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SOCIETA'
CASO CLAPS:LE VERGOGNOSE PAROLE DI UN SACERDOTE
12 luglio 2010






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permalink | inviato da associazionencl il 12/7/2010 alle 18:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
PETROLIO:MOZIONE ED EMENDAMENTI
30 gennaio 2009
 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo - Assemblea


MOZIONE n. 1-00084

Pubblicato il 28 gennaio 2009
Seduta n. 136

BELISARIO , ASTORE , BUGNANO , CAFORIO , CARLINO , DE TONI , DI NARDO , GIAMBRONE , LANNUTTI , LI GOTTI , MASCITELLI , PARDI , PEDICA , RUSSO

Il Senato,

premesso che:

l'idrogeno solforato (H2, o acido solfidrico) è un acido estremamente velenoso e una prolungata esposizione ad esso può rivelarsi mortale per l'essere umano;

in particolare, l'idrogeno solforato, classificato ad alte concentrazioni come veleno e paragonabile nei suoi effetti al cianuro, a basse dosi di emissione può causare disturbi neurologici, respiratori, motori, cardiaci e potrebbe essere collegato ad una maggiore ricorrenza di aborti spontanei nelle donne. In alcuni casi i danni vengono considerati irreversibili, tanto è vero che da alcune recenti ricerche di carattere scientifico è emersa la potenzialità dell'idrogeno solforato a stimolare la comparsa del cancro al colon retto;

in natura, l'idrogeno solforato si forma per decomposizione delle proteine contenenti zolfo da parte dei batteri e si trova nei gas di , nel greggio e nel , rappresentando anche il sottoprodotto di alcune attività industriali quali la raffinazione del petrolio;

tutte le operazioni di trattamento dei prodotti petroliferi, a qualsiasi livello, hanno la possibilità di emettere quantità più o meno abbondanti di idrogeno solforato, sia sotto forma di disastri accidentali, sia sotto forma di continuo rilascio nell'ambiente, durante le fasi di estrazione, di stoccaggio, lavorazione e trasporto del petrolio. Anche durante le varie fasi di de-sulfurizzazione esistono forti possibilità di perdite di idrogeno solforato a causa di inevitabili logorii e corrosione. I contenitori di stoccaggio, peraltro, possono rilasciare idrogeno solforato a causa della normale volatilizzazione del prodotto, a causa di cambiamenti di volume dovuti al modificarsi della temperatura fra il giorno e la notte, o durante le operazioni di riempimento;

l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) consiglia di fissare il limite di rilascio di idrogeno solforato a 0,005 parti per milione (ppm);

negli Stati Uniti il Governo federale raccomanda un limite di 0,001 ppm con limiti differenti fissati da Stato a Stato (ad esempio la California pone il limite dello 0,002 ppm, ed il Massachussetts dello 0,006);

in Italia, il limite massimo di rilascio di idrogeno solforato, secondo quanto stabilito dal decreto ministeriale del 12 luglio 1990, recante le "Linee Guida per il contenimento delle emissioni degli impianti industriali e la fissazione dei valori minimi di emissione", è di 5 ppm per l'industria non petrolifera e 30 ppm per quella petrolifera, nonostante sia ormai noto nella letteratura medica e scientifica che quest'ultimo valore è non solo seimila volte più alto dei valori raccomandati dall'OMS già applicati negli USA, ma anche causa di danni irreversibili per la salute umana;

in un documento scientifico, redatto recentemente dai docenti del Department of Mathematics, California State University at Northrige, Los Angeles e del Department of Biomathematics della David Geffen School of Medicine, University of California, Los Angeles, vengono illustrati gli effetti prodotti sulla salute degli esseri umani dall'idrogeno solforato come sottoprodotto del processo di idro-desulfurizzazione del petrolio, anche alla luce dei progetti ENI ad Ortona, in Abruzzo, ove è prevista la realizzazione di un Centro oli simile a quello situato nella città di Viggiano, in Basilicata;

l'analisi medico-scientifica mostra come anche un contatto quotidiano con basse dosi di idrogeno solforato dell'ordine di grandezza delle normali immissioni nell'atmosfera da un centro idro-desulfurizzazione (come quello di Viggiano), possa essere ad alta tossicità sia per la salute umana che per quella animale e vegetale. Lo studio, inoltre, fa menzione di incidenti che hanno riguardato alcuni pozzi in Basilicata come quelli di Policoro (Matera) e Monte Li Foi (Potenza) con due incidenti rilevanti nel e nel che hanno riguardato il Centro oli di Viggiano: incidenti gravissimi, sui quali non sono stati mai forniti i dati relativi all'emissione dell'idrogeno solforato, denotando insufficienti azioni di monitoraggio ambientale, prevenzione del rischio e screening medici costanti sulla popolazione residente che, come quella residente in prossimità del centro oli, ha presentato diversi esposti alla magistratura contro i dirigenti dell'ENI;

la possibilità di venire in contatto con l'idrogeno solforato aumenta notevolmente per le popolazioni in vicinanza dei centri di lavorazione del petrolio e ad oggi sorprende constatare come manchino dati ufficiali di rilevazione dell'idrogeno solforato in Basilicata ed in Val d'Agri;

si rileva al riguardo che nelle vicinanze dei centri di lavorazione del petrolio i livelli di idrogeno solforato possono essere 300 volte maggiori che in una normale altra città e che le centraline di monitoraggio presenti in Val d'Agri e nei pressi del centro oli di Viggiano diffondono esclusivamente i dati relativi ad alcuni parametri, ma non quelli relativi all'idrogeno solforato, i quali ultimi non si conosce se vengano o meno rilevati e da chi;

a tale riguardo si rileva, inoltre, che nella sopra citata Val d'Agri si estrae l'80 per cento del petrolio italiano e che da una ricerca curata dall'Università della Basilicata, pubblicata dall'International Journal Food Science and Technology risulta che nel miele prodotto nella Val D'Agri si trovano alti tassi di benzeni ed alcoli e tale fatto potrebbe provocare pesanti contraccolpi, oltre che sull'ambiente e sulla salute, anche sul tessuto economico dell'area interessata dalle produzioni di tale alimento;

considerato che:

il modo più efficace di contrastare gli effetti dell’idrogeno solforato è quello di adottare misure di carattere preventivo che prevedano severe regolamentazioni che proibiscano la costruzione di pozzi petroliferi, oleodotti associati e qualsiasi industria di trattamento e lavorazione del petrolio in zone abitate e, soprattutto un radicale irrigidimento del limiti di rilascio di idrogeno solforato, in linea con quanto consigliato dall'OMS;

in Italia, nella sola regione Basilicata, circa il 70 per cento del territorio è coperto da permessi estrattivi, mentre in altri Paesi come gli Stati Uniti d'America è imposto il divieto di estrarre il petroli nei parchi, nei grandi laghi, a 160 chilometri dalla costa, ovvero sull'85 per cento del territorio nazionale e in Norvegia, dove l'estrazione del petrolio avviene in mare, non è possibile attivare le procedure di trivellazione se non a distanza di 50 chilometri dalla costa,

impegna il Governo:

a porre in essere ogni atto di competenza, anche di carattere normativo, finalizzato ad adeguare i livelli di rilascio di idrogeno solforato attualmente previsti dal citato decreto ministeriale del 12 luglio 1990 in linea con quanto raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità;

ad adottare ogni opportuna iniziativa, anche normativa, tesa a salvaguardare la salute delle popolazioni residenti nelle aree esposte alle emissioni di idrogeno solforato ed ove sussistono attività estrattive, di lavorazione e di stoccaggio di prodotti petroliferi.

BELISARIO , ASTORE , BUGNANO , CAFORIO , CARLINO , DE TONI , DI NARDO , GIAMBRONE , LANNUTTI , LI GOTTI , MASCITELLI , PARDI , PEDICA , RUSSO


29 gennaio 2009

Emendamento AS 1306

Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, recante misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell'ambiente

Dopo l'articolo 8 aggiungere il seguente

Art. 8-bis.

1.Per le produzioni di idrocarburi liquidi e gassosi ottenute in terraferma , a decorrere dall'anno 2009, l'aliquota di prodotto che il titolare di ciascuna concessione di coltivazione è tenuto a corrispondere annualmente , ai sensi dell'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 25 novembre 1996, n.625, è elevata dal 7% al 50%.

Belisario, Giambrone, Mascitelli , Pardi, Astore, Bugnano, Caforio, Carlino, De Toni, Di Nardo, Lannutti, Li Gotti, Pedica, Russo


29 gennaio 2009

Emendamento AS 1306

Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, recante misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell'ambiente

Dopo l'articolo 8 aggiungere il seguente :

Art.8-bis

1. Al fine di abbattere le emissioni nocive ed inquinanti in atmosfera, con particolare riferimento a quelle derivanti da attività di idro-desulfurizzazione e di lavorazione del petrolio, nonché al fine di prevenire i rischi per la salute pubblica, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, con decreto del Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro, Salute e Politiche sociali, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono ridefiniti ed aggiornati i valori minimi e massimi di emissione dell'idrogeno solforato in modo da adeguarli ai livelli raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

2. Il medesimo decreto definisce altresì le modalità di monitoraggio e di rilevazione dell'idrogeno solforato nelle aree interessate dalla presenza di centri di lavorazione del petrolio da parte delle competenti strutture pubbliche, con oneri a carico delle società di gestione degli impianti

Belisario, Giambrone, Mascitelli , Pardi, Astore, Bugnano, Caforio, Carlino, De Toni, Di Nardo, Lannutti, Li Gotti, Pedica, Russo


29 gennaio 2009

Emendamento AS 1305

Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti

Dopo l'articolo 41 aggiungere il seguente

Art.41-bis.

1. A decorrere dall'anno 2009, per le produzioni di idrocarburi liquidi e gassosi ottenute in terraferma, l'aliquota di prodotto che il titolare di ciascuna concessione di coltivazione è tenuto a corrispondere annualmente , ai sensi dell'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 25 novembre 1996, n.625, è elevata dal 7% al 50%.

Belisario, Giambrone, Mascitelli, Pardi, Astore, Bugnano, Caforio, Carlino, De Toni, Di Nardo, Lannutti, Li Gotti, Pedica, Russo


29 gennaio 2009

Emendamento AS 1305

Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti

Dopo l'articolo 41 aggiungere il seguente :

Art 41-bis

1. Al fine di abbattere le emissioni nocive ed inquinanti in atmosfera, con particolare riferimento a quelle derivanti da attività di idro-desulfurizzazione e di lavorazione del petrolio, nonché al fine di prevenire i rischi per la salute pubblica, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, con decreto del Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro, Salute e Politiche sociali, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono ridefiniti ed aggiornati i valori minimi e massimi di emissione dell'idrogeno solforato in modo da adeguarli ai livelli raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

2. Il medesimo decreto definisce altresì le modalità di monitoraggio e di rilevazione dell'idrogeno solforato nelle aree interessate dalla presenza di centri di lavorazione del petrolio da parte delle competenti strutture pubbliche, con oneri a carico delle società di gestione degli impianti

Belisario, Giambrone, Mascitelli, Pardi, Astore, Bugnano, Caforio, Carlino, De Toni, Di Nardo, Lannutti, Li Gotti, Pedica, Russo

IO SO di Pier Paolo Pasolini
7 dicembre 2008
 

Corriere della Sera, 14 novembre 1974

Cos'è questo golpe? Io so

di Pier Paolo Pasolini

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.


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permalink | inviato da associazionencl il 7/12/2008 alle 10:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
PROCURA DI SALERNO
6 dicembre 2008




TESTO INTEGRALE DEL DECRETO DI PERQUISIZIONE DISPOSTO DALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI SALERNO 
             

http://lucania.ilcannocchiale.it/2008/12/05/aderiamo_alliniziativa_del_set.html

MOZIONE SULLA GIUSTIZIA IN BASILICATA
22 novembre 2008
 

MOZIONE SULLA GIUSTIZIA IN BASILICATA

L'Assemblea Pubblica sulla Giustizia in Basilicata, promossa dalle associazioni Progetto Legalità, Cittadini Attivi, Un Cuore Per...., Rinascita Civile, Radicali Lucani, Pensiero Attivo, Associazione Antiracket, Circolo Lucano e A.I.C.S. Matera, presieduta dal Prof.Cosimo Lorè, ordinario di medicina legale dell'Università di Siena, con l'assistenza del Segretario Maurizio Bolognetti e la collaborazione degli scrutatori Santeramo Maria e Nicoletti Emanuele;

TENUTO CONTO

- della situazione socio-economica della Basilicata, caratterizzata:

- dalla chiusura quasi quotidiana di aziende del comparto industriale;

- dal pesante indebitamento delle aziende agricole che, in alcuni casi, supera addirittura il valore delle stesse;

- dalla profonda crisi del polo del salotto, le cui maestranze continuano ad essere collocate in cassa integrazione ovvero licenziate;

- dalle difficoltà del settore artigianale, per i costi fissi insostenibili a causa della mancanza di commesse;

- da una diminuizione dei consumi con gravi riflessi negativi sulle attività commerciali;

- dalla crisi del settore edìle;

TENUTO ALTRESI' CONTO

- dell'utilizzo scorretto di risorse finanziarie pubbliche, senza che la magistratura contabile, amministrativa e giudiziaria sia riuscita, negli ultimi quindici anni, ad evitare il fenomeno ovvero a contenerlo;

- del mancato recupero di danaro pubblico nei confronti di chi ha beneficiato di contributi a fondo perduto ovvero di finanziamenti agevolati, senza raggiungere gli obiettivi previsti nei relativi atti concessori;

- dell'altissimo tasso di inoccupati e disoccupati, pari a circa il 27% nonostante le immense ricchezze regionali, costituite da enormi giacimenti petroliferi, consistente disponibilità di acqua e risorse ambientali;

- dello svuotamento ed abbandono delle aree interne ove si continuano a registrare intensi flussi migratori extraregionali;

- della inefficienza della sanità pubblica con altissimi costi ingiustificabili rispetto alla qualità delle prestazioni;

CONSIDERATO

- che a distanza di molti anni ancora non sono stati assicurati alla giustizia i responsabili di omicidi che hanno turbato l'opinione pubblica;

- che la durata delle cause civili è oltremodo irragionevole (anche vent'anni per due gradi di giudizio);

- che anche la Giustizia Amministrativa si distingue per eccessiva durata dei procedimenti, nonostante il calo consistente dei ricorsi (circa la metà rispetto agli inizi degli anni '90);

- che le Amministrazioni pubbliche territoriali, in assenza di una giustizia celere ed efficiente, si caratterizzano con gestioni approssimative delle poche risorse di cui dispongono, soprattutto in materia di appalti pubblici (emblematici sono gli appalti pubblici della Provincia di Matera, che generano contenziosi provocando dei cantieri);

- che i concorsi pubblici sono oggetto di frequenti impugnazioni e contestazioni a livello giudiziario;

- che alle lungaggini dei processi, alla carenza di personale amministrativo, di magistrati e di risorse, si è aggiunto il quadro preoccupante emerso dall'inchiesta "Toghe Lucane", che vede indagati magistrati e politici di primo piano per gravissimi reati, tra cui quello di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari; reati che destano particolare allarme sociale;

RITENUTO

- che il peggioramento della situazione socio-economica regionale non si giustifica in presenza delle ingenti ricchezze della regione Basilicata;

- che i cittadini lucani hanno perso fiducia nelle istituzioni;

- che l'inchiesta "Toghe Lucane" ha compromesso l'immagine e la credibilità della giustizia in Basilicata;

- che per favorire la pace sociale ed il consolidamento della democrazia in Basilicata è più che mai necessario ridare credibilità al sistema giustizia in Basilicata;

- che per il raggiungimento di tale obiettivo non può prescindersi dalla immediata copertura dei posti vacanti del personale amministrativo e dei magistrati negli uffici giudiziari del distretto della Corte di Appello di Potenza, nonchè procedere ad applicazione extraterritoriale per sostituire magistrati in aspettativa e per smaltire eccessivi carichi di lavoro affidati ad un numero inadeguato di titolari di funzioni (vedi Sezione Distaccata di Pisticci del Tribunale di Matera, ove un solo magistrato del settore civile è costretto a far fronte ad un numero di procedimenti molto alto, con conseguenti rinvii delle cause a circa tre anni);

- che per le note vicende di "Toghe Lucane" vi è stato il trasferimento del Presidente del Tribunale di Matera e di un sostituto procuratore della D.D.A. della Procura di Potenza;

- che tale trasferimento non ha rimosso le incompatibilità funzionali ed ambientali esistenti per ridare credibilità alla giustizia;

CONSIDERATO

- che il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Potenza, Dott.Vincenzo Tufano, ed il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Matera, Dott.Giuseppe Chieco, sono coindagati, unitamente a uomini politici di primo piano, del reato di associazione per delinquere <<....al fine di commettere più delitti, ed in particolare quelli di corruzione e corruzione in atti giudiziari.....occultando anche i legami tra di loro e soprattutto tenendo segreti le finalità e gli scopi del sodalizio criminoso....>>, oltre che di gravissime altre ipotesi delittuose come si è avuto modo di apprendere dalla stampa;

- che, ai sensi dell'art.16 del R.D.Lgs. 31.5.1946 n.511, il Procuratore Generale presso la Corte di Appello esercita la sorveglianza sui magistrati e sugli uffici della Procura Generale e delle Procure presso i Tribunali, mentre il Procuratore della Repubblica esercita la sorveglianza sui magistrati addetti ai propri uffici;

- che, in base all'art.412 c.p.p., il Procuratore Generale presso la Corte di Appello dispone con decreto motivato l'avocazione delle indagini preliminari se il Pubblico Ministero non esercita l'azione penale o non richiede l'archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal Giudice e che lo stesso può altresì disporre l'avocazione a seguito della comunicazione prevista dall'art.409 comma 3 c.p.p.;

- che, in virtù delle richiamate norme, il Dott.Tufano, Procuratore Generale, esercita il potere di vigilanza e di avocazione nei confronti del Dott.Chieco, Procuratore della Repubblica di Matera;

- che le gravi ipotesi delittuose a carico dei citati due magistrati, nell'ambito del procedimento "Toghe Lucane", comportano fatalmente una comune difesa tesa a dimostrare l'inesistenza del contestato vincolo associativo tra loro e uomini politici della Basilicata;

- che, quindi, le posizioni funzionali ed ambientali del Dott.Tufano e del Dott.Chieco sono palesemente incompatibili, versandosi in ipotesi in cui il controllore esercita il potere di vigilanza e di avocazione nei confronti del suo coindagato;

- che l'incompatibilità ambientale prescinde dall'accertamento o meno della responsabilità dell'indagato, poichè entra in gioco la lesione al prestigio dell'ordine giudiziario, ferma restando la presunzione di non colpevolezza ex art.27 Cost. fino a sentenza passata in giudicato e che, ai fini dell'incompatibilità ambientale, deve tenersi conto del pericolo del prestigio della funzione, se questa possa veicolare nell'ambiente esterno, e cioè nell'opinione pubblica, una percezione sfavorevole circa l'indipendenza e l'obiettività del magistrato nell'esercizio della sua attività;

- che, nella fattispecie, trattasi di magistrati requirenti con responsabilità apicali nell'ambito dei rispettivi uffici (Procura Generale della Repubblica presso Corte di Appello di Potenza e Procura della Repubblica presso il Tribunale di Matera), la cui posizione non deve generare dubbi o sospetti nel comune cittadino, allorquando questi avverta la necessità di sollecitare l'azione penale nei confronti di politici e responsabili di centri di affari all'interno della regione Basilicata;

RAVVISATA

- l'indifferibile esigenza di rimuovere immediatamente l'evidenziata ed oggettiva incompatibilità funzionale ed ambientale;

tutto ciò premesso e ritenuto, l'assemblea pubblica sulla giustizia in Basilicata

CHIEDE

- al Sig.Presidente della Repubblica, quale Capo della Stato;

- al Sig.Presidente della Repubblica, quale Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura;

- al Sig. Ministro della Giustizia;

- al Sig.Procuratore della Generale presso la Corte di Cassazione;

- al Consiglio Superiore della Magistratura;

- alla Prima Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura;

- alla Quarta Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura;

di assumere ovvero sollecitare ovvero favorire, per quanto di competenza, provvedimenti urgenti tesi a ridare credibilità alla giustizia in Basilicata e, in particolare, a procedere senza ritardo:

a) alla copertura dei posti vacanti del personale amministrativo e dei magistrati in tutti gli uffici giudiziari del Distretto della Corte di Appello di Potenza;

b) ad applicazioni extraterritoriali per sostituire magistrati in aspettativa e per smaltire il carico di lavoro delle cause civili esistenti presso la Sezione Distaccata di Pisticci del Tribunale di Matera;

c) alla rimozione delle incompatibilità ambientali e funzionali che riguardano le posizioni del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Potenza e del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Matera;

d) ad un'ispezione affinché vengano verificate presso la procura generale di Potenza e la Procura della Repubblica di Matera il rispetto dei termini nei procedimenti di competenza, la data di iscrizione nel registro degli indagati dei responsabili di notitiae criminis, la durata delle indagini preliminari, le richieste di proroga di indagini preliminari e la celerità della richiesta di archiviazione ovvero di rinvio a giudizio dopo l'avvenuto deposito degli atti relativi alle indagini preliminari;

e) ad assumere ogni ed eventuale altro provvedimento ritenuto utile per ripristinare la credibilità della giustizia in Basilicata.

In Matera, Cinema Comunale, 22 novembre 2008

- posti a sedere n.451, tutti occupati; diverse decine di persone in piedi.

Il Segretario dell'Assemblea Il Presidente dell'Assemblea

(Maurizio Bolognetti) (Prof.Cosimo Lorè)

Gli scrutatori:

- Maria Santeramo - - Emanuele Nicoletti -




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MOZIONE SULLA GIUSTIZIA (dall'assemblea pubblica di Matera)
22 novembre 2008

MOZIONE SULLA GIUSTIZIA IN BASILICATA

L'Assemblea Pubblica sulla Giustizia in Basilicata, promossa dalle associazioni Progetto Legalità, Cittadini Attivi, Un Cuore Per...., Rinascita Civile, Radicali Lucani, Pensiero Attivo, Associazione Antiracket, Circolo Lucano e A.I.C.S. Matera, presieduta dal Prof.Cosimo Lorè, ordinario di medicina legale dell'Università di Siena, con l'assistenza del Segretario Maurizio Bolognetti e la collaborazione degli scrutatori Santeramo Maria e Nicoletti Emanuele;

TENUTO CONTO 
...leggi tutto  http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2099499.html  


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VICENDA BOLOGNETTI- LEPORACE
2 ottobre 2008








Per chi fosse interessato ad approfondire, ecco i documenti relativi alla vicenda di cui al precedente post.

 
 

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TOGHE LUCANE
30 settembre 2008
TOGHE LUCANE 1
30 settembre 2008
 

Nr. 3750/2003 R.C. notizie dI reato/Mod. 21

PROCURA DELLA REPUBBLICA

PRESSO IL TRIBUNALE DI CATANZARO

Avviso all'indagato della conclusione delle indagini preliminari

- art. 415 bis c.p.p. -

Il Pubblico Ministero,

visti gli atti del procedimento di cui in epigrafe nei confronti di:

l. TUFANO Vincenzo, nato a Napoli il 3.10.1935, con domicilio eletto alla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Potenza, difeso di fiducia dagli Avvocati Nicola Cantafora del Foro di Catanzaro e Gaetano Basile del Foro di Potenza;

2. BONOMI Gaetano, nato a Napoli il 23.7.1946, con domicilio eletto alla Procura Generale della Repubblica presso la Corte dAppello di Potenza, difeso di fiducia dagli Avvocati Antonio Molinari e Rocco Liccione del Foro di Potenza;

3. GENOVESE Felicia, nata a Potenza il 11.9.1955, con domicilio eletto in Potenza alla via Due Torri n. 21, difesa di fiducia dagli Avvocati Antonio Russo del Foro di Locri e Giancarlo Pittelli del Foro di Catanzaro;

4. CANNIZZARO Michele, nato a Laganadi (RC) il 19.3.1948, con domicilio eletto in Potenza alla via Due Torri n. 21, difeso di fiducia dagli Avvocati Angela Pignatari del Foro di Potenza e Giancarlo Pittelli del Foro di Catanzaro;

5. CHIECO Giuseppe, nato a Bari il 28.10.1946, con domicilio eletto in Matera alla via Tortorella n. 3, difeso di fiducia dagli Avvocati Nicola Cantafora ed Ermenegildo Massimo Scuteri entrambi del Foro di Catanzaro;

6. GRANESE Iside, nata a Nusco (AV) il 28.2.1939, con domicilio eletto presso lo studio Pittelli in Catanzaro al corso Mazzini n. 269, difesa di fiducia dagli Avvocati Giancarlo Pittelli del Foro di Catanzaro e Gaetano Pecorella quest'ultimo con studio in Roma alla via Poli n. 29;

7. CARUSO Attilio, nato a Platì (RC) il 12.5.1944, con domicilio eletto in Matera alla via Cappuccini n. 81B, difeso di fiducia dagli Avvocati Arturo Froio e Gerardo Maria Cantore entrambi del Foro di Napoli;

8. BUCCICO Emilio Nicola, nato a Matera il 28.12.1940, con domicilio eletto in Matera alla via IV Novembre n. 251, difeso di fiducia dagli Avvocati Giuseppe lannello del Foro di Catanzaro e Giuseppe Frigo del Foro di Brescia;

9. GENTILI Pietro, nato a Bari il 10.2.1943, con domicilio eletto in Policoro (MT) alla via San Giusto n. 19, difeso di fiducia dall'Avv. Francesco Mele del Foro di Matera;

10. VITALE Vincenzo, nato a Rotondella (MT) il 14.10.1940, residente a Policoro (MT) alla via Del Lido n. 26, difeso di fiducia dagli Avvocati Aldo Casalinuovo del Foro di Catanzaro e Paola Severino del Foro di Roma;


11. VITALE Marco,*nato a Matera il 29.3.1967, con domicilio eletto presso lo studio Laviola in Policoro (MT) alla via Siris n. 183, difeso di fiducia dagli Avvocati Aldo Casalinuovo del Foro di Catanzaro e Riccardo Laviola del Foro di Matera;

12. BUBBICO Filippo, nato a Montescaglioso (MT) il 26.2.1954, con domicilio eletto presso lo studio Petrucci in Roma alla via Premuda, difeso di fiducia dagli Avvocati Donato Pace del Foro di Potenza e Luca Petrucci del Foro di Roma;

13. MARIOTTI Arnaldo, nato a Cappelle Sul Tavo (PE) il 8.2.1947, residente a San Salvo (CH) alla Piazza A. De Gasperi n. 9, difeso d'ufficio dall'Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

14. GOTI Massimo, nato ad Arezzo il 18.6.1941, residente a Roma alla via S. Teodoro n. 18 int. 10, difeso dufficio dall'Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

15. BARBIERI Vincenzo, nato a Roma il 23.8.1949, ivi residente alla via M. Musco n. 77, difeso di fiducia dall'Avv. Vincenzo loppoli del Foro di Catanzaro;

16. FASANO Luisa, nata a Potenza il 29.7.1970, con domicilio eletto presso lo studio Pace in Potenza alla via Nazario Sauro n. 102, difesa di fiducia dagli Avvocati Antonio Donato Pace del Foro di Potenza e Fabio Viglione del Foro di Roma;

17. LABRIOLA Giuseppe, nato a Tursi (MT) il 23.7.1953, con domicilio eletto in Tursi (MT) alla via Roma n. 244, difeso di fiducia dagli Avvocati Nicola Rocca del Foro di Matera ed Aldo Casalinuovo del Foro di Catanzaro;

18. DE FILIPPO Vito, nato a S. Arcangelo (PZ) il 27.8.1963, con domicilio eletto presso lo studio Ferrara in Potenza al Corso 18 agosto 1928, difeso di fiducia dagli Avvocati Domenico Antonio Ferrara del Foro di Potenza e Fabio Viglione del Foro di Roma;

19. SPITZ Elisabetta, nata a Roma il 22.1.1953, con domicilio eletto presso lo studio Olivo in Roma alla via Eleonora Duse n. 35, difesa di fiducia dall'Avv. Riccardo Olivo del Foro di Roma;

20. PEPE Giuseppe, nato a Gravina in Puglia (BA) il 31.1.1946, con domicilio eletto in Gravina in Puglia (BA) alla via Di Vittorio n. 43, difeso di fiducia dall'Avv. Annalisa Pepe del Foro di Roma;

21. VICECONTE Felice, nato a Bari il 4.4.1954, con domicilio eletto in Francavilla in Sinni (PZ) alla via Roma n. 136, difeso di fiducia dall'Avv. Francesco Viceconte del Foro di Roma;

22. LOPATRIELLO Nicolino, nato a Rotondella (MT) il 7.10.1957, con domicilio eletto in Policoro (MT) alla via Sinfisi n. 43, difeso di fiducia dagli Avvocati Piermaria Lista del Foro di Matera e Filippo Vinci del Foro di Matera;

23. MONTESANO Nicola, nato a Policoro (MT) il 25.6.1975, con domicilio eletto presso lo studio Di Pierri in Policoro (MT) alla via Siris n. 8, difeso di fiducia dall'Avv. Gianni Di Pierri del Foro di Matera;

24. VITA Michele, nato a Satriano di Lucania (PZ) il 13.11.1952, con domicilio eletto in Potenza alla c/da Piani del Mattino n. 8/D, difeso di fiducia dall'Avv. Federico Massa del Foro di Lecce;

25. DE LUCA Claudia, nata a Napoli il 12.6.1971, ivi residente alla via Del Rione Sirignano n. 6, difesa d’ufficio dall'Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

26. CENCI Daniele nato a Perugia il 22.1.1968, ivi residente al Viale Pellini Pompeo n. 23, difeso d'ufficio dall'Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

2


27. SANTARSIERO Vito, nato a Potenza il 2.3.1955, ivi residente e/da Macchia Marcone, difeso dufficio dall'Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

28. MAURO Vincenzo, nato a Salerno il 5.9.1948, residente a Potenza al Viale G. Marconi n. 42, domiciliato c/o la Questura di Messina, difeso dufficio dall'Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

29. CETOLA Massimo, nato a Roma il 17.7.1946, ivi residente alla via Giulia n. 81, difeso d'ufficio dall'Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

30. GARELLI Emanuele, nato a Cuneo il 12.4.1949, residente ad Ameno (NO) alla via Fratelli Neri n. 2, difeso d'ufficio dall'Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

31. IMPROTA Nicola, nato a Teverola (CE) il 21.8.1949, residente a Potenza alla via Livorno n. 120, difeso dufficio dall'Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

32. POLIGNANO Pietro Giuseppe, nato a Putignano (BA) il 5.12.1959, residente a Palermo alla via Vittorio Emanuele n. 475, difeso d'ufficio dall'Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

33. COSTANZO Biagio, nato a Lagonegro (PZ) il 17.5.1969, residente ad Episcopia alla via Ing. Bruno n. 133, difeso d'ufficio dall'Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

TUFANO Vincenzo, BONOMI Gaetano, GENOVESE Felicia, CANNIZZARO Michele, CHIECO Giuseppe, GRANESE Iside, BUCCICO Emilio Nicola, GENTILI Pietro, BARBIERI Vincenzo, FASANO Luisa, LABRIOLA Giuseppe,

a) in ordine al reato p. e p. dall'art. 416, commi 1-2-5, cod.pen. perché si associavano tra loro - TUFANO quale Procuratore Generale presso la Corte dAppello di Potenza, BONOMI quale Sostituto Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Potenza, GENOVESE quale Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza e per un periodo anche quale Procuratore della Repubblica Vicario presso il Tribunale di Potenza, nonché Procuratore della Repubblica FF, CANNIZZARO quale marito della GENOVESE e Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza, CHIECO quale Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Matera, GRANESE quale Presidente del Tribunale di Matera, BUCCICO quale Avvocato componente del Consiglio Superiore della Magistratura e successivamente quale Senatore della Repubblica, GENTILI quale Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri Responsabile della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Potenza, BARBIERI quale Capo della Direzione Generale Magistrati presso il Ministero della Giustizia, FASANO quale Dirigente della Squadra Mobile della Questura di Potenza, LABRIOLA quale Avvocato Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Matera, ed altri per cui non si procede in questa sede, al fine di commettere più delitti, ed in particolare quelli di

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corruziorie e corruzione in atti giudiziari, come indicato nei capi che seguono, con le loro condotte, occultando anche i legami tra di loro e soprattutto tenendo segrete le finalità e gli scopi del sodalizio criminoso, svolgevano attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali (Ordine Giudiziario, Consiglio Superiore della Magistratura e Ministero della Giustizia, in particolare attraverso attività di ostacolo, pressioni e delegittimazione di magistrati in servizio presso la Procura della Repubblica di Potenza e l'Ufficio del Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Potenza, impegnati in indagini difficili e complesse che avevano ad oggetto in particolare, per reati gravi contro la pubblica amministrazione ed altro, settori dei cd. colletti bianchi) e di amministrazioni pubbliche (attraverso la delegittimazione ed il tentativo di condizionamento della Polizia Giudiziaria delegata ad indagini preliminari delicate e complesse, in particolare nei confronti di appartenenti alla Polizia di Stato, alla Polizia Municipale ed all'Arma dei Carabinieri ed altresì attraverso il condizionamento di persone informate sui fatti), nonché attraverso il condizionamento di amministrazioni pubbliche (quali la Regione Basilicata, il Comune di Potenza e l'Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza). Tale sodalizio diveniva punto di riferimento di politici (anche di opposti schieramenti), amministratori pubblici, avvocati, imprenditori e faccendieri vari che avevano necessità di interventi illeciti per il condizionamento, in loro favore e di persone di cui erano referenti, dell'attività giudiziaria che si svolgeva presso gli uffici giudiziari di Potenza e Matera. Sodalizio che operava con distribuzione di ruoli ed avvalendosi in modo servente agli interessi associativi di mezzi e strutture pubbliche. 1 pubblici ufficiali, partecipanti al sodalizio, asservivano, pertanto, in modo stabile, la loro funzione ad interessi di privati, ricevendo utilità varie, quali incarichi in ruoli di vertice all'interno dell'Ordine Giudiziario, incarichi presso la Commissione Parlamentare Antimafia, la disponibilità diretta dell'Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza. la promessa di assunzione di parenti presso strutture pubbliche, interventi indebiti presso il Consiglio Superiore della Magistratura ed il Ministero della Giustizia, il consolidamento di posizioni di prestigio e di influenza dominante all'interno dei gruppi di potere, in primo luogo politici (con rilevanti componenti massoniche), operanti in Basilicata ed in Roma, condotte di favore da parte di appartenenti alle forze dell'ordine, nonché divenendo interlocutori privilegiati di esponenti di primo piano della Camera Penale degli Avvocati di Potenza e Matera. Atti di ufficio di mercimonio che si concretizzavano, in particolare, con comportamenti contrari ai doveri di fedeltà (attraverso la violazione sistematica di norme giuridiche), di obbedienza (attraverso l'asservimento di funzioni pubbliche, anche di rilevanza costituzionale, per il perseguimento di interessi personali e di gruppo), di segretezza (attraverso la diffusione tra i sodali ed i beneficiari delle condotte illecite di notizie coperte da segretezza e riservatezza), di imparzialità (attraverso le coperture fornite ai sodali ed ai magistrati che non creavano "problemi" agli interessi dei centri di potere, anche occulti, protetti dal sodalizio, ed ostacolando l'attività giudiziaria compiuta da magistrati che esercitavano le funzioni in ossequio ai principi di uguaglianza alla legge ed all’obbligatorietà

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dell'azione penale), di onestà (piegando le loro funzionì. attraverso il mercimonio delle stesse, in favore di centri di potere extragiudiziari) e di vigilanza (offrendo coperture a magistrati e pubblici ufficiali collusi ed esercitando, in violazione di legge, asseriti poteri di vigilanza per contrastare magistrati e pubblici ufficiali che agivano per l'interesse pubblico in modo conforme a legge). Condotte illecite concretizzatesi non solo attraverso fatti di mercimonio dei doveri dell'ufficio per atti formali (provvedimenti giudìziari ed amministrativi), ma anche attraverso il sistematico e generalizzato favoritismo in violazione anche del principio costituzionale del buon andamento e dell'imparzialità della pubblica amministrazione ed asservimento dei beni pubblici protetti ad interessi privatistici di singoli e di gruppi.

Ed in particolare, sodalizio che ha operato anche con le seguenti condotte:

TUFANO e BONOMI, avvinti da solidi legami anche di natura personale, collocati ai vertici degli uffici giudiziarì requirenti di Potenza, esercitavano indebita attività d'interferenza nei confronti del Procuratore della Repubblica di Potenza Giuseppe GALANTE, dei Sostituti Procuratori della Repubblica Vincenzo MONTEMURRO ed Henry John WOODCOCK, dei Giudici per le indagini preliminari Alberto IANNUZZI e Rocco PAVESE, nonché garantivano illecita copertura, attraverso l'omissione della dovuta attività di vigilanza, ad appartenenti dei medesimo sodalizio, quale il Sostituto Procuratore della Repubblica della DDA di Potenza, nonché Procuratore della Repubblica Vicario, Felicia GENOVESE; condizionavano procedimenti penali in cui risultavano interessati Avvocati a loro ^<vicini"; condizionavano la polizia giudiziaria impegnata in indagini delicate e complesse soprattutto per reati contro la pubblica amministrazione ed anche al fine di dirigere le loro attività contro Magistrati della Procura della Repubblica di Potenza e di loro collaboratori;

GENOVESE e CANNIZZARO garantivano l'esito di procedimenti penali di loro interesse e delle persone di cui erano garanti (in particolare quelli nel settore della sanità, cd. processo PANIO in primo luogo) ed offrivano utilità varie attraverso il ruolo del dott. CANNIZZARO all'interno della più grande azienda ospedaliera della Basilicata;

BUCCICO, in particolare quale Avvocato e Consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura, quale controprestazione di interventi giudiziarì in suo favore elo di persone a lui comunque riconducibili, garantiva il suo intervento presso pratiche (disciplinari, para-disciplinari incarichi direttivi e semi-direttivi ed altre ancora) innanzi al Consiglio Superiore della Magistratura che riguardavano sodali ed altri magistrati (tra cui il TUFANO ed il CHIECO), nonché incarichi presso Organi Costituzionalì ed il consolidamento di posizioni negli ambienti politici e professionali della Basilicata. Il BUCCICO garantiva, in particolare, interventi di favore presso il CSM nei confronti dei Presidente del Tribunale di Matera, Iside GRANESE, con riferimento ad un debito che questa aveva con la Banca Popolare del Materano, Istituto Bancario più volte patrocinato dallo stesso studio legale BUCCICO; prometteva e faceva avere, inoltre, al Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, Felicia GENOVESE,

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l'incarico di Consulente presso la Commissìone Parlamentare Antimafia (quale controprestazione del suo asservimento agli interessi illeciti dello stesso BUCCICO);

GRANESE, quale Presidente del Tribunale di Matera, al fine di assicurare l'impunità a CARUSO Attilio, Presidente della Banca Popolare del Materano, per alcuni fatti illeciti commessi nella gestione del Consorzio Anthill (in particolare la turbata libertà degli incantì durante la gara UMTS) e della ILM srI, compiva condotte finalizzate all'ottenimento dell'illegittimo fallimento del predetto Consorzio; la GRANESE risultava Giudice in diverse cause nella quali era convenuta la Banca Popolare del Materano nello stesso periodo in cui il Presidente del Tribunale aveva contratto un rapporto di mutuo, a condizionì di eccezionale favore, con il predetto Istituto Bancario;

LABRIOLA, nel suo ruolo di Avvocato ed anche Presidente della Camera Penale di Matera, assumeva il ruolo (anche in virtù dei suoi legami di tipo massonico) di condizionamento di processi, unitamente al BUCCICO, nel distretto giudiziario di Potenza, in particolare nella vicenda relativa ai cd. brogli di Scanzano jonico;

CHIECO, quale Procuratore della Repubblica di Matera, garantiva l'esito favorevole dì taluni procedimenti presso la Procura della Repubblica di Matera anche attraverso i legami con l'Avv. BUCCICO e l'Avv. LABRIOLA (con particolare riferimento ai fascicoli procedimentali in cui risultavano interessati Michele Francesco ZITO, Carlo GAUDIANO e l'Avv. Beatrice Maria GENCHI, ed in generale tutti quelli che riguardavano persone con le quali intratteneva rapporti di interesse o persone offese che potevano danneggiare persone a lui vicine);

GENTILI, quale alto Ufficiale dell'Arma responsabile dell'aliquota Carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Potenza, unitamente alla FASANO dirigente della Squadra Mobile della Questura di Potenza, rappresentavano i punti di riferimento del sodalizio nell'ambito della polizia giudiziaria: in modo tale da dirigere attività di ostacolo nei confronti di altri appartenenti alla polizia giudiziaria che prestavano doverosamente il loro lavoro nel perseguimento della gìustizia, carpire in modo indebito informazioni riservate, divulgare notizie coperte da segreto investigativo, condizionare avvocati e persone informate sui fatti;

BARBIERI rappresentava uno dei punti di riferimento presso il Ministero della Giustizia al fine di indirizzare attività di accertamento ispettivo di tipo strumentale, nonché attività di indebita pressione e condizionamento, nei riguardi di magistrati impegnati in procedimenti delicati e complessi presso gli uffici giudiziari di Potenza, e di offrire, contestualmente, garanzie di "coperture" istituzionali ai magistrati del sodalizio e di quelli a loro a qualsiasi titolo collegati che pure a fronte di nefandezze varie non subivano accertamenti altrettanto pervasivi dagli organi istituzionali di vigilanza.

Sodalizio criminoso che ha operato, in particolare, nelle vicende di seguito elencate:

1) la c.d. vicenda PANIO nella quale centrale è il ruolo del PM GENOVESE, la quale non solo non si astiene dalla trattazione del procedimento n. 4271/01 R.C.N.R., nonostante un evidente interesse riconducibile al marito e sodale dott. CANNIZZARO, ma anche, al fine

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di perseguire il controllo illecito delle notizie di reato all'interno della Procura della Repubblica di Potenza, si fa nominare Procuratore Vicario e coordinatore delle indagini riguardanti la pubblica amministrazione, pur essendo nota la riconducibilità alla stessa ed alla sua famiglia del centro di fiosikinesiterapia "Camillo Genovese", convenzionato con l'ASL; incompatibilìtà accentuatasi dopo la nomina del CANNIZZARO a Direttore Generale dell'ASI, 2 San Carlo; addirittura, per un periodo, svolge le funzioni di Procuratore della Repubblica facente funzioni in tal modo avendo il controllo di tutte le notizie di reato e dell'intera posta in ricezione presso l'Ufficio di Procura, quindi venendo a conoscenza di ogni eventuale notizia su fatti aventi ad oggetto il settore della sanità, ed in particolare quello relativo all'azienda ospedaliera San Carlo, oltre ovviamente a tutti i reati afferenti la pubblica amn-únistrazione.

In merito alla "vicenda Panio" si evidenzia che:

- Il dott. PANIO, in data 15.10.2001, presentava presso il Comando CC di Matera, indirizzandola alla Procura dì Matera, una denuncia relativa ad alcuni abusi che sarebbero stati commessi dalla Giunta Regionale della Basilicata presieduta da Filippo BUBBICO, che aveva provveduto al suo licenziamento senza un giustificato motivo. Da questa denuncia scaturiva un procedimento penale il cui fascicolo veniva affidato alla dr.ssa GENOVESE (P.P. 4271/01, mod.21). Tra i soggetti denunciati vi erano il Presidente pro-Tempore della Regione Basilicata (Filippo BUBBICO), l'Assessore Regionale alla Sanità (Vito DE FILIPPO), oltre al subentrato D.C. dell'ASL 1 di Venosa;

- Il P.M. GENOVESE, trascorsi due anni ed otto mesi dall'iscrizione nel registro del procedimento penale (avvenuta il 22.10.01), inoltrava al C.I.P. richiesta di archiviazione in data 29.6.04;

- La dr.ssa Genovese, in data 23.7.04, in seguito alla presentazione, da parte del marito (CANNIZZARO Michele), della domanda di partecipazione al concorso per la nomina a Direttore Generale dell'A.O. San Carlo di Potenza, faceva istanza al Procuratore Capo di Potenza affinché fosse autorizzata ad astenersi dal trattare procedimenti già iscritti a carico di componenti della Giunta lucana, dovendo la procedura per l'espletamento del sopra menzionato concorso concludersi con un provvedimento della Giunta stessa (per come si indicherà in seguito la stessa si asterrà da tutti i procedimenti penali riguardanti la giunta regionale tranne che del P.P. 4271/01 - inerente la vicenda PAMO e nel quale risultavano indagati Bubbico Filippo + altri);

- Il 14.10.2004 il Procuratore Capo dr. Galante autorizzava la suddetta richiesta della dr.ssa GENOVESE;

- Il dott. PANIO, il 29.04.05, presentava "atto di opposizione alla richiesta di archiviazione e richiesta di prosecuzione delle indagini" al GIP di Potenza;

Il 23.6.2005, la dr.ssa Genovese, in seguito all'istanza di opposizione all'archiviazione del dott. Panio (della quale ne era venuta a conoscenza perché ancora in possesso del fascicolo) ed alla conseguente fissazione dell'udienza, scriveva al Procuratore Generale dr TUFANO, lamentandosi delle calunnie, a suo dire, indicate dal Panio nella sua opposizione, laddove lo stesso ricollegava la scelta della GENOVESE di richiedere l'archiviazione del fascicolo alla nomina del marito della stessa presso FASL San Carlo;

Il C.I.P. dr. IANNUZZI, a seguito dell'opposizione del dott. Paniol, fissava l'udienza camerale per il 5.10.2005. A seguito di tale udienza respingeva la richiesta di archiviazione e rimandava gli atti al PM richiedendo ulteriori indagini. A seguito delle ulteriori indagini, delegate ai Carabinieri di Potenza, il dr. GALANTE (che nel frattempo si era autoassegnato il fascicolo) riproponeva la richiesta di archiviazione rifacendosi alla precedente richiesta formulata dalla dr.ssa GENOVESE. A seguito di tale nuova richiesta

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di archiviazione il GIP> IANNUZZI disponeva al PM di formulare imputazione coatta a carico dei soggetti indagati, ravvisando a carico degli stessi gli estremi per essere rinviati a giudizio.

Emergeva quanto segue:

Il dott. Michele CANNIZZARO, marito della dr.ssa GENOVESE, presentava la domanda di partecipazione al concorso per la nomina a Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza in data 22.7.2004.

La domanda di astensione della dr.ssa Genovese dalla trattazione di procedimenti penali che vedevano coinvolti componenti della Giunta Regionale lucana è datata 23.7.2004.

La delibera di G.R. per la nomina del D.G. dell'A.O. S. Carlo di PZ è datata 31.7.2004 ed all'intemo di essa alcuni dati sono inseriti a penna, ovvero, il nome del dott. CANNIZZARO, parte delle motivazioni in base alle quali la scelta ricade sullo stesso, che l'Assessore Cataldo Collazzo si allontana poco prima della votazione.

Il bando di concorso, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata, prevedeva che i partecipanti non si trovassero in alcuna delle condizioni di incompatibilità li cui al comma 9 dell'art. 3 del D. Lgs. 502/92, a norma del quale "la carica di Direttore Generale è incompatibile con l'esistenza di rapporti, anche in regime convenzionale con l'unità sanitaria locale presso cui sono esercitate lefunzioni o di rapporti economici o di consulenza con strutture che svolgono attività concorrenziali con la stessa".

Il 29.11.2004 la Giunta Regionale si riuniva nuovamente per prendere atto della variazione di incarichi nell'ambito della struttura sanitaria di fisiokinesiterapia "Genovese Carnillo", presso cui il dott. Michele CANNIZZARO ricopriva la carica di responsabile sanitario, prima che vi subentrasse il dr. Riccardo Fuzio, con decorrenza (secondo quanto scritto nella delibera di Giunta) 21.7.04.

Nella medesima delibera è riportato che il sig. Salvatore Spadaro (amministratore unico della struttura sanitaria Genovese Camillo) aveva comunicato - con nota 78/07/04 del 23.7.2004, acquisita al prot. n. 193757/72E del 6.9.2004 del Dipartimento Sicurezza e Solidarietà Sociale - che, con decorrenza 22.7.2004, il dott. Michele CANNIZZARO aveva ceduto le sue quote societarie al sig. Camillo Cannizzaro (figlio), giusto atto avente Rep. 1289 registrato a Potenza in data 26.7.04, al n. 1752 /L

In data 30.8.2004 la dr.ssa GENOVESE, facendo seguito alla nota n.989/04 del 23.07.2004, con la quale richiedeva di astenersi da tutti i procedimenti penali riguardanti la Giunta Regionale, riservandosi di indicarli compiutamente, comunicava al Procuratore della Repubblica che, a seguito di apposita ricerca nella sua segreteria, erano stati rinvenuti i fascicoli inerenti i procedimenti penali nn. 763/2004 -21, 3469/02 -21, 895/2003 -44, 1117/02 -21, che venivano trasmessi allo stesso Procuratore. Con la nota sopra indicata la dr.ssa GENOVESE trasmetteva, a suo dire, tutti i fascicoli che riguardavano la Giunta Regionale Basilicata. La suddetta nota veniva depositata in data 30.08.2004.

Il dr. GALANTE apponeva in calce alla stessa nota il visto con il quale riteneva fondate le ragioni esposte ed autorizzava l'astensione della dr.ssa Genovese, con provvedimento datato 14.10.2004.

Per quanto suindicato si pone in evidenza che tra i fascicoli trasmessi dalla dr.ssa GENOVESE, con la sua richiesta di astensione, non vi è quello inerente il P.P.4271 /01 ~ 21, riguardante la cosiddetta "vicenda Panio".

A seguito degli atti della richiesta di archiviazione da parte della dr.ssa GENOVESE, il dott. Panio, in data 29.4.2005, integrata con nota datata 20.5.2005, denunciava la concomitanza della suddetta richiesta di archiviazione con la nomina a Direttore Generale dell'A.O. San Carlo di Potenza del dott. CANNIZZARO Michele, marito della

GENOVESE, con nota »datata 23.06.2005, indirizzata al Procuratore Generale di Potenza, dr. TUFANO, (protocollata presso la Procura Generale al n.4858 del 23.06.2005); la stessa dr.ssa GENOVESE esponeva la sua ricostruzione dei fatti in merito a quanto denunciato dal Panio, chiedendone, laddove lo stesso Procuratore Generale ne avesse ravvisato gli estren-ù di reato, "non esclusa quella di calunnia a mio danno", la trasrnissione alla Procura di Catanzaro, ex art.11 c.p.p..

Il dott. Panio, con nota datata 2.5.2005, trasmetteva il suo atto di opposizione alla richiesta di archiviazione al Procuratore Generale della Repubblica di Potenza. Lo stesso, con nota del 26.05.2005, protocollo 4130, richiedeva al C.I.P. competente, dr. IANNUZZI, copia della richiesta di archiviazione in oggetto e la comunicazione delle determinazioni a seguito della opposizione. Con nota datata 9.6.2005 l'Ufficio del C.I.P. trasmetteva alla Procura Generale copie della richiesta di archiviazione e del decreto di fissazione dell'udienza a seguito dell'opposizione alla stessa.

Il Procuratore Generale, in data 23.6.2005 (stessa data della nota della dr.ssa GENOVESE) trasmetteva, con nota 4869, ai sensi dell'art.11 c.p.p., l'opposizione alla richiesta di ìrchiviazione presentata dal Panio, nonché copia della nota nr.4858 prot., inviata a quell'Ufficio dalla dr.ssa GENOVESE. Allegata a tale nota vi è anche un provvedimento del Procuratore Generale, datato 23.6.2005, con il quale quest'ultimo, ritenendo di non dover procedere all'avocazione, in quanto nella richiesta del Panio non era indicata una richiesta in tal senso e rilevando la competenza ex art.11 c.p.p., disponeva la trasmissione degli atti alla Procura di Catanzaro.

Inoltre, rilevante risulta la lettura della nota datata 23.6.2005. della dr.ssa Genovese, indirizzata esclusivamente al Procuratore Generale della Repubblica di Potenza e protocollata presso quell'Ufficio al n. 4858 del 23.6.2005. Infatti, con tale nota, la dr.ssa GENOVESE scrive:

"Nella mia qualità di titolare del procedimento penale 427112001 -21 a carico di Pinto Michele ed altri, avendo appreso dalla consultazione del RE.GE, effettuata dalla mia segreteria, che nel procedimento suddetto, inviato al GIP con richiesta di archiviazione, è stata fissata udienza a seguito di opposizione della parte offesa, ho avuto modo di prendere visione delfascicolo e dell'atto di opposizione, presentato dal denunziante Panio Giuseppe ed ho rivelato quanto segue OMISSIS".

Quanto sopra indicato, oltre a riscontrare in maniera inconfutabile la circostanza sopra indicata circa la mancata astensione da parte della dr.ssa Genovese nel procedimento penale in oggetto, a differenza di quanto avvenuto per gli altri procedimenti, avvenuta con nota del 23.7.2004, integrata dalla nota del 30.8.2004, fa emergere ulteriori condotte poste in essere dalla dr.ssa Genovese. Infatti, la stessa giustifica la visione di atti che diversamente non avrebbe potuto vedere (vedi atto di opposizione del Panio) con il fatto di essere titolare del procedimento. Analoga giustificazione viene data per la consultazione al RE.GE effettuata dalla sua segreteria.

A tal proposito, si precisa che il magistrato se si fosse astenuto anche nel P.P.4271/01 -21, non avrebbe potuto essere a conoscenza dell'opposizione del Panio e, conseguentemente, non avrebbe potuto formulare la sua "nota di chiarimenti" indirizzata al Procuratore Generale, sopra in parte riportata, salvo non fosse stato lo stesso P.G. o il suo ufficio a comunicare alla dr.ssa Genovese il contenuto dell'atto di opposizione del Panio, di cui lo stesso ufficio era venuto a conoscenza in data 2.5.2005, in quanto trasmesso dal Panio stesso. Sempre in merito all'astensione della dr.ssa GENOVESE si evidenzia che quest'ultima trasmette il fascicolo inerente il P.P.4271/01 -21 al dr. GALANTE solo in data 15.11.2005.

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Anche in tal caso emerge un certo ritardo nella trasmissione degli atti, dal momento che già in data 23.6.2005 la GENOVESE era venuta a conoscenza dell'atto di opposizione del dott. Panio.

Con riferimento alle modalità operative del sodalizio si riporta anche stralcio di conversazione telefonica intervenuta tra gli esponenti politici lucani Lacorazza e Curcio, nel corso della quale i due interlocutori dicevano:

LACORAZZA: Noi tentammo di fare un accordo... per lavorare sull'operazione al San Carlo su MARRA con DE FILIPPO. Il pezzo della Mar--2,herita, MaLgiotta non lo -fece passare per altre vicende, proponendo e mettendo sul piatto Cannizzaro. Noi in grande

CURCIO: Ah... l'hanno ...

LACORAZZA: Difficoltà ...

CURCIO: Ah, l'hanno proposto... questa Margherita Cannizzaro?...

LACORAZZA: CHIURAZZI l'ha proposto... Margiotta e Chiurazzi in giunta &gionale...

'Da quanto emerge la nomina di CANNIZZARO sembra essere stata proposta ed avallata proprio dal CHIURAZZI e dal MARGIOTTA (esponente dì prìmo piano della margherita, oggi partito democratico, marito della dr.ssa FASANO punto di riferimento del sodalizio nell'ambito della polizia giudiziaria); proprio il CHIURAZZI è uno dei due soli soggetti (l'altro è BUBBICO) appartenenti alla giunta regionale che ha nominato il marito ad essere indagatì nel P.P. 4271/01 - 21 (vicenda PANIO), per il quale la stessa aveva richiesto l'archiviazione.

Inoltre, dall'esame delle conversazioni telefoniche intercettate sull'utenza intestata al Centro FKT “Genovese Camillo S.r.l” , si è avuto modo di rilevare che il centro è gestito, di fatto, dal nipote di CANNIZZARO Michele, SPADARO Michele, che, a sua volta, è anche il sindaco del Comune di Laganadi (RQ ove è nato il predetto CANNIZZARO (risultato anche nel passato in rapporti con persone vicine all'organizzazione mafiosa denominata 'ndrangheta, nonché già iscritto alla loggia massonica "Mario Pagano).

Ne deriva anche che CANNIZZARO Michele, nonostante ricopra l'incarico di Direttore Generale dell'AO San Carlo, carica incompatibile con altre attività di natura privatistica, continuava ad occuparsi del Centro fisioterapico che, tra l'altro, risulta convenzionato con fl S.S.N.. A riscontro di tale circostanza, dalle conversazioni in esame emerge che ìl predetto dott. CANNIZZARO si sia informato su alcuni problemi sorti nella pratica relativa alle convenzioni di cui il centro beneficia, stipulate con la Regione Basilicata e che abbia dato direttive su come predisporre la contabìlità relativa alle prestazioni convenzionate fornite dal centro.

In una conversazione telefonica è addirittura la dr.ssa GENOVESE ad accertarsi dellintestazione di una fattura inerente un acquisto di libri per il Centro FKT.

Inoltre, le due utenze cellulari in uso rispettivamente al dott. CANNIZZARO ed alla dr.ssa GENOVESE risultano intestate al centro Genovese Camillo S.r.l..

Il conflitto di interessi evidente scaturisce dai rapporti in convenzione tra il Centro Genovese e la ASI, di Potenza. Del resto il CANNIZZARO, per poter partecipare al concorso per Direttore Generale dell'AO San Carlo di Potenza aveva ceduto le sue quote, detenute fino ad allora nel centro, a CANNIZZARO Camillo, proprio perché incompatibile. Tale cessione appare meramente formale. E' da dire che il ruolo della GENOVESE presso la Procura della Repubblica di Potenza serviva anche per iniziative giudiziarie, mercimonio delle funzioni pubbliche alle quali era preposta, nei confronti dei professionisti concorrenti con il marito (quale ad esempio la vicenda SILLETTI).

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All'interno del sodalizio i legami risultano consolidati anche da una matrice di tipo massonico, come si evince dall'avvenuta appartenenza a logge massoniche del dott. CANNIZZARO, dell'Avv. LABRIOLA e del MARUGGI (Direttore Generale della Banca Popolare del Materano), risultato essere vicino al BUCCICO ed al CARUSO, presidente pro-tempore della Banca Popolare del Materano, corruttore del Presidente del Tribunale di Matera, dr.ssa GRANESE.

Con riferimento alla stessa vicenda PANIO si riporta quanto riferito da Don Marcello COZZI:

Don Marcello COZZI - Penso 2000-2001... 2000-2001. Dico questo, anche perché chi mi riferisce questo mi riferisce anche un altrofatto. Mi riferisce che, parlando, mi dice: "Guarda non sono poche le cose strane che sono accadute nell'ufficio della Squadra Mobile in questi ultimi anni". Per esempio, in riferimento al caso di Elisa CLAPS, vengono mandati tre poliziotti a casa di RESTIVO per prendere... perfare una perquisizione. Questi tre poliziotti non vengonofatti entrare a casa, si telefona alla dottoressa GENOVESE, si chiede... l'ispettore GRIMALDI il Capo della Mobile... Maresciallo MUSARDO - Da chi vengono mandati questi tre poliziotti a casa di RESTIV0? Don Marcello COZZI - Dal Capo della Mobile...

Maresciallo MUSARDO - Di iniziativa o su delega della Procura?

Don Marcello COZZI - Di iniziativa, di iniziativa per una perquisizione. Ovviamente lì nel frattempo, da quello che mi' viene detto, l'avvocato MARINELLI (che è l'avvocato della famúlia RESTIVO) viene avvisato e teleLona a casa di RESTIVO e dice: "Arrivano tre poliziotti, non

entrare se non hanno il mandato di perquisizione... " Intanto i tre poliziotti non vengono -fatti entrare, teleLonano in Questura (poi probabilmente le cose non sono avvenute così, però io riferisco quello che mi è stato detto) teleLonano in Questura e il Capo della Mobile dice: "Ora io telefono alla dottoressa GENOVESE... " Fatto sta che questi tre staranno lì un paio di ore, un'ora, due ore, tre ore, il mandato di perquisizione non arriverà mai e loro faranno marcia indietro. Questi tre mi risultano essere l'ispettore EUFEMIA, un certo SERRA (se ricordo bene), un certo DI BENEDETTO o BENEDETTO (adesso non ricordo bene), ma erano tre persone. Mi viene detto: "Guarda non ti merav~gliare più di tanto sul fatto... "

Maresciallo MUSARDO - Questo che periodo è più o me o?

Don Marcello COZZI - Quando è scomparsa Elisa CLAPS, il '93... nel '93. Allora io dico: "Ma questi tre gggi sarebbero disposti a parlare, a dire questo fatto, a dire che hanno aspettato tre ore, due ore e il mandato non è mai arrivato?" Mi viene detto: "Probabilmente l'ispettore EUFEMIA Sì, probabilmente uno degli altri due che non so se è SERRA o DI BENEDETTO no, perché... ", mi dicono, "...è calabrese, è uno che parla poco; l'altro invece no non parlerà mai". Perché? Perché porta un segreto lui che è collegato al Capo della Mobile GRIMALDI. Qual è questo segreto?

Maresciallo MUSARDO - Sta parlando di Lujg~ì GRIMALDI?

Don Marcello COZZI - Sì, Luigi GRIMALDI...

Maresciallo MUSARDO - Della Squadra Mobile...

Don Marcello COZZI - Quest'altro, il terzo, anni prima gli era stato riferito che avevano visto entrare il dottore CANNIZZARO a casa di Bruno POLIMENI che all'epoca viveva a Bucaletto ed era, se non mi sbgglio, legato ad una cosca calabrese e quindi sQSgì~orno obbligato. Quando lui torna in Questura con questa notizia, parla con il Capo della Mobile Luái GRIMALDI e lui deve verbalizzare questa notizia. Il Capo della Mobile dice a questo - non so se un ispettore comunque un poliziotto - dice: "No, lascia stare, è un'esagerazione, non diam2gli troppa enfasi... " Ouindi sembrerebbe quasi esserci stata una intesa non esplicita, mai verbalizzata tra il Capo della Mobile e questo. Questo si portava un s~greto dentro che r~guardava il Capo della Mobile. Il -fatto, riReto, che avevano riferito dell'iggresso del dottor CANNIZZARO nel fabbricato - nel prefabbricato all'epoca abitava a Bucaletto - di Bruno POLIMENI e il Capo della Mobile ha detto: "Lascia stare..." Anche perché mi viene detto: “Perché che il


vuoi? Non poteva dire -sì, sì, - fallo, perché la moglie di Luigi GRIMALDI all'epoca lavorava come segretaria nel centro di Fiosiochinesiterapia di Michele CANNIZZARO.

Quindi questo, ripeto, io su questo poi mi riservo di dire anche chi mi ha riferito questa cosa, però voi capite, io non faccio l'investigatore per cui le cose che mi vengono a dire le dicono in confidenza al prete. Ora, c'è chi dice: "Ti autorizzo a fare anche il mio nome... " C'è chi invece dice: "No, per il momento io voglio aiutare tutta questa baracca a sbrogliare certe cose, però per il momento. .. se poi nel caso in cui dovesse essere davvero una cosa che bisogna fare, io ti do l'autorizzazione a fare il mio nome". Tutto qui.

Maresciallo MUSARDO - Solo una precisazione e poi per me potrebbe anche bastare. Riguardo al Capo della Squadra Mobile Lu~ì GRIMALDI, sa se successivamente lo stesso ha in qualche maniera avuto qualche altro rapporto con il dottor CANNIZZARO? Ovvero, lei può confermare il -fatto che attualmente sia un Dirigente dell'ASL San Carlo?

Don Marcello COZZI - Sì, sì. Devo dire questo. Proprio Qggì: l'ho incontrato...

Maresciallo MUSARDO - Sì...

Don Marcello COZZI - _proprio oggj l'ho incontrato a prendere l'autobus, che è l'autobus che di solito prendono gli impiggati dell'Ospedale San Carlo. La settimana scorsa io l'ho incontrato nel corridoio dell'Ospedale San Carlo.proVrio nel reparto della Direzione Amministrativa. Quindi Luigi GR1MALDI Qggì: lavora all'Ospedale San Carlo. Maresciallo MUSARDO - Eun dato certo?

Don Marcello COZZI - E' un dato certo. Mi viene anche detto che all'e,poca c'era un rapporto di estrema confidenza - fra Lujg~ì GR1MALDI e la famiglia CANNIZZARO, Verché quando teleLonava a casa della GENOVESE si davano del "W' e chiamava i ftili per nome. Quindi assolutamente sì, assolutamente sì.

Dovrei aggiungere anche un'altra cosa

Maresciallo MUSARDO - Prego............ OMISSIS".

Il dr. CRIMALDI, già appartenente alla Polizia di Stato, ha prestato servizio presso la Squadra Mobile della Questura di Potenza e, successivamente, è stato assunto presso l'Ospedale San Carlo di Potenza, ed è risultato in stretti rapporti con i coniugi GENOVESE/CANNIZZARO.

Si riportano alcune conversazioni telefoniche intercettate sull'utenza cellulare in uso alla dr.ssa FASANO, dalle quali emerge che Luigi GRIMALDI:

- era stato dirigente della Squadra Mobile di Potenza all'epoca delle indagini sulla scomparsa di Elisa CLAPS;

- era, poi, stato trasferito alla Sezione di P.G. di Salerno ed, una volta congedatosi dalla Polizia di Stato aveva lavorato come Dirigente dell'Università di Salerno;

- attualmente ricopre la carica di Dirigente del settore amministrativo dell'Ospedale San Carlo di Potenza;

- tale vicenda sarebbe stata oggetto di un'interrogazione parlamentare.

Chiamata intercorsa in data 5.6.2007 alle ore 18.40.21 avente numero di progressivo 3434 numero chiamate 3346908468 in uso a Giancarlo numero chiamato 3281508556 in uso a Fasano Luisa.

F: FASANO Luisa;

& Giancarlo.

^AA^AA^AA^A^AAA

F: pronto?....

C: Luisa.....

F: dimmi tutto bello...

G: ascolta ciao un’interrogazione parlamentare ... ci sono degli elementi che mi dovresti fornire tu.....

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F: si... G: perché riguardano il tuo precedesessore .... che secondo ... notizie del settimanale "Controsenso"... F: si.... G: dovrebbe poi lavorare per l'ASI, .... in quanto assunto .... F: a Grimaldi si....ma è predecessore parliamo dei tempi di Elisa Claps....93... C: esatto, esatto.... F: si, si.... C: qundi mi serve sapere questo quando è stato alla Mobile, da quando a quando.... F: te lo dico leggendo semplicemete il quadretto....perché altro non so dirti ... e poi vediamooo....adesso vengo da te ... hum.... G: ..inc... F: perché ti posso dire questo che èstato ... inc ... dal 93 al 94 i tempi de.---dellascomparsa di Elisa Claps .... poi ftt trasferito alla sezione di P.G. di Salerno e dopo poco uscì dall'amministrazione entrando a lavoarare per l'Univerità da Dirigente .... e quindi è dal 94fuori dall'amministrazione G: questo si.... F: però credo.. . ... che dobbiamo chiedere cioè non abbiamo notizie noi io ti posso dire leggendo il quadretto il 94 è stato dirigente qua .... altro non sono notizie che so darti io le so .... (cade la linea)...

--hiamata intercorsa in data 5.6.2007 alle ore 18.41.54 avente numero di progressivo 3435 numero chiamate 3346908468 in uso a Giancarlo numero chiamato 3281508556 in uso a Fasano Luisa.

F: FASANO Luisa; G: Giancarlo.

........................... F: caduta la linea stavo dicendo questo te lo posso dire oggettivo il resto delle notizie............... sono informali nel senso che io non so quando è uscito bene dall'amministrazione .... cioè lo so così....

C: eh va bene poi un'altra cosa che interessa la Mobile .... eh..per ilfatto di Elisa Claps non è mai stata chiusa laaa cosa quindi i fatti nuovi

F: no è stata chiusa l'indagine....

G: di Elisa Claps?

F: si fu chiu... è stata archiviata da Salerno ... adesso noi abbiamo tentato di riaprire l'indagini difatto non ci sono elementi nuovi che ai sensi del codice di procedura penale ti permette la riapertura delle indagini.....

G: mi devifare ... mi devifare una re ... e allora una nota anche su questo

F: si, si la stiamo preparando già comunque a prescindere per lo SCO....

C: eh maa....

F: ma è u n'interrogazione parlamentare?

G: serve per un'interrogazione parlamentare...

F: e va bene allora lo deve decidere..lo scrive il Questore... tanto io la sto preparando...

C: ... inc .... preparare le note per poi portargliele....poi lui..

F: si, si....

G: se la vede...

F: a dir la verita.­

G:..inc ... vari elementi hai capito?

F: eh lo so ... no già per il capo della Polizia stava scrivendo lui una nota ... quindi è già pronta....eh...tifaccio

avere tutto....

G:ok ...

F: ciao ...

G: poi tu non hai avuto nessuna delega cose per quanto riguarda Catanzaro..

F: delega?... no...

G:he ... Catanzaro quindi non ha interessato la Procu.Aem la Mobile di ... hem noi come struttura?

F:no ...

C: ok ....

F: sta sentendo delle persone...per esempio sarà sentito come persona informata deifatti il buon Di Tolla....ma

cioè ]'indagine è la loro noi non abbiamo niente...

G:no ... inc. ... mi chiede se noi abbiamo assunto iniziative etc.

F: no assolutamente no.....

C: va bene ok

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F: ci vediamo tra cinque minuti ... ciao, ciao... G: ciao.

Da una conversazione intercettata nell'ambito del P.P.1265/05 mod.21 della Procura di Potenza si desume che il GRIMALDI rivestirebbe l'incarico di dirigente dell'Economato del San Carlo al posto di tale PERGOLA, ancora in servizio.

INTESTATARIO

UTENTE

LN

CHIAMANTE

TASSINARI Ugo

DATA

+393351447258

432

VERSO

IMPORTANTE

DURATA

PROGRESSIVO

24/03/2007

Entrante

00:02:09

INTESTATARIO

INTERLOCUTORE

1286

12.17.32

CHIAMATO

GENOVESE CAMILLO

CANNIZZARO

+39335622.5432

S.R.L.

Michele

SINTESI

CANNIZZARO Michele viene chiamato da TASSINARI il quale riferisce che i suoi colleghi (giornalisti) lo stanno chiamando per l'articolo riguardante GRIMALDI dell'economato che è uscito su Controsenso. TASSINARI chiede se il GRIMALDI dell'Economato è l'ex capo della Squadra Mobile. CANNIZZARO conferma e ribatte dicendo che a lui non interessa in quanto la valutazione la deve fare sulla correttezza e la trasparenza degli atti. CANNIZZARO aggiunge che il suo obbligo istituzionale è quello di verificare la legittimità degli atti ed ogni ufficio effettua le istruttorie. TASSINARI in seguito domanda se PERGOLA è ancora in servizio e CANNIZZARO conferma aggiungendo che comunque ha fatto domanda di pensione. sd

Circa le modalità operative del sodalizio criminoso rilevante appare quanto segnalato dal dott. Carlo GAUDIANO circa la gestione delle nomine nelle ASL da parte dell'ex Presidente della Regione, Filippo BUBBICO. Dalle dichiarazioni emergono elementi di contatto con la "vicenda PANIO", laddove il procedimento penale che ha interessato presso la Procura della Repubblica di Matera il dott. CAUDIANO (3368/02 - 21) è lo stesso del quale si trova traccia tra gli atti del fascicolo n.4271/01 - 21, della Procura di Potenza (vicenda PANIO).

Si evidenzia, altresì, che da intercettazioni telefoniche emergono indicazioni del dott. CANNIZZARO in favore di pazienti già a lui segnalati da politici ed amministratori della Regione, per i quali lo stesso si prodiga al fine di "raccomandare" i malati dagli stessi segnalati. Emergono anche i contatti telefonici tra il dott. CANNIZZARO ed il Sen. BUCCICO e l'oggetto del contatto con il predetto parlamentare sarebbe esplicitato da una successiva conversazione tra il dott. CANNIZZARO ed un medico presso l'A.O. San Carlo di Potenza, al quale il CANNIZZARO dice che per la paziente DI MARZIO aveva chiamato il Sen. BUCCICO; pertanto sarebbe dovuto andare a trovarla per riferirle di tale interessamento.

Altra condotta centrale nella realizzazione del programma criminoso del sodalizio è la vicenda dei cd. brogli di Scanzano jonico, che riguarda in particolare i sodali GENOVESE, LABRIOLA e BUCCICO. Sul punto riferiva il dr. IANNUZZE:

" ........ OMISSIS. PROCURATORE - Le risultano rapporti piuttosto stretti tra la dottoressa

GENOVESSE e l'avvocato attuale Senatore BUCCICO?

IANNUZZI Alberto - Ma, diciamo che personalmente non so adesso, nel senso che non ho avuto

modo di verificarlo direttamente, anche se mi hanno riferito insomma che sì che ci sono dei rapporti

piuttosto stretti, diciamo molto cordiali, non so poi se travalicano insomma poi quelli che possono

essere i normali rapporti. So soltanto per esem.pio che, una cosa che si dice ma ovviamente ripeto

questo poi dovrà essere verificata, che per esempio la campqgna elettorale dell'avvocato BUCCICO,

attuale Senatore BUCCICO, sia stata sponsorizzata anche dal dottor. CANNIZZARO, diciamo

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nella sua veste di Direttore Generale dell'Ospedale San Carlo. Ripeto, però è un _fatto che mi ha riferito più di qualcuno, ma non...

PROCURATORE - Indagini che coinvolgono ovviamente quest'aria di riferimento delle persone di cui stiamo parlando, quindi sanità, dottore CANNIZZARO, insomma vicende che lei ha visto nel procedimento PANIO persona offesa, anche in altri, è emerso qualcosa che potesse avvincere le persone da vincoli di natura massonica? Cioè che la Massoneria possa essere un collante tra alcune dì queste persone?

IANNUZZI Alberto - Beh, insomma, su questa domanda praticamente non saprei... nel senso che...

PROCURATORE - No, magari è uscito in qualche intercettazione, in qualche...

IANNUZZI Alberto - Ricorre spesso questo fatto insomma della Massoneria, insomma di questo. So per esempio che il dottor CANNIZZARO è iscritto alla L=ia Massonica però francamente non so... Una delle chiavi, diciamo una delle letture della vicenda di Elisa CLAPS, per cui appunto ad un certo punto il dottor CANNIZZARO, almeno da quello che alcuni dicono, sembrerebbe è intervenuto per aiutare il padre di Danilo RESTIVO che era il principale... colui che veniva sospettato, insomma, fosse proprio questo tipo di legame insomma. Ovviamente... però, diciamo, -1e di ufficialmente verificabile non sono in grado di riferirle niente.

MARESCIALLO - Dottore mi scusi, alla vicenda Scanzano si ricorda in particolare se quello di cui lei ha r~férito si riferiva per caso all'indagine relativa ai cosiddetti bTgli elettorali, quindi da quello che si è letto nei documenti quell'attività che fu fatta per favorire in qualche maniera tale DI LORENZO nelle elezioni r~gionali, ecc.? Si ricorda se in quel fascicolo emerge qualche soggetto particolareper il quale poi non è stata approfondita l'ind

ggine o cosa? IANNUZZI Alberto - Allora, diciamo, che per quanto

riguarda questa vicenda dei brogli di Scanzano io non me ne sono occupato direttamente, quindi non sono in grado di poter dare un contributo qualificato. Però un po' di tempo -fa uscì un articolo in cui si ipotizzava insomma la mancata iscrizione dell'avvocato Giuseppe LABRIOLA, che è attualmente credo anche il Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Matera. Però nell'appunto, nel registro degli indagati... ma, ripeto, questa è una notizia giornalistica che io ho avuto modo di acquisire. Su cui, tra l'altro, credo che abbia più possibilità di interloquire il coLlega PAVESE insomma che si è occupato insomma di questa vicenda. La mia è una conoscenza non

qualificata..... OMISSIS ".

In merito sempre a tale vicenda riferiva il dr. MONTEMURRO, Sostituto Procuratore della

Repubblica presso il Tribunale di Potenza:

/1 ............ OMISSIS. Così come nell'offica delle - chiedo scusa adesso ritorno alla mancata*

iscrizione del CAPPIELLO - in tale ottica avevo evidenziato all'Ispettorato, nel tentativo di

difenderini da quelli che poi sono gli attacchi quotidiani del Procuratore Generale, un articolo di

stampa apparso sul "Corriere della Sera" che in relazione ad una vicenda inerente un'indagine della dottoressa GENOVESE nei confronti del Sindaco di Scanzano Ionico, ipotizzava - articolo del ---Corrieredella Sera" - ipotizzava una presunta omessa iscrizione da parte della stessa dottoressa GENOVESE. Presunta omessa iscrizione che avrebbe dovuto rúuardare sicuramente un cancelliere della Corte d'Appello di Potenza, presunta mancata iscrizione che avrebbe dovuto ráuardare anche alcuni ap.partenenti al Foro materano, alcuni avvocati appartenenti al Foro materano. Tra l'altro dico auesto perché su questa vicenda sono stato più volte, almeno in un paio di occasioni, presente in Ufficio unitamente alla dottoressa GENOVESE e al dottore GALANTE, su questa vicenda il dottor GALANTE ha più volte invitato la dottoressa GENOVESE, anche con una certa u~genza, a provvedere allkgiornamento di queste iscrizioni. Essendo pubblicamente notorio - poi arriveremo anche agli aspetti televisivi - che il dottor CANNIZZARO partecipa in prima fila, probabilmente nella veste istituzionale di Direttore Generale del San Carlo, a convegni politici dell'asse di sinistra della politica regionale ed essendo altresì abbastanza notorio che il recente incarico della dottoressa

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GENOVESE è fatto assolatamente ascrivibile a quota AN - essendo questo a me noto anche per altre circostanze - avevo evidenziato all'Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia se chi (quindi la dottoressa GENOVESE e il dottor TUFANO) accusano me di illeciti disciplinari di reato, forse non dovessero verificare - e quindi in questo caso pongo lo stesso interrogativo a lei -chi - fossero i soggetti a cui si riferisce il Corriere della Sera nel pubblicamente denunciare la mancata iscrizione, rispetto poi a chi sono i soggetti che hanno consentito la nomina della dottoressa GENOVESE a componente non esterno ma interno della Commissione Parlamentare Antimafia, il che restringe di molto, per quanto è notorio, il campo rispetto alla stessa presenza del Senatore

BUCCICO in quel consesso .... OMISSIS".

Lo stesso dr. MONTEMURRO, in data 24.05.2007, in merito alla medesima vicenda,

riferiva quanto segue:

/1 .... OMISSIS. ADR: Come ho già specificato nella relazione per l'ispettorato del Ministero

della Giustizia consegnata anche al dott. de Magistris, in almeno due occasioni sono stato presente

a colloqui tra il dott. Galante e la d.ssa GENOVESE in cui, nell'ambito di riunioni interne

all'ufflcio della DDA, lo stesso dott. Galante sollecitava la d.ssa GENOVESE a voler provvedere

qll'aggiornamento delle iscrizioni nell'ambito del procedimento relativo ai cosiddetti "Brogli

elettorali di Scanzano". Per il contesto argomentativo ho avuto la possibilità di desumenti che tale

argomento avesse già formato oggetto di precedenti colloqui tra il dott. Galante e la d.ssa

GENOVESE. Tale argomento peraltro di pubblico dominio a seguito di un articolo del Corriere

della Sera.

ADR: Non mi risulta che successivamente alla pubblicazione del citato articolo, il Procuratore Generale abbia richiesto chiarimenti a questo ufficio così come invece sistematicamente è avvenuto ogni qualvolta vi sono stati articoli riguardanti la mia persona e quella del dott. Woodcock.

......... OMISSIS il.

Il dr. PAVESE, G.I.P. presso il Tribunale di Potenza, in merito a tale vicenda, in data

30.3.2007, riferiva quanto segue:

« ............................ -omissis P.M. dott. DE AMGISIRIS - Vogliamo parlare dei procedimenti adesso di

cui si è occupato lei?

PAVESE Rocco - Allora, c'è questo scenario. Sia all'epoca, ma maggiormente ex post, io ho posto l'attenzione sul procedimento cosiddetto dei "brogli di Scanzano". Ora io mi occupai di uno stralcio di questo procedimento perché, in effetti, questo procedimento consta della riunione di numerosi sub-procedimenti. Uno di questi, per ragioni di assegnazione automatica - numerica, lo trattai io ed è preci . samente quello in cui il PM, che era la dottoressa GENOVESE, chiese il sequestro dei seggi elettorali... e c'erano delle intercettazioni in atto, anche ambientali, nei locali dei seggi, poi c'erano delle intercettazioni telefoniche... no? Allora, in quei giorni, cioè nella primavera del 2005, quando si svolsero le elezioni amministrative, io seguii questa vicenda che, da un punto di vista giudiziario, sfo C i . ó i . n u na ri . chiesta di sequestro dei seggi. Io ricordo che strutturai il provvedimento nel senso che doveva essere eseguito, accolsi la tesi accusatoria... - perché c'erano evidenti, non solo fumus dei reati ipotizzati, ma anche gravi indizi di pilotamento delle lezioni - ...e accolsi questa richiesta di sequestro disponendo un sequestro con l'accortezza che venisse eseguito alle ore 15:00, cioè immediatamente dopo la chiusura dei seggi, per non influenzare lo svolgimento delle operazioni elettorali e la libera determinazioni degli elettori. E così avvenne. Successivamente questo provvedimento - che ebbe una risonanza anche a livello nazionale, mi ricordo che il Corriere della Sera ne parlò con un certo rilievo - questo procedimento fu riunito ad un altro, per così dire principale, che spettava, tabellarmente parlando, alla dottoressa ROMANIELLO, il che sfociò poi in una misura ben più importante che fu la misura personale. Ora io ricordo che la misura personale non coinvolse coloro che avevano, come dire, preso parte attivamente alla

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designazione di presidenti di seggio compiacenti. Perché lì cerano delle intercettazioni, che io ricordo bene, in cui era coinvolto anche un cancelliere della locale - parlo di Potenza - Corte di Appello e in cui si diceva:"Nomina questo, nomina quell'altro" i si facevano dei nomi, dei cognomi. Naturalmente mi sembrò anomalo, singolare, non è un procedimento mio quindi maggiori ragguagli potranno certamente essere forniti alla signoria vostra dalla collega Gerardina ROMANIELLO che fu l'estensore del provvedimento. Ma insomma, da quello che io so e ne sono certo, non ci fu richiesta cautelare assolutamente a carico di coloro che avevano svolto, secondo me, una frazione della condotta complessiva, una frazione importante, perché insomma avere dei presidenti di seggio compiacenti mi pare che fosse un elemento fondamentale per poter arrivare a un risultato elettorale utile.

P.M. dott. DE MAGISTRIS - Lei si è fatto un'idea del perché è accaduto questo?

PAVESE Rocco - Beh, certamente.

P . M. dott. DE MAGISTRIS - Ce la può esternare visto chefa parte anche dell'indagine nostra? PAVESE Rocco - Certamente è un atto di riguardo.

P. M. dott. DE MAGISTRIS - In particolare poi introduco - le dico anche questo - un tema sul quale stiamo investigando, sui rapporti in particolare tra la GENOVESE e il marito CANNIZZARO con alcuni esponenti anche importanti sia della politica che dell'avvocatura. Mi riferisco all'avvocato BUCCICO, all'avvocato LABRIOLA e altri.

PAVESE Rocco - Si, perché pare che uno degli interlocutori fosse proprio l'avvocato LABRIOLA che notoriamente è assai vicino, in Matera, ma in tutta la Basificata, alla figura dell'avvocato BUCCICO che è notoriamente un esponente di AN molto importante. E chiaro che io intesi questo fatto come lo avrebbe inteso un quisque de populo, cioè come un atto di riguardo nei favori di un livello politico amministrativo, del notabilato di un livello superiore che non era il caso di toccare. Questo è... senza volere fare particolari illazioni mi pare che sia proprio in re ipsa.

P.M. dott. DE MAGISTRIS - Oltre ad un ambito politico si può parlare anche o le consta di un ambito di legami massonici tra alcune di queste persone?

PAVESE Rocco - Se ne parla, se ne parla molto, è un tema ricorrente in Basilicata e certamente io devo dire che esaminando tutte le vicende Lucane - come funziona o come non funziona la giustizia, comefunziona l'amministrazione o come nonfunziona l'amministrazione della politica -devo dire che queste voci hanno certamente un fondo di verosimiglianza, forte verosimiglianza, perché sembra che chi ha degli agganci riesce a risolvere i propri problemi, chi non ha agganci, pur avendo ragione da vendere, non li risolve. Naturalmente questa che ho appenafatto è una riflessione generale, poi in dettaglio io non sono in grado di... Si potrebbe dire che la vicenda '1ena". ad osservare freddamente il dettaglio, è uno dei casi in cui questi legami, queste amicizie, queste vicinanze, si sono poi estrinsecate in condotte concrete, perché ci fu all'unisono una reazione della stampa, reazione della stampa contro la magistratura che procedeva, sia inquirente che anche giudicante. Si potrebbe dire questo. Si può dire che anche sulla vicenda dei brogli elettorali di Scanzano si colpì una frazione soltanto di coloro che avevano preso parte a questa più ampia

vicenda illecita, forse quella che non si poteva non colpire, devo ritenere …omissis

Riferiva, quindi, in data 12.5.2007, la dr.ssa ROMANIELLO, C.I.P. presso il Tribunale di Potenza, che si era occupata, nell'ambito delle sue funzioni, della vicenda cosiddetta "brogli di Scanzano" emettendo nell'ambito della stessa misura cautelare personale a carico di numerosi soggetti:

"........................................................................................................... OMISSIS.

P.M. dott. DE MAGISTRIS . ............................................................ OMISSIS. A noi risulta, in

particolare, che lei si è occupata, quale GIP, di una vicenda che ha portato anche alla emissione di

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una ordinanza di custodia cautelare riguardante i cosiddetti brogli nel Comune di Scanzano Ionico. Ci vuole illustrare un po' questo? Il PM dovrebbe essere stata la dottoressa GENOVESE.

ROMANIELLO Gerardina - Sì, unitamente al Procuratore GALANTE.

P.M. dott. DE AMGISTRIS - Unitamente al Procuratore GALANTE. Ricorda un po' la vicenda? Ovviamente a noi non interessa la ricostruzione del fatto, anche perché abbiamo disposto ed abbiamo acquisito una serie di atti, ci interessa sapere più che altro se lei ha rilevato delle anomalie o dei fatti curiosi, particolari, che possono essere interesse di questo ufficio, che non hanno magari formato oggetto di un approfondimento investigativo dovuto o che dalle intercettazioni sono risultati deifatti che poi hanno avuto un inusuale sviluppo o un'assenza di sviluppo investigativo.

ROMANIELLO Gerardina - Dunque, diciamo che di quel procedimento sui brogli elettorali io ho curato la parte relativa all'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare, la parte immediatamente precedente era stata curata dal dottor PAVESE che emise un provvedimento di sequestro preventivo delle schede elettorali. La vicenda riguardante il Sindaco ALTIERI riguardava più procedimenti. Dopo il sequestro questi procedimenti furono riuniti e quindi ci fu questa richiesta di misura cautelare nel maggio 2005 a carico, se non erro, di quindici, venti persone: scrutatori, presidenti di seggio e, appunto, il Sindaco, il vice Sindaco e alcuni componenti della Giunta di Scanzano Ionico. Diciamo che nelle intercettazioni erano coinvolti, erano state intercettate telefonate del Sindaco ALTIERI con un funzionario della Corte D'Appello di Potenza (Eugenia LO NIGRO) e che a sua volta aveva parlato con un avvocato delforo di Matera (LABRIOLA), e anche contatti telefonici tra ALTIERI e LABRIOLA. La misura cautelare non riguardava né l'avvocato LABRIOLA né questo funzionario. Negli atti, diciamo, come esposizione della richiesta, neppure il pubblico ministero aveva evidenziato aspetti di liceità penale attinenti, diciamo, a queste due persone.

P.M. dott. DE AUGISTRIS - Erano iscritte al modello 21 queste due persone?

RONIANIELLO Gerardina - Guardi, che io ricordi, diciamo che questo aspetto immediatamente io non l'ho rilevato, per un motivo. diciamo per più motivi. Uno di questi è che le telefonate tra ALTIERI e la dottoressa LO NIGRO riguardavano segnalazioni per la nomina di presidente di seggio. L'accusa per ALTIERI era di broglio elettorale. Poi l'avvocato LABRIOLA, dopo l'emissione dell'ordffianza lui difese non mi ricordo chi, o uno o più indagati, quando lo vidi rimasi sorpresa perché, diciamo, anche per ragioni di opportunità - a prescindere dalla rilevanza penale del suo comportamento - rimasi sorpresaforse in relazione all'accettazione del mandato difensivo. Elementi di liceità io non ne ho immediatamente rilevati perché altrimenti li avrei segnalati, quantomeno insomma avrei scritto qualcosa, nella mia ordinanza avrei evidenziato questi aspetti. D'altra parte l'indagine non era neanche conclusa. Diciamo che lì per lì, in quel momento, si poteva anche pensare che sifosse trattato di una semplice segnalazione.

P.M. dott. DE AUGISTRIS - Dopo l'ordinanza su questi aspetti riguardanti LO NIGRO e LABRIOLA ci sono stati sviluppi investigativi che lei sappia?

ROMANIELLO Gerardina - Guardi, che io so no, perché praticamente la vicenda con l'emissione dell'ordffianza e gli interrogatori di garanzia, poi non mi è più giunto insomma nessuna richiesta se noforse qualche richiesta di proroga.

P.M. dott. DE AIAGISTRIS - Quindi lei, appunto, non ha avuto più richieste ... ? ROMANIELLO Gerardina - No, no, no, richieste in quel senso no.

P.M. dott. DE MAGISTRIS - -che abbiano interessato l'ufficio GIP?

ROMANIELLO Gerardina - No, la richiesta di misura cautelare riguardava varie persone. Io per alcuni scrutatori non accolsi la richiesta perché non emergevano dagli atti una diretta partecipazione o una consapevolezza per quanto riguarda i brogli. Vi era anche una richiesta di misura cautelare per il consigliere DI LORENZO, però anche per quella posizione, diciamo, gli indizi di reato da me valutati, non portavano... e infatti rigettai, feci il rigetto anche per...

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P.M. dott. DE MAGISTRIS - Erano numerose le conversazioni telefoniche che riguardavano l'avvocato LABRIOLA?

ROMANIELLO Gerardina - Mah, penso... guardi... così, a memoria, un tre o quattro, però se vuole nell'ordinanza...

P.M. dott. DE MAGISTRIS - Si va bene, poi su questo...

ROMANIELLO Gerardina - Diciamo che per l'avvocato LABRIOLA e per Eugenia LO NIGRO almeno io, in quel momento, non ho rilevato elementi che potessero portare una dimostrazione della loro consapevolezza e della loro partecipazione, perché ... OMISSIS ".

Il dr. GALANTE, in sede di interrogatorio, riscontrava le sollecitazioni che egli avrebbe effettuato nei confronti della dr.ssa GENOVESE finalizzate all'aggiornamento delle iscrizioni degli indagati nel procedimento penale relativo ai cosiddetti "brogli di Scanzano". Emergeva la circostanza secondo la quale la dr.ssa GENOVESE non ha mai riferito al dr. GALANTE circa la posizione dell'avv. LABRIOLA. Circostanza questa che conferma, ulteriormente, la volontà da parte della GENOVESE di voler "occultare" la posizione dell'Avv. LABRIOLA, tenuto, altresì, conto del fatto che le indagini, sarebbero ,,tate interamente condotte dalla medesima.

Il dr. GALANTE riferiva quanto di seguito riportato:

............. OMISSIS. M.llo AMSARDO - Perfetto. Allora, dottore GALANTE, ora cambiamo

argomento. Noi vorremmo capire, per quello che è a sua conoscenza naturalmente, perché non

sappiamo se lo ha seguito lei quel tipo procedimento penale...

GALANTE Giuseppe - Scanzano.

M.llo MUSARDO - Scanzano Ionico, i brogli elettorali di Scanzano Ionico. Per quello che è a sua

conoscenza, ci riferisce eventuali anomalie che ha notato in questo procedimento penale? Ovvero

relativamente a - da quello che è potuto emergere - mancate iscrizioni di alcuni soggetti nel

registro degli indagati, se è di sua conoscenza chi fossero questi soggetti, perché non sono stati

iscritti e se in qualche maniera lei ha sollecitato il magistrato delegato (la dottoressa GENOVESE)

a questa iscrizione.

GALANTE Giuseppe - Dunque, io posso riferire gli eventi che attengono al procedimento

cosiddetto "Brogli di Scanzano Ionico" sino al 6 marzo del 2006. Fu la data in cui - apro questa

piccola parentesi - occasionalmente ebbi a scoprire che il Consigliere Regionale di AN, si chiama DI

LORENZO, aveva sposato la figlia di una mia cugina. Non lo sapevo! Siete padroni di credermi, il

Procuratore Generale è padrone di credermi, io lo affermo, io non conoscevo questa circostanza. Era

accaduto che la sera - ricordo perfettamente la data, del 6 marzo - mi abbia telefonato mia cugina

che vive a Mottola in provincia di Bari, dopo venti anni che non ci sentivamo - i rapporti erano, per

così dire, rotti - e con uno stato di apprensione mi chiedeva notizie in ordine al genero. Dico:

Scusa - si chiama Isa, Isabella - Isa ma chi è tuo genero? ". "Come non lo sai? E' il marito di mia

figlia, di Titti e cioè il Consigliere Regionale di AN". 'Io sto apprendendo in questo momento. Ora

tu sai perfettamente che non sono venuto né al matrimonio di tuafiglia, non so alcunché di questa

situazione, va bene apprendo che il Consigliere Regionale DI LORENZO è il marito di tua figlia.

Naturalmente non ti posso dire nulla in ordine al procedimento". Cercai di tranquillizzarla.

M.llo MUSARDO - Perché all'epoca già era venutofuori, insomma... era stata eseguita la misura

cautelare.

GALANTE Giuseppe - Certo. Alchè, il giorno dopo, io rappresentai per iscritto questa situazione

al Procuratore Generale il quale, dopo una interlocutoria, una missiva interlocutoria, accolse la mia

astensione e nominò al mio posto il dottor Francesco BASENTINI che da quel momento in poi ha

condotto il procedimento insieme alla dottoressa GENOVESE.

M.Ilo MUSARDO - La GENOVESE era delegata anche?

GALANTE Giuseppe - Era delegata già dal primo

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momento e ha svolto, sostanzialmente, tutte le indagini, sia quelle di carattere tecnico, intercettazioni telefoniche in particolare, sia quelle di carattere testimoniale, di assunzioni di informazioni e di acquisizioni documentali. Gli arresti furono fatti, mi pare, nell'aprile del 2005 quando io, coincidenza volle, ero fuori per un viaggio, ero negli Stati Uniti. Cosa accadeva? Molto dopo, cioè credo nella seconda parte del 2005, io poi... Vabbè gli arresti furono fatti..., ovviamente gli atti a rilevanza esterna del procedimento portano la mia firma ovviamente, oltre quella della dottoressa GENOVESE, però le indagini sono state svolte sostanzialmente e prevalentemente da lei. La dottoressa GENOVESE poi, dopo gli arresti, dopo tutto il clamore che ne venne fuori, mi portò a conoscenza che vi erano delle particolari intercettazioni telefoniche nel novero di tutto il materiale intercettativo e alcune intercettazioni telefoniche riguardavano un funzionario della Corte di Appello di Potenza, la dottoressa Eugenia LO NIGRO, peraltro di Matera, che aveva interloquito con l'allora Sindaco ALTIERI di Scanzano Ionico in ordine alla attribuzione...

M.Ilo MUSARDO - Che è stato poi arrestato.

GALANTE Giuseppe - Che noi abbiamo arrestato insieme ad altri. In ordine alle attribuzioni delle cariche di Presidente, Segretario, in questo o in quel seggio, vi sono tre quattro intercettazioni abbastanza, diciamo, problematiche, ecco, diciamo così. E in quel momento - ma credo che siamo quasi alla fine del 2005 perché prima io non avevo preso visione delle intercettazioni telefoniche o perché non erano state ancora sbobinate o perché non mi ricordo se queste erano nella richiesta di ordinanza cautelare, non lo so dire veramente perché non me lo ricordo, sinceramente non me lo ricordo - in quel momento presi visione di questo materiale e prospettai alla dottoressa GENOVESE la opportunità che la posizione della dottoressa LO NIGRO era da valutare.

M.Ilo MUSARDO - Mi scusi se la interrompo dottor GALANTE, ma era solo questa dottoressa LO NIGRO o c'erano anche degli avvocati?

GALANTE Giuseppe - Della questione dell'avvocato

LABRIOLA io sinceramente ho appreso dalla stampa, non ho memoria né visiva né memoria tecnica della presenza o di intercettazioni o di interventi dell'avvocato LABRIOLA in questo procedimento.

M.Ilo AWSARDO - Perché non gli furono riferiti dalla dottoressa GENOVESE, presumo, eventuali ...? Se ci sono. comunque non le sono stati riferiti dalla dottoressa GENOVESE?

GALANTE Giuseppe - Credo proprio di no. Ma stiamo parlando dell'avvocato LABRIOLA? .V..llo MUSARDO - Sì.

GALANTE Giuseppe - Oh.

M.Ilo MUSARDO - Lei può dire con estrema certezza di aver, in qualche maniera, avvicinato il brogliaccio, trascrizioni e riscontrare stasera che non vi erano intercettazioni dell'avvocato LABRIOLA che potessero indurre all'eventuale iscrizione dello stesso?

GALANTE Giuseppe - Che io abbia visto i brogliacci, no, assolutamente.

M.llo MUSARDO - Lei non ha cognizione tecnica di tutte le intercettazioni che sono state fatte?

GALANTE Giuseppe - No, assolutamente no. lo ho cognizione soltanto delle intercettazioni con la dottoressa LO NIGRO perché- le spiego perché- perché la dottoressa GENOVESE mi portò...

M. llo MUSARDO - Gliela portò in visione.

GALANTE Giuseppe - Ma non il brogliaccio, mi portò la trascrizione, quelle tre, quattro telefonate.

M.Ilo MUSARDO - Non le pose in visione nessun'altra intercettazione?

GALANTE Giuseppe - No, per l'avvocato LABRIOLA sono ragionevolmente certo di no, tanto è vero che io ho appreso di questa posizione, diciamo così, dell'avvocato LABRIOLA - che non so neanche tecnicamente quale sia, in che cosa sia consistita - credo dagli organi di stampa, in particolare, debbo dire, in quel giornalaccio che si stampa a Matera 'Il Resto" di cui è giornalista o cronista tale PICCENNA che io ho già querelato sei sette volte presso il vostro ufficio.



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permalink | inviato da associazionencl il 30/9/2008 alle 21:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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