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LETTERA SEMISERIA AD ANTONIO DI PIETRO

 

Gentilissimo Presidente Antonio Di Pietro,

benché già in altre occasioni io le abbia scritto, è la prima volta che mi rivolgo a lei con una lettera aperta, forse perché sono convinta che in questo momento il mio sentire di iscritta e militante del suo partito sia sentimento comune a molti altri che più o meno da vicino la seguono e confidano nel suo operato.

Sono giorni, Presidente, se non addirittura settimane, che prendiamo il caffè insieme, o, più precisamente, sono giorni che io faccio colazione al mattino mentre il suo nome, declinato in tutte le varianti familiari, con lo strillonaggio dei primi notiziari mi fa andare di traverso il caffè e mi fa cominciare male la giornata. Di Pietro torchiato. Di Pietrino indagato. Guai in famiglia. Questo in sostanza il tenore delle notizie che stanno spopolando tra tv e giornali, addirittura offuscando quelle dei morti di Gaza (e questo non mi meraviglia) e quelle delle performance in casa Grande Fratello (cosa che, invece, mi meraviglia moltissimo). Mi dico ogni giorno: ma se i vertici del nostro Governo, quelli che non presenziano all’insediamento di Obama perché troppo indaffarati nell’autocelebrazione, sono costretti da queste notizie ogni mattina a distogliere l’attenzione dalla maggiorata del GF e a non seguire la genesi della partecipazione di Mr. Brambilla Pivetti al più bucolico dei reality, qualcosa di grave ci sarà di certo. E così mi sconcerto; poi, però, mi rassicuro, perché leggo le sue risposte e vedo quale fiore di documentazione le accompagna. All’indomani, però, si ricomincia: Tonino, Cristiano, Cristiano e Tonino. E poi ancora il suo invito alla magistratura ad andare avanti e il suo assoluto rispetto per certe istituzioni mi ridanno la tranquillità perduta, ma fino al giorno dopo, quando si ricomincia con la storia delle sue case, dei rimborsi elettorali all’IdV e col conteggio dei centesimi che non torna dentro il suo salvadanaio.

Capirà, caro Di Pietro, che benché io sia un’ottimista di natura, ci sono momenti in cui un po’ mi smarrisco, non fosse altro perché in tanti continuano a domandarmi se ancora io ho fiducia in lei, se credo a lei o al simil ministro Gasparri che giurava sul guaio che le sarebbe capitato già prima che sua moglie restasse incinta di Cristiano. Immagini che nella girandola di così pressanti interrogativi, mi viene in mente quando, candidata IdV in posizione di certa ineleggibilità, dovetti documentare il mio essere incensurata e un po’ mi sento defraudata dalle tante insinuazioni che pure riescono a generare tanti dubbi.

Alla fine, però, c’è sempre una prospettiva da cui vedere il bicchiere mezzo pieno. In questo, sfacelo, infatti, in questo misero Paese in cui della giustizia non c’è più nemmeno l’ombra, in cui la magistratura la si sta mettendo in fila per tre col resto di due come i quarantaquattro gatti, in cui dai consigli comunali in su ormai non si è colpevoli per definizione; in questo Paese in cui qualcuno vuole costringerci a dubitare delle nostre certezze sacramentando sulle sue astratte verità, soltanto lei, Di Pietro, può in ogni caso restituirci un minimo di fiducia e di speranza. Pensi lei, insomma, se lei in persona, suo figlio o il suo cane avessero per davvero dissotterrato e sottratto un solo osso da un giardino; pensi un po’ che meraviglia ! Di certo sareste processati, con Bruno Vespa in prima fila e Travaglio finalmente costretto dalla sua onestà intellettuale a rilasciare interviste contro di lei. Finalmente, pensi ! In Italia un parlamentare processato e arrestato, magari pure intercettato ! Che soddisfazione sarebbe per noi, che soddisfazione! Finalmente nessuno più alzerebbe la voce in difesa della privacy, nessuno agiterebbe i privilegi della casta per aiutarla e noi, poveri cittadini oggi delusi e rassegnati, ritroveremmo ancora una speranza di poterne vedere almeno uno di giudice incorrotto portare fino in fondo il suo lavoro e credere anche lui che la giustizia, alla fine, ancora c’è.

E lei poi? A lei non penso – si domanderà -? Certo che sì. Ma lei, Dott. Di Pietro, chi crede di essere? Era forse anche lei candidato al premio Nobel come giura di esserlo stato il ministro Brunetta? Si crede davvero così intelligente e abile da schivare ogni legge, leggina e codicillo sistemati nei codici per garantire la casta? Pensa davvero di poter riuscire a farsi mettere in galera? O crede che qualcuno, nonostante le pressioni che l’Italia dei Valori sta facendo, veramente prenderà in considerazione le centinaia di migliaia di firme del v-day e si deciderà a cacciare inquisiti e condannati dal Parlamento ? E allora certo che ho pensato anche a lei! Immagini che carriera farebbe ! Certo, è vero, ne avrebbe di strada per eguagliare certi tanto illustri novantenni, ma prima o poi le candeline si spengono definitivamente e qualche posto libero, ressa permettendo, resterà magari anche per lei.

Buona colazione, dunque, Tonino, e cari saluti al suo Cristiano.

                                                             Anna R. G. Rivelli

Pubblicato il 19/1/2009 alle 15.44 nella rubrica Diario.

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