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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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POLITICA
IL TERRORISMO COL TELECOMANDO
27 aprile 2008
 

di Anna R. G. Rivelli
da IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA  del 21/10/2007

L’allarmato (ed allarmante) monito di pericolo terrorismo lanciato appena qualche giorno fa da un Ministro Mastella versione Columbus’day sembra acquisire valore di profezia concretizzandosi negli eventi di questo ultimo inizio settimana. Sembra. L’apparenza non è realtà e lo è ancor meno quando la realtà è solo spettro di una finzione o è soggetta alla canonizzazione di interpretazioni completamente deformanti.

E così sembra che i tribunali siano luoghi sicuri, ma sono in realtà luoghi in cui un proiettile che riesce ad arrivare in una busta è solo una quisquilia se paragonato ad un uomo che riesce ad entrarvi armato ed indisturbato per compiere una strage; sembra che l’incolumità di certi giudici sia garantita da idonee misure di sicurezza, ma le idonee misure di sicurezza al più sono la 313 di Paperino e la vita di un unico carabiniere che finisce per essere una scommessa di morte al cinquanta per cento. Sembra pure che il ciclone dell’antipolitica si sia abbattuto su una Nazione allo stremo, e invece ciò che si è voluto definire antipolitica altro non è che la rinascita di una coscienza politica in una larga parte della cittadinanza che rivendica le redini di un destino che le appartiene. E sembra, tanto per chiudere una lista che potrebbe ben essere più lunga, che le espressioni di sincera solidarietà siano esercizio condiviso e non esercizio retorico come ben vede chi, come la Forleo, è costretto a respingere al mittente certe esternazioni evidentemente formali.

Cosicché, onestamente, questo terrorismo col telecomando convince assai poco ed induce ad interrogarsi con scrupolo non tanto sulla sua possibile esistenza (o rinascita) quanto sulla sua natura, sul suo lignaggio, sui suoi padri e sulla tempestività con cui si presenta, per così dire quasi a chiamata diretta, quando necessita un alcunché di terribile che rimetta a cuccia tutti e in special modo quelli (giudici, politici o semplici cittadini che siano) che vogliono appunto proteggere lo Stato da tutte quelle infiltrazioni e commistioni equivoche che sono ormai cosa scoperta, ma lo fanno a suon di legge e mai si sognerebbero di prestarsi ad essere terreno di coltura per forme eversive violente ed antistataliste.

La natura di tale terrorismo appare in sostanza assai poco popolare, laddove il termine popolare va inteso come “espressione del popolo”, almeno se il riferimento è a un popolo vessato e scontento, ormai privo di fiducia nello Stato, sempre più povero e sempre più critico, se non livoroso, verso l’esasperazione del privilegio. Un popolo così, quello delle fabbriche, quello che con i soldi non arriva alla fine del mese, avrebbe sicuramente concepito ben altri destinatari per i suoi proiettili e, pur a costo di grandi forzature, proprio risulta difficile credere che Clementina Forleo e Luigi De Magistris, addirittura - a detta di molti cervelloni - troppo idealizzati e a rischio “effetto eroismo”, possano essere individuati come nemici della libertà (la libertà di chi?!) ed aguzzini del popolo.

Ancora una volta, forse, bisognerebbe meglio intendersi sulle parole e sulle diverse anime e le diverse strategie del terrore.

 

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