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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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PREMIATA DITTA BORDELLO ITALIA
12 aprile 2008
 

di Anna R.G.Rivelli
da IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA del 22/01/2008

Il momento è kafkiano. I cittadini allucinati, se ancora non oppongono il diniego quale estremo baluardo di sopravvivenza, disperano tuttavia delle coordinate per giungere ad una qualsiasi plausibile ombra di comprensione. Tutto fa parte a sé. Non si può dire nemmeno che il mondo sta andando al contrario, perché non è vero; vero è che il dritto e il rovescio coincidono, si fondono e riemergono dagli abissi del paradosso senza ormai più identità. E così si giunge alla logica del paese delle meraviglie e . . . dagli a festeggiare i non-compleanni !!!

Così Totò Cuffaro si dice contento e soddisfatto di una sentenza che lo condanna a cinque anni a all’interdizione dai pubblici uffici, ma resta al suo posto di Governatore della Sicilia e tutti inneggiano alla sua “riconosciuta innocenza”. Il Parlamento (quello del vogliamo le riforme, preoccupiamoci della questione morale, vogliamo dare le risposte ai cittadini) esplode in una ovazione senza precedenti di fronte all’oscenità di un discorso che ha una morale da Crazy Horse (ma certamente minore stile) e si batte il petto contrito davanti agli occhi lucidi del Guardasigilli nemmeno a lacrimare fosse una statua di Padre Pio. La Sapienza impedisce al Papa di parlare, la saggezza, invece, chiude la bocca a De Magistris. Sandra Lonardo (insieme ovviamente alla moglie di Dini) diventa simbolo dell’attacco alle donne impegnate, mentre il caso Forleo è l’emblema del disimpegno verso le donne attaccate; Mastella si dice ora “come Venezia, Serenissimo” e infatti in Parlamento è subito acqua alta. Prodi canta “Resta cu’mme” al più ricattatore dei suoi Ministri, mentre a Pianura ancora si ergono montagne di immondizie e Fioroni è sicuro di aver riaperto le scuole il 7 di gennaio: possibile che nessuno gli dice la verità? E poi è sempre complotto, contro l’Udeur, contro Berlusconi, contro il gioco innocente delle raccomandazioni, contro le insane usanze nella Sanità. Per fortuna che la solidarietà si spreca; quando si tocca uno qualsiasi degli adepti, o dei suoi parenti fino alla settima generazione, nella casta si scatena una gara di generosità che non si è vista nemmeno dopo lo tzunami e si respira un afflato di fratellanza a delinquere che però non è mai associazione.

Insomma è un bordello. Questa è l’unica definizione che salta in mente di fronte a tanto scempio e benché il lessico sia mutuato da Dante (Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!) nemmeno rende il senso di questa farsa tragicomica che si è costretti a sopportare.

Le dimissioni di Clemente Mastella, chieste da tempo a gran voce dal popolo, avevano acceso un lume di candela in tanto buio, erano apparse in sostanza il primo vero atto di giustizia nei confronti degli Italiani e quasi inorgogliva il fatto che ci avesse pensato proprio lui, proprio il Ministro della Giustizia. Ci si poteva persino illudere che le cose cominciassero a funzionare e che, dopo quasi due anni, ciascuno iniziasse a comprendere come c’era finito nel Parlamento e che cosa ci fosse andato a fare. Si riusciva persino a sospettare che si sarebbe giunti a sentenze di innocenza (innocenza almeno pari a quella di Cuffaro!) attraverso giusti processi lasciati nelle mani di quei contestati tali che in televisione ci sono andati sì, ma da Santoro che, se proprio non ha il dono dell’imparzialità, almeno non se ne sta in mutande come l’Aida Yespica di fronte a un uomo di governo, lui sì tutto d’un pezzo, ospite di Pippo Franco e del Bagaglino. Ma l’illusione ha avuto breve vita; l’hanno accoltellata, e pure alla schiena, gli applausi, le ceppaloniche manifestazioni, l’attesa di Prodi, la fretta del CSM, l’ipocrisia di lacrime già consce di ricatti, i lapsus inquietanti di un Ministro che riconosce la casta . . .

Fuori, a contemplare l’orgia, resta la piazza, il popolo, la gente dell’antipolitica di Grillo, qualche giustizialista forcaiolo, qualche reduce della sicurezza sul lavoro ed una definizione (politically correct) di vocabolario che alla voce “politica” recita così: arte, scienza del governo e dell’amministrazione dello Stato.

Solidarietà soltanto ai cittadini, dunque: questo orribile tanfo non viene da Pianura.

 

 

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