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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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noicittadinilucani@alice.it

 

 

  

 

 

 

 

  

 

  

 
 

 

  
  

 

 

 

  

  

 

 

 

   

 

 

 

 


 



 
 

 

 


 

 

 
 

 


 


 


 


 


 

 


 


 


 


 


 


 


 


 

 


 

 


 





 

 

POLITICA
TOGHE LUCANE: LA GIUSTIZIA E' ORMAI UN'OPINIONE
25 marzo 2011

Mettiamo che ci sia un terremoto; mettiamo che all’improvviso si comincino a sgretolare le case, quelle case i cui muri si erano a poco a poco già riempiti di crepe; mettiamo che le strade si aprano, che i ponti crollino. Mettiamo pure che il presagio della catastrofe imminente già fosse nell’aria da tempo, sussurrato nei vicoli, tramandato da mesi, da anni, di bocca in bocca, di paese in città. Alla fine la terra trema e trema forte. Ci si guarda intorno, non c’è quasi più nulla al suo posto, tutto è disfatto e spettrale. E’ ovvio –tutti pensano- col terremoto che c’è stato. Ma mettiamo anche che per caso il fior fiore degli esperti venga a dire che non c’è stato nessun terremoto, nessuna scossa, non c’è epicentro, nessun cratere. Eppure è tutto a terra, tutto è crollato. Ma quegli esperti sono i migliori, il massimo che c’è: bisogna credergli. Tutto, però, rimane tetramente a terra.

L’inchiesta Toghe lucane oggi appare così: un effetto senza causa, una catastrofe senza l’evento disastroso, un crollo totale privo di un qualsiasi sisma. Difficile da credere, difficile da metabolizzare, difficile da collocare in un qualunque rapporto con la parola verità. E non perché si vogliano gli indiziati per forza colpevoli (le indagini si fanno apposta per stabilire il vero), e nemmeno per affezione a quel giustizialismo che troppo spesso è figlio di un’inevasa aspettativa di legalità, ma solo perché ci sarebbe necessità di capire che cosa è successo e quale fiducia si può avere in un sistema di giustizia che ha maglie così larghe da consentire che due giudici, partendo dalle stesse questioni ed esaminando le medesime carte, possano giungere a conclusioni diametralmente opposte come se tra assoluzione e condanna ci passasse solo un pelo; come se credere al primo o al secondo di quei giudici passasse per una scelta di gusto, di campanilismo o di tifoserie. Come se fosse normale che in questo Paese, dove in un giorno all’anno si marcia per la legalità e negli altri 364 si marcia sopra la legalità, resti affidato ai cittadini il compito di leggersi gli atti e valutare quello di cui gli addetti ai lavori hanno già detto tutto e il contrario di tutto.

Il silenzio della gente può nascere da qui, da questo sconcerto, da questo drive-in tribunalesco, da questo sentenziare pret a porter, da questa triste contemplazione di macerie di cui nessuno oggi intende spiegare l’origine.
Il no comment di Luigi De Magistris oggi non basta ed è un affronto più per chi ha creduto in lui e lo ha sostenuto che per quanti a torto o a ragione hanno subito le sue indagini. Non ci serve un Belisario che, con la stessa saggezza dei medici di Pinocchio, con aria grave dichiara al TgR che se il malato non è vivo è certamente morto; nemmeno ci interessa il perdono di Cannizzaro a chi l’ha fatto soffrire. Ci interessa sapere, invece, se in questa faccenda sono tutti colpevoli come Tortora o piuttosto innocenti come Andreotti, se qualcuno ha sbagliato e chi. Ci interessa sapere in cosa più possiamo credere ancora noi che tra le mani abbiamo solo polvere e vediamo intorno disfacimento e cancrena, perché di questo o di altri terremoti gli effetti si vedono, ma non c’è sismografo in questa regione che ne registri le onde. Non c’è da meravigliarsi, pertanto, se nasce la superstizione laddove si demonizza la “scienza”, se dove si nega l’azione dell’uomo, si paventa la presenza di fantasmi.
 
Un’altra riflessione tocca, più che alla gente, alla classe politica di questa terra, perché finalmente faccia qualcosa e la smetta di invocare la magistratura ad ogni pie’ sospinto. Che le cose non vanno come dovrebbero è chiaro ormai a tutti; che qui più che altrove domini incontrastato un ripugnante e trasversale sistema di clientele non deve venire a dircelo un giudice, ce lo dice la cronaca di tutti i giorni; non è pertanto più sopportabile che di fronte a qualche sponsorizzazione abnorme o a qualche promozione sospetta qualcuno dica alla gente di denunciare, perché se la storia è maestra di vita, una cosa ci è stata insegnata: la giustizia è ormai mera opinione e che ciò accada per l’imbecillità dei giudici o per la perfezione dei delinquenti poco importa. L’amaro lucano alla fine ci resta, ma senza neanche proprietà digestive.
 
               Anna R. G. Rivelli
diritti
DUBITARE
2 luglio 2009

 
Se nessuno ha titolo a dubitare della capacità e della buona fede del pm Capomolla, nessuno ha titolo a dubitare della buona fede e della capacità dell'ex pm De Magistris. Ma se si dubita, si può dubitare di entrambi. A volte per conoscere la verità non basta nemmeno leggere gli atti; bisogna aspettare gli eventi purtroppo ... come a Viareggio.
TOGHE LUCANE
30 settembre 2008
POLITICA
MARINA(A)GRA
22 aprile 2008


Una storia senza punto e a capo, ma con molti punti interrogativi quella di Marinagri. Il dossier del sequestro conta più di quattrocento pagine, pagine che andrebbero lette in maniera approfondita prima di esprimere giudizi. I cittadini lo sanno, non altrettanto chi si lancia in difese d’ufficio quasi in caduta libera, quasi come se sapesse o sospettasse che alla fine la morale sarà sempre la stessa. Il paradosso è che mentre, come è giusto, si presume sempre l’innocenza di quanti sono indagati, sempre evidentemente si continua a presumere una qualche forma di insania per chi indaga senza dribblare laddove la giustizia potrebbe essere proficuamente applicata senza dare disturbo. Bisogna ritenere, pertanto, che il maggiore senso di responsabilità lo stiano dimostrando i cittadini. Il movimento dal basso che in Basilicata sosteneva De Magistris, e che può sembrare sparito, sta forse solo sottolineando che il suo non era tifo (come molti si erano affrettati a dire), ma solo legittima richiesta di avere risposte certe e di averle proprio da chi, come in questo caso il pm De Magistris, ha evidenziato dubbi e non magari, mettendo in campo qualche provvedimento urgente, da chi vive di certezze e ha verità rivelate per fede o fedele appartenenza.

I cittadini aspettano, dunque, con un’apprensione che tiene in conto tutti i risvolti della vicenda, compreso quello che riguarda il destino delle maestranze del cantiere posto sotto sequestro, e con una consapevolezza che impedisce di dividere a priori i buoni e i cattivi, di stabilire per Partito preso chi ha torto e chi ha ragione. I cittadini chiedono di leggere quelle quattrocento pagine indigeste, senza che, in un’ottica o nell’altra, siano omogeneizzate e rese più “digeribili”.

In realtà basta solo un po’ di buon senso per credere che non per forza sono tutti colpevoli e che non di certo sono tutti kamikaze gli inquirenti.

diritti
CHI STA CON GLI UOMINI LIBERI
31 marzo 2008

 



Continuano (per fortuna!!!)  gli attestati di solidarietà a Maurizio Bolognetti e a Paride Leporace; sono il segnale confortante di una società civile ancora viva e di una politica non tutta da buttare alle ortiche.
Pubblichiamo di seguito il comunicato dell'On. Felice Belisario; ci fa piacere che si schieri senza mezzi termini in difesa della libertà di stampa e di opinione. E dire che, come dipietrista, è annoverato tra i forcaioli ed i giustizialisti. Domanda: dove sono in questa occasione i liberali, liberisti, garantisti eccc. ecc.....?
Grazie all'On. Belisario. Aspettiamo gli altri a braccia aperte.




BELISARIO (IDV): POLITICA E LIBERTA' DI STAMPA A RISCHIO CENSURA

“Quanto è successo a Maurizio Bolognetti, segretario dei radicali lucani, è causa di profonda preoccupazione e la dice lunga sulla libertà di stampa troppo spesso negata”. Lo afferma l’On. Felice Belisario, Coordinatore Nazionale IdV a proposito dell’indagine giudiziaria avviata dalla Procura di Matera contro Bolognetti ed il direttore de “Il Quotidiano della Basilicata” Leporace”.

“È assurdo ed illiberale –prosegue Belisario- che Bolognetti sia indagato per domande di buon senso poste al Questore e al Procuratore della Repubblica di Matera e il giornalista, invece, per averle ospitate sul suo quotidiano”.

“Insomma -conclude il parlamentare- il filone “toghe lucane” merita un approfondimento immediato che avverrà con la chiusura delle indagini in corso a Catanzaro e a Salerno”.

L’Ufficio Stampa –  www.felicebelisario.it






 

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