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MADE IN ECCLESIA
15 maggio 2008
 

di Anna R.G. Rivelli
da IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA del 15/05/2008



Gesù Cristo non ha mai detto nulla di cristiano. Non poteva: il cristianesimo nasceva con lui. Gesù Cristo ha agito da Cristo e ha reso “cristiano” il buon operare a favore dei più deboli. Rimproverare a Don Marcello Cozzi un cristianesimo fatto di agire più che di parlare è per ciò stesso una cosa assurda; peggio ancora è attribuirgli colpa di diventare per il suo operato pietra di paragone scomoda per altri rappresentanti della Sacra Romana Chiesa. In pratica è come rimproverare alla montagna di ergersi più in su della collina e di guardare troppo dall’alto la pianura. Il “made in Ecclesia”, con cui il signor Suriano vorrebbe siglare in esclusiva il positivo operare degli uomini, non è una griffe, ma un marchio contraffatto se il ben parlare non è accompagnato dal buon agire e se serve ad essere esibito più che interiorizzato.

In sostanza il signor Pino Suriano – autore dell’articolo “Don Cozzi dica qualcosa di cristiano” apparso su Il Quotidiano dell’11 maggio scorso - ha proprio esagerato, anche perché la sua fervida salvaguardia del “Fatto cristiano” ha dato origine a parole irrispettose, se non addirittura offensive, nei confronti di quanti si impegnano nella promozione di valori morali e sociali col solo fine di costruire una società migliore. Pur senza volergliene ( a volte –e speriamo sia solo per questo- si diventa estremisti per eccessivo zelo), è necessario sottolineare che qualcosa di cristiano Don Cozzi dovrebbe veramente dirla a lui, almeno per fargli comprendere che esprimere giudizi sommari e processare quanti condividono comunque valori universali (benché inquadrati da un diverso punto di vista) non è esattamente ciò che insegnano i Vangeli. Insinuare che “i buoni amici e sostenitori” di Don Marcello sono “senza un…autentico fondamento della moralità e della giustizia” , attribuire loro sentimenti di giustizialismo, di vendetta, di rancore e di odio è l’espressione di quella superbia religiosa che è invisa agli uomini e a Dio stesso e che rende alla Chiesa (spesso buon paravento di tanti sepolcri imbiancati) la peggiore propaganda possibile.

Il disprezzo per la “Casa” dei cristiani, d’altronde, quando c’è passa per ben altre vie che evitiamo qui di ricordare nella loro drammaticità e di descrivere in quella verità che – dispiace doverlo rammentare – è proprio uno dei valori che Gesù Cristo incarna (“Io sono la via, la verità, la vita”) e che la Chiesa dovrebbe salvaguardare sempre, anche quando è più comodo e prudente andare a braccetto del potere e ispirarsi alle teorie del perdono per le “mele marce” per mettere la coscienza a posto imbastendo predicozzi.

A valutare con lo stesso metro, dovremmo dire che Gesù Cristo è stato un gran rompiscatole e che ha lasciato “scritti” assai più copiosi di quanto mai potrà fare Don Marcello; evitiamo di ricordare che alla fine è stato messo a morte dai potenti e benpensanti e che i suoi “buoni amici e sostenitori” sono stati perseguitati. Evitiamo di dirlo, tanto se lo ricordano pure i non credenti.

 

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