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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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POLITICA
LA POLITICA DEI GUITTI
27 aprile 2008
di Anna.R. G. Rivelli 
da  IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA del 27/11/2007


Mutando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. La proprietà commutativa, applicata alla politica, ci rassicura sull’esattezza dell’analisi fatta dalla gente comune, quella che (lo diciamo noi, prima che lo dicano altri) è qualunquista, populista, e scarsamente ferrata in materia. Ma la matematica non è mai stata un’opinione e, a voler persistere nella scientificità del ragionamento, l’identità del risultato proprio non la si può negare. Se poi ci si mettono pure la proprietà associativa e quella dissociativa, la logica del discorso (populista, qualunquista eccetera eccetera ) diventa inconfutabile. Basti un unico e brevissimo esempio: Cdl + Margherita + Ds = Pd + Ppl + Udc + An + Lega. E’ matematico ! Ma siccome si è capito che, pur sotto mentite spoglie, il risultato nella politica italiana deve essere per contratto sempre identico a se stesso, è meglio utilizzare altri parametri quando ci si accinge ad un’analisi della questione. Lo hanno capito bene le televisioni (private o pubbliche sappiamo che non c’è differenza) ed anche molte testate giornalistiche se, nell’andirivieni di effetti speciali, recensiscono la politica come se fosse una commedia dell’arte. E in effetti proprio quella è diventata, una commedia, con maschere e tipi fissi, separazioni alla nascita, agnizioni, peregrinazioni e ritorni, ma alla fine sul palco i personaggi li si ritrova tutti insieme per mano a ricevere l’applauso di un pubblico che a poco a poco si defila per tornare alla vita reale. E così si può giustificare il fatto che un colpo di teatro come quello ultimamente messo a segno da Berlusconi passi per tattica politica e si scambi per intelligenza strategica il mestiere di cambiare insegna a un’osteria dove neanche è cambiata la gestione; o che si protocolli una previsione di incremento del numero di tali circoli della libertà come se fosse un dato di fatto o, ancora, che si continui a gridare viva gli sposi a partiti neoamanti già più che in odore di separazione. Se proprio si fa fatica, dunque, a definire questa come vera antipolitica, le si dia almeno nome di politica dei guitti, tanto per non far perdere altro tempo ai cittadini che ancora cercano, tra fiumi di inchiostro e di parole, le risposte alle proprie domande, fiduciosi delle promesse di rinnovamento e di attenzione ai bisogni della gente che sui programmi/locandine di certi baracconi allettavano il pubblico persino a diventare comparsa, magari con la spesa modica di un euro solamente. I guitti, in sostanza, pure se scendono in mezzo alla gente, di dare risposte non sono capaci, perché il loro è un altro mestiere ed è fatto per vendere illusioni. Sarà per questo che quando, come il Don Bosco dello scorso 23 novembre, i teatri si riempiono per dare concretezza alle illusioni e trasformare in vero il sogno, di questi fantasisti della politica e della giurisprudenza non se ne vede l’ombra; sarà perché il rimbombare dei loro nomi può diventare assai sinistro se, sotto il costume di scena, riesce a mettere a nudo il politico che nella realtà troppo spesso non c’è.

 

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