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IL RISVEGLIO DEI SUDDITI
3 aprile 2008
 

 di Anna R.G.Rivelli
da IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA dell’08-04-2007

C’erano una volta, in quel “particolare frangente della storia della Basilicata”, una città ed una regione che sembravano irrimediabilmente assopite nel letargo non dell’indifferenza, bensì della sfiducia. C’era una volta anche un nobilissimo castello in cui re, dignitari e ciambellani vivevano felici contemplando i tesori del regno e cimentandosi di tanto in tanto in giocose schermaglie, così, tanto per diletto dei pochi sudditi che ogni tanto alzavano gli occhi assonnati al palazzo.

Ma le favole non durano eterne nemmeno se si trova qualche solerte disposto a raccontarle all’infinito; non durano perché il tempo trascorre e chi ascolta proprio non riesce più a trovare gusto nell’incontrare di continuo gli stessi personaggi, gli stessi luoghi, la medesima trama; prima o poi ci si stanca di ascoltarle e basta.

Tutto quello che in Basilicata, o meglio in Italia, è accaduto a partire dal 27 marzo scorso merita perciò una qualche riflessione. Non volendo, però, disturbare il gran lavorìo della fantasia e della libera interpretazione di quanti proprio non riescono a rassegnarsi all’accidentale reset dell’antica fiaba, vale la pena tralasciare l’evento in sé ( l’appello dei quasi centocinquanta) e dare un’occhiata a quelle che ne sono state le conseguenze. Tra queste, certo, ce ne sono di molto appariscenti ( la notizia che occupa un posto d’onore nelle principali testate, che fa il giro di tutte le reti, che viene ripresa da Marco Travaglio e da Beppe Grillo, le oltre 23.000 sottoscrizioni che l’appello lanciato in rete ha raccolto in pochissimi giorni), ma ce n’è una sostanziale che vale la pena di sottolineare. La gente comune di tutta la Basilicata, di tutta Italia, di tutto il mondo (e parlo di quegli italiani nel mondo che hanno condiviso e sottoscritto l’appello e che tanto fanno gola nelle cucine del castello all’approssimarsi dei gran balli!) sta dimostrando di aver compreso finalmente la necessità di cambiare punto di vista e prospettiva, di non ragionare più per fede e appartenenza e di attenersi ai fatti; e i fatti adesso i Cittadini li chiedono, li vogliono conoscere, li vogliono analizzare e comprendere e non si contentano più di credere alla parola bianca, rossa, verde o azzurra che sia. Non più opinioni insomma, ma fatti. E i fatti a cui stiamo assistendo sono questi: mentre tutti i riflettori restano accesi sulle inchieste di “vallettopoli”, la provvidenziale ombra del castello si allunga a tentare ( di certo con il nobile intento non toglier sonno al villaggio!) di rendere meno evidente e meno rumorosa la procedura di trasferimento avviata per il p.m. Vincenzo Montemurro, “colpevole” di incompatibilità con un ambiente che a tutt’oggi evidenzia diversi lati oscuri che ai cittadini in realtà piacerebbe (e il condizionale è d’obbligo dal momento che si parla dei desideri di quelli che meno contano nel sereno villaggio della nostra fiaba) sapere chiariti fino in fondo. Ma nemmeno i cantastorie questa volta riescono nella loro impresa, perché contemporaneamente nel villaggio vicino ( che con un nome di fantasia chiameremo Catanzaro) un altro cavaliere errante, che risponde al nome di Luigi De Magistris, viene accusato e delegittimato dal suo stesso capo che in una ormai scoperta e lurida storiaccia vuol rimanere protagonista indiscusso. Ed ecco che la fiaba si ripresenta uguale, ma il letargo è finito e alla catasta di frustrazioni, di rabbia, di attese deluse, di verità nascoste, di ingiustizie palesi e di globale sfiducia è bastata la fiamma di un cerino; tutta l’Italia invia messaggi e si aggrega perché … personaggi e luoghi e trama sono sempre gli stessi.

E mentre a valle tutto questo succede, nel nobile castello re, dignitari e ciambellani continuano a vivere felici (forse un po’ meno felici), si affacciano moderatamente solo per controllare che per il giorno del gran ballo ci siano ancora sudditi al villaggio e si ripetono fiduciosi che nel loro regno giustizia e verità sono trasparenti (e nessuno glielo nega, infatti non si vedono!). E se qualcuno ( magari tra quelli che, per ammazzare il tempo nel noioso castello dove nulla succede che non sia già successo, riempiono i cruciverba della politica di parole come legalità, giustizia e similari) smettesse di sfogliare i propri fiori chiedendosi se il suo popolo l’ama o non l’ama e scendesse con la sua propria faccia, con il suo proprio nome e senza scudo accanto ai cittadini, forse per tutti il finale della storia potrebbe essere migliore , dacché è certo ormai che dovrà essere diverso.

Naturalmente questa è solo una fiaba; la legga chi vuole e chi crede di poterla capire.




permalink | inviato da associazionencl il 3/4/2008 alle 20:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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