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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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SOCIETA'
DURA LEX…….FINCHE’ DURA
3 maggio 2008
 

Anna R.G. Rivelli 
da ILQUOTIDIANO DELLA BASILICATA DEL 3/5/2008

La vicenda Marinagri si fa sempre più triste man mano che la matassa si dipana e che il bandolo (o ciascuno dei molti bandoli) comincia a rendersi un po’ più evidente almeno agli addetti ai lavori. La tristezza deriva dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a una questione di proporzioni abnormi (almeno questa è l’impressione che si ricava dalla lettura del voluminoso fascicolo del sequestro) che inevitabilmente schiaccerà gli unici attori sicuramente incolpevoli che si sono trovati casualmente a calcare questa scena. Tali sono i lavoratori dei cantieri delle quarantasei aziende impegnate a Marinagri per i quali, a causa del protrarsi del sequestro, tende a farsi sempre più concreto il paventato rischio licenziamento o cassa integrazione. Come al solito è il popolo che paga, pagano gli inermi, quelli che, con l’ultimazione dei lavori, dal megavillaggio Marinagri sarebbero usciti per sempre e senza speranze di poter mai più mettere piede in quel paradiso da nababbi con i suoi orti botanici, i suoi delfinari e la sua rarissima flora. Tristezza, tuttavia, ancora maggiore e non priva di rabbia deriva dal constatare che l’uso che si sta facendo di questo amaro risvolto della storia lede la dignità stessa dei lavoratori, aggiungendo al danno anche la beffa. Le maestranze di Marinagri, infatti, sembrano essere state elette a scudi umani con il compito di neutralizzare e ammortizzare i colpi della legge (dura lex!) che evidentemente ha necessità di non fermarsi. Insomma, in questa vicenda di signorotti, tutta costruita assai al di sopra e (se quelle che ora sono ipotesi di reato dovessero confermarsi) totalmente a danno della popolazione tutta, viene ora invocato l’esorcismo del popolo ed istigata la fame di lavoro e la sete di sviluppo di una intera regione.

La convalida del sequestro da parte del gip Antonio Rizzuti, d’altronde, dovrebbe sgomberare il campo da qualsiasi accusa di accanimento di Luigi De Magistris (accanimento poi a pro di che?) che è stato un altro missile antimissile assai utilizzato nel tentativo forse di aggiungere sabbia a quei tre chilometri di spiagge e pinete dell’ eden Marinagri. Ora non resta che aspettare pur con la speranza, universalmente condivisa, che i tempi possano essere compatibilmente celeri.

Un timore, però, c’è: troppo silenzio dall’alto dei palazzi lucani, troppe faccende diverse da sbrigare, troppo interesse a preparare i giochi senza spiegare le regole. Intanto il neo senatore Digilio presenta una richiesta di urgente convocazione del Consiglio Regionale per affrontare “le problematiche sociali e amministrative connesse con la grave vicenda giudiziaria” e nel contempo con un comunicato tiene a precisare che “la convalida del sequestro del cantiere turistico Marinagri di Policoro da parte del Gip di Catanzaro, ha indubbiamente provocato alle imprese e ai lavoratori …un gravissimo pregiudizio, arrecando un notevole danno economico e di immagine alla intera costiera ionica”. Nulla da dire, se non che nello scorso mese di agosto, in seguito alla pubblicazione dell’ormai famoso articolo dell’Economist che si occupava delle vicende lucane, fu lo stesso Digilio a rispolverare la tesi del complotto ai danni dell’economia e dell’immagine della Basilicata felix. Si spera sempre, insomma, nell’innocenza di tutti, ma un dubbio c’è: dura lex….finché dura.

 

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