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SOCIETA'
LA REGIA DIETRO L’ECONOMIST
20 aprile 2008
 

di Anna R.G. Rivelli
da IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA
del 21/08/2007

Che il popolo lucano fosse accogliente non c’erano dubbi, ma tanta esterofilia non si era ancora mai vista. Solo qualche giorno fa “le cannonate di Felice Belisario”, sparate da un numero de Il Quotidiano pur andato praticamente a ruba, non producevano altro che silenzio, segno evidente di un colpito affondato da battaglia navale o, forse, di un quatto schieramento in trincea del nemico. Poi arriva l’Economist. Il settimanale inglese altro non fa che ripetere quanto già era stato detto (e detto in tutte le salse) dal nostro Deputato, a volte ripreso da Maurizio Bolognetti, sicuramente adombrato nelle vicende che afferiscono alla Procura di Catanzaro e al lavoro del p.m. De Magistris. L’Economist in sostanza fa il riassunto delle puntate precedenti, praticamente come sparare con una pistola ad acqua; ma a quanto pare nella calura di agosto si sentono più gli schizzi di acqua fresca che le cannonate ed ecco che immediatamente, come Nessy nel suo lago, si risveglia la mostruosa creatura: il complotto.

Ebbene sì, la tesi del complotto rinasce ogni qualvolta qualcuno osa toccare certi tasti, ma , si badi bene, soltanto se quel qualcuno può essere annullato con il goliardico gavettone di una risposta che non leggerà e alla quale non potrà restituire argomentazioni documentate che chi spara col cannone, invece, potrebbe esibire e forse ha già esibito. La tesi del complotto si accompagna poi puntualmente al tormentone della regia: di chi sarà mai la regia “di quella che è diventata una campagna di stampa nazionale e internazionale ricorrente contro la Basilicata?” Escludendo magari Dario Argento e colleghi, impegnati nella produzione di horror meno grotteschi di quello che si sta girando in Basilicata, ci sarebbe da sospettare che di registi o aspiranti tali ce ne siano parecchi, ma a girare film di cassetta, cartoni animati e cabaret che possano rassicurarci e convincerci che i “danni diretti o indiretti a produttori ortofrutticoli, operatori turistici, piccoli imprenditori” non siano causati da una immonda gestione della cosa pubblica e da una più o meno sistematica “deviazione” dei fondi destinati allo sviluppo di questa terra, bensì dalla negativa pubblicità che deriva da fantasiose ricostruzioni di qualche giornalista perdigiorno cui sarebbe cosa taumaturgica, magari, sequestrare immediatamente gli strumenti di lavoro.

Se davvero qui si trova un regista, bisogna lasciargli girare La Piovra.

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