mal tolto,di restituire al Dott. Carlo Gaudiano il compito di occuparsi di sangue cordonale perché se, da solo, con il solo supporto del volontariato, è riuscito allora a raccogliere cinquecento sacche, oggi con ben altre risorse umane e materiali a disposizione, forse  potrebbe fare ancora meglio per alleggerire quella croce da cui siamo partiti.

                                              Rosa Viola (Presidente Domos Basilicata)

                                     



Pubblicato il 25/1/2014 alle 18.49 nella rubrica Diario.

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