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noicittadinilucani
Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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SOCIETA'
AMARO NOSTRO
3 settembre 2010

LAVORO
ET FIAT DUX
27 agosto 2010

  
 

Il pericolo è l’odio di classe che, da un certo punto di vista, sarebbe persino auspicabile, se servisse a smuovere un po’ le coscienze e a far venir fuori il coraggio. Guarda caso siamo tutti per la non violenza ( per fortuna), ma la violenza c’è ed è unilaterale. Il coraggio dei padroni si chiama sopruso e il sopruso è violenza. E la violenza non è nei muscoli, è negli atti ed è nelle parole. La vicenda dei tre operai di Melfi è emblematica; la presa di posizione della dirigenza della Fiat va demolita subito, perché l’Italia non torni indietro di secoli. Stiamo apprendendo dai cinesi: sfruttamento e dignità zero.

Questo Governo, mobilitato sine die in attesa delle possibili imminenti elezioni, ha dimostrato di aver ben altre priorità e dibatte e si accorda e si scontra solo nell’ambito del privilegio di pochi; la povertà crescente, la disoccupazione non sono nei suoi pensieri. Non può non venire in mente la tavola riccamente imbandita nel castello di Don Rodrigo dove i commensali, signorotti e notabili, discutevano della carestia come di un’invenzione dovuta ai fornai usi a nascondere la farina per farne lievitare il prezzo. Anche per l’Italia la crisi è un’invenzione; un’invenzione dei comunisti e dei detrattori del Premier. Ma il Manzoni ci ha avvisati; il pane non si toglie, perché la fame è la madre della rivolta.

Nel caso Melfi c’è una sentenza e le sentenze vanno rispettate da tutti, anche dai padroni e specialmente da quei padroni che hanno usufruito di vantaggi e aiuti da parte dello Stato; della Fiat, insomma, gli italiani tutti sono quasi azionisti e dovrebbero avere più voce in capitolo; ma “Quella di Marchionne è una scelta coraggiosa. Si devono rispettare le sentenze ma anche le aziende”: è il Ministro Gelmini che parla, il Ministro che ha sulla coscienza l’ennesimo sfascio della scuola pubblica e il licenziamento di centinaia di migliaia di precari, la nordista abilitata in Calabria, la neomamma che torna al lavoro subito tanto col suo stipendio può anche comprarsi un asilo nido. Che la testa ce l’abbia solo per tenere ben separate le orecchie, la Mariastella, insomma, lo ha dimostrato più volte, ma sulla vicenda Melfi ha superato se stessa. Che il Ministro della Pubblica Istruzione (quel Ministro che accusa gli insegnanti di trascurare l’educazione civica a scuola) legittimi un abuso contro i lavoratori e promuova un comportamento illegale è il peggio (e ce lo dobbiamo pure augurare) che ci si possa aspettare. Rientra forse nel progetto educativo del regime berlusconiano: lavaggio del cervello, assassinio della cultura, schiavismo. Non si può leggere diversamente: il Ministro Gelmini vuole che imparino tutti a piegare la testa e ad essere schiavi, perché la legge è uguale per tutti, ma la ragione deve essere sempre del più forte. Lo scriverà nei nuovi libri di storia. Gli insegnanti, tanto, non la faranno studiare.

                                   Anna R.G. Rivelli


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