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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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L'ISOLA FELICE CHE NON C' E'
3 aprile 2008
 

 di Anna R.G.Rivelli
da IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA del 03/11/2006

L’immagine di una Basilicata isola felice del Sud, così oleografica eppure così funzionale, va sbiadendo inesorabilmente sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che hanno scelto il disimpegno come estrema ribellione ad uno stato di cose. Suppongo che non ci vogliano i morti ammazzati per accorgersi che qualcosa non va e suppongo che ai morti ammazzati (quelli per cui altrove si invoca l’intervento dell’esercito) ci si arrivi solo dopo la lucida e costante elaborazione di un percorso che non mi pare qui del tutto estraneo. Ma prevenire sarebbe meglio che curare! Purtroppo al cittadino non resta che la parola, quella che non sempre riesce a far paura, ma anche quella che aggrega, quella che fa capire che, al di là di quel percorso, potrebbe esistere un’altra via se tanti, finalmente, gridassero il proprio disappunto piuttosto che starsene dolenti a contemplare i fatti e i misfatti che ci fanno rimpiangere spesso anche quel passato politico di cui volevamo a tutti i costi liberarci. E non parlatemi di Destra e di Sinistra, non di Centro. Non sputate sui morti, sui martiri, su quelli che hanno sbagliato e pagato in nome di un’ideale, su quelli che nelle piazze facevano sul serio, su quelli che scrivevano la storia spremendo il proprio sangue. Non parlatemi di Maggioranza e di Opposizione. Contate le poltrone giocate a morra, quelle vuote contro il numero legale e quelle piene di una logica clientelare e partitocratrica che supera ormai i limiti di qualsiasi spettro di decenza; date uno sguardo a questa democrazia oligarchica per cui destra, sinistra e centro sono solo una ubicazione e spiegatemi che c’entra tutto questo con gli ideali, con i programmi, con il popolo, con noi tutti. Dice bene il radicale Bolognetti, l’ultimo atto della Regione Basilicata è stata un’anticipata Epifania; la notte delle nomine, evidentemente distribuite secondo il criterio ludico dei quattro cantoni (chi si alza da una sedia trova posto in un’altra), ha dato ragione a chi con una lucida coscienza del vero si è sottratto in anticipo ad una spartizione figlia di padre ignoto, visto che cotanto parto è stato vigliaccamente affidato (o attribuito) ad un tutto femminile notturno travaglio solitario. Felici tutti, però; ci sono tante donne!!! E questo è il peggio, quello che offende di più. Evviva le donne in politica se le donne sono portatrici di valori, se non si piegano al sistema, se sanno riportare l’aria che viene a mancare, altrimenti non servono che a differenziare le toilettes in Parlamento.

C’è qualcuno che ha il coraggio di far crollare il muro, di interrompere il silenzio, di spezzare l’unione? Di credere che non serve restare per sempre incollati alla poltrona, perché nella storia si può restare con un solo atto di un giorno solo.


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permalink | inviato da associazionencl il 3/4/2008 alle 17:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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