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noicittadinilucani
Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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POLITICA
E' KRAMER CONTRO KRAMER
30 luglio 2013


Con uno storyboard da “Kramer contro Kramer” il Pd lucano prepara la sceneggiatura delle prossime elezioni regionali senza tuttavia essere in grado di lasciar presagire quel finale soffertamente giusto che ha caratterizzato il capolavoro cinematografico. Evidentemente a restarsene per anni sul set della politica si acquisisce un punto di vista parziale e deformato dalla necessità di non licenziare le “maestranze” che in un modo o nell’altro hanno reso possibili gli antichi successi; deve essere così per forza, altrimenti non si spiegherebbe la distanza che continua ad accumularsi tra le preoccupazioni dei signori della politica e quelle dei cittadini comuni, cittadini  dai quali persino Folino il Terribile sembra voler prendere le distanze quando afferma di non porsi il problema dell’incandidabilità degli indagati, ma di registrare che il problema se lo pone la gente. In verità i problemi che si pone la gente sembrano essere assai più concreti di quelli che vengono posti nelle modaiole dirette streaming che rendono trasparente la parte in fondo  meno importante di una gestione politica che è stata quanto mai opaca e vessatoria per la nostra regione. Il senatore Margiotta ( che tweetterà allegramente contro quello che sto per dire, continuando invece a tacere sulle domande che direttamente gli pongo) ha ancora il coraggio di sponsorizzare De Filippo “per ricominciare da chi ha messo il punto e a capo”, dimostrando non solo superficiale conoscenza delle regole della buona scrittura ( il punto e a capo si usa quando si passa ad una diversa sequenza narrativa), ma anche scarso approfondimento di certe questioni che non possono essere viste di buon occhio da chi come lui ( e come tutti nel suo partito) ci vuol convincere di quanto gli stia a cuore la  questione morale. La promozione del collaboratore “pasticcione”, su cui l’ex governatore tende a scaricare i suoi problemi di francobolli, altro non appare che un sistema Olgettine in miniatura e non dovrebbe sfuggire all’acume di un senatore come non è rimasto ignoto all’attenzione di un giornalista. Né si può chiedere ai potenziali elettori del Pd di scandalizzarsi del Cavaliere e chiudere gli occhi su quello che non si rassegna a rimanere un fante nell’agone lucano, dimissionario per proiezione romana, appiedato dalle esitazioni di Letta e dal traballamento continuo delle larghe intese.

In realtà Vincenzo Folino ha ragione; la questione degli indagati la gente se la pone, eccome, e non certo per quel sentimento che alla maniera spicciola si tende a bollare come giustizialista o populista, ma per tutti quei disprezzati dubbi che le jacqueries lucane vedono ora legittimati e riconosciuti nelle argomentazioni giudiziarie. La restituzione dei soldi senza il riconoscimento della responsabilità, l’arroganza del “chi sono io”, la giustizia per ricchi, le norme tese ad aggirare i controlli: tutte queste cose non erano sfuggite al buon senso di chi è suo malgrado attore non protagonista in una pagina nera della nostra storia. La gente non vuole vedere nessuno in galera (non fosse altro perché dovrebbe continuare a mantenere chi a spese della collettività si è già mantenuto abbastanza), ma quaranta rinviati a giudizio sono assai più che una faccenda di responsabilità personali, sono piuttosto la catena doppia e trasversale di un dna malato che non lascia speranza di sopravvivenza.

Primarie o non primarie, molti elettori di sinistra (di una sinistra ancora autentica) sembrano ormai più curiosi di sapere per chi non andranno a votare di quanto non appaiano invece speranzosi di veder uscire la squadra ideale dal cilindro di cotanti sarti illusionisti che rivoltano colletti e cappotti per poterli spacciare per nuovi. Sarebbe intelligente arrendersi all’evidenza e fare scelte radicalmente coraggiose: arrendersi, almeno quando si è circondati da se stessi.

                           Anna R. G. Rivelli

POLITICA
LO SDEGNO NON SCEMA, LA FIDUCIA SI'
15 luglio 2013

Cara Lucia,

sul Quotidiano di questa domenica un trafiletto in pagina politica ha attirato la mia attenzione assai più della solita bagarre spartizionista che per molti cittadini è ormai oggetto di disgusto più che di interesse. L’autore del brevissimo scritto si domandava se, dopo i giorni di fuoco di Rimborsopoli, lo sdegno della gente sia scemato fino a mitigare “i giudizi e soprattutto il clima forcaiolo”, nonché a cancellare il dibattito su tanto scandalo. In effetti dovremmo supporre che le elezioni di novembre saranno la conseguenza del famigerato festival regionale degli scontrini, ma la vicenda defilippiana lascia molti interrogativi sulla reale causa delle dimissioni del Governatore ed ancora una volta ci suggerisce l’idea che i lucani sono l’ultima preoccupazione del partito regione. Per questo non è difficile accorgersi che da Rimborsopoli ad oggi, lungo l’asse di un percorso cominciato già da molto tempo, non è diminuito lo sdegno, ma è aumentato il senso di sfiducia ed è scemata fino quasi ad annientarsi la speranza che si possa cambiare veramente qualcosa attraverso azioni democratiche. Le molte cose che tu stessa denunci sul tuo giornale, le troppe cose che aleggiano senza che nessuno abbia il coraggio di scriverle (visto che, tra l’altro, la querela è diventata una specie di replica attesa), ci dicono che in realtà la democrazia esiste solo nelle parole, che non tutti siamo uguali davanti alle istituzioni e che essere figlio o affiliato di un Qualcunissimo è sempre più vantaggioso che non esserlo. E allora, il dibattito lo manteniamo vivo a che pro? Per dar modo al tizio o al caio di rafforzare la propria immagine di martire inventandosi risposte potteriane? Per far sì che tutti si dichiarino sereni e fiduciosi nella Magistratura? O perché magari accusino i magistrati di entrare a gamba tesa nelle vicende politiche? Sta di fatto che, per quanto sia orribile a dirsi, non è la Magistratura che si appropria del ruolo della politica, ma è l’onanismo di questa nostra politica che rende necessario l’intervento della legge. La vicenda oscena dei rimborsi non poteva forse essere evitata o corretta politicamente? Ed oggi c’è davvero bisogno di aspettare assoluzioni e condanne, o non basterebbe una classe politica seria che cernesse da sé ? Sicuramente provoloni silani, parquet, week end e feste di comunione resterebbero nel setaccio senza incomodare il tribunale. E invece mentre cotanti statisti regionali fanno a randellate tre loro ( l’ambizione di ognuno, Lucia, sarebbe sacrosanta se la prima ambizione di tutti fosse il bene comune), la Magistratura ha definito la questione del dott. Carlo Gaudiano che, dopo anni di tribolazione, ha finalmente ottenuto un risarcimento economico ed attende (ancora attende!) il pieno ripristino del ruolo che gli è dovuto. Va ricordato che il risarcimento economico è stato ottenuto solo per via giudiziaria con il sequestro dei soldi dei ticket sanitari (cioè con il sequestro dei nostri soldi), nonostante ancora il 18 marzo scorso la IV commissione regionale, audendo il dott. Gaudiano, s’indignava dell’incredibile vicenda ( creata e resa infinita dalla stessa politica), prometteva azioni e si impegnava in risoluzioni che sono rimaste chiacchiere volanti nell’aula. Ne hai per caso sentito tu uno, uno solo dei nostri aspiranti redentori della Basilicata, dire che quelle migliaia di euro di risarcimento ( chiamiamolo così, ma un danno decennale non sarà mai risarcito del tutto) bisognerebbe che le pagasse chi ha causato il danno? O uno che ha avuto il coraggio di dire a gran voce nomi e cognomi dei colpevoli? Io sento (e con me molti altri) solo un insopportabile sfrigolio di aria; vedo uno struscio di J.R. lucanioti nelle vetrine nazionali ed un wrestling di compagni di partito che si affrontano sui palchi. Poi ascolto i ragazzi appena “maturi”. Quando noi avevamo la loro età, Lucia, ci proiettavamo in un domani, avevamo le idee chiare su quello che volevamo e ci mettevamo in marcia per ottenerlo; non è importante che ci siamo riusciti o meno; era importante vedersi nel futuro e credere che acciuffarlo o no dipendeva soltanto da noi. I ragazzi di oggi non si affacciano neanche più alla finestra perché hanno paura di accorgersi che sono in un deserto; sanno che non potranno permettersi università troppo costose, che non supereranno i test senza avere un’ottima spinta e che lavoreranno a stento, se gli va bene, e non faranno carriera senza un mammasantissima alle spalle. I ragazzi di oggi non sono solo quelli che si specializzano a spese della Regione con i soldi di papino in tasca, sono quelli resi feroci da una competizione che in premio ha comunque il nulla, o resi indolenti dal bisogno di sopravvivere nascosti in una menzogna.

Non è scemato lo sdegno, Lucia. Non si sente perché ormai è un ultrasuono.

       Anna R. G. Rivelli



POLITICA
COME GAGLIOFFI DI PERIFERIA
28 aprile 2013
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Una storia da straccioni. Una storia di cui si potrebbe dire tanto che alla fine le parole vengono a mancare. Un plumbeo crepuscolo, quello lucano, che tenta impossibili parabole di luce nella raffica di negazioni poetico-filosofiche di un forse ex governatore. “Non chiederci la parola...”. “Né ridere né piangere…”. Uno scontrino con richiesta di rimborso per l’acquisto di un pacchetto di chewingum ci resta come monumento alla miseria umana, alla meschinità tracotante eretta a sistema e stile di vita da una classe politica incapace che rivela oggi tutta la propria insulsa mediocrità. E poco importa parlare di chi ti guardava sempre dall’alto in basso arroccata sopra i tacchi di Gucci piuttosto che di chi, appena prima del suo arresto, blaterava dell’anima cattolica della sinistra, forse di quella stessa anima tanto cattolica da aver “preteso” le spese per la pia cresima di un nipote. E nemmeno fa differenza se con i soldi dei cittadini è stata pagata qualche “assistenza estemporanea” piuttosto che qualche decina di metri di parquet, qualche viaggio relax piuttosto che un treno di gomme. Quello che dannatamente mortifica in tutta questa storia è la pretesa di voler risultare ancora credibili dichiarando in coro la propria “assoluta estraneità ai fatti”, pretesa che in sostanza si basa sempre sulla stessa disistima, e oserei dire sullo stesso disprezzo, dimostrati nei confronti di tutti i lucani che oggi, loro malgrado, vengono coinvolti nell’umiliazione di uno spalancatosi sipario nazionale. Ma in tutta questa melma maleodorante in cui siamo persino costretti a presumere innocenze, favoleggiando a noi stessi teneri orsetti animati aggrappati alle gonne dell’assessore o filastrocche e sarabande di numeri capaci di impilarsi da sé, dovremmo provare a guardare le cose con gli occhi dei nostri ragazzi per i quali noi comuni mortali, genitori e insegnanti, tentiamo di tenere in vita speranze disperate e dimentiche di sé; dovremmo provare a guardarli in volto mentre leggono che coloro ai quali hanno offerto trepidanti il primo voto della loro vita da cittadini li hanno volgarmente e meschinamente traditi; che quelli che li hanno abbindolati mostrandosi paladini dei diritti dei giovani, della disoccupazione da combattere, della giustizia e della meritocrazia hanno lucrato sui miseri compensi di assistenti e portaborse, facendo la cresta come gaglioffi di periferia. Provate a guardarli in faccia questi ragazzi, quelli di destra e quelli di sinistra, quelli che si azzuffano per gli ideali e quelli che si atteggiano con gli errori degli adulti. Guardateli in faccia e vergognatevi, con tutte le vostre presunte innocenze, con tutti i vostri scontrini della malora, con tutte le abbuffate che vi attribuite, con tutti i festini, i viaggi, i parquet. La vostra innocenza è l’incapacità di avvertire la colpa, la superficialità con cui avete creduto di far parte di un Olimpo intoccabile. Ho provato a non piangere di tutto questo; e ho provato anche a non farne ridere di soddisfazione i tanti ragazzi che incontro ogni giorno. Non ci sono riuscita. Né nell’una né nell’altra cosa.

               Anna R.G.Rivelli


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