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SOCIETA'
STAMINALI, NO AD ARCHIVIAZIONE
12 luglio 2010

“La giustizia è sempre giustizia, anche se è fatta sempre in ritardo e, alla fine, è fatta solo per sbaglio”. (George Bernard Shaw) Si spera che tanto valga come catartico incoraggiamento per i protagonisti di una delle più intricate storie lucane che da tempo si trascinano senza risolversi, una storia dove si intrecciano sanità ( sanità che in Basilicata piange) e giustizia (che in Basilicata notoriamente non ride). Ci si ritrova, infatti, a distanza di oltre tre anni, a riaffrontare la vicenda della banca delle cellule staminali dell’ospedale Madonna delle Grazie di Matera che, a dispetto delle circa cinquecento unità di sangue placentare ivi conservate, è stata distrutta in un carosello di silenzi e di accuse che ancora non sono state chiarite. Il problema è che anche questa vicenda, come altre vicende lucane, rischia di morire così, con la logica del chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, in una spartizione del dare e dell’avere che risulta, come sempre, squilibrata, poiché a dover cedere ( nella propria dignità, nel proprio diritto, nella propria legittima aspirazione di giustizia o almeno di chiarimento) sono troppo spesso coloro che vivono ed operano lontani dalle stanze del potere. La storia delle staminali, che – lo ricordiamo- fu portata alla ribalta delle cronache nazionali da un articolo di Carlo Vulpio apparso sul Corriere della sera del 3 aprile 2007, era sfociata in una querela del dott. Carlo Gaudiano, fondatore della banca cordonale, nei confronti della dirigenza dell’allora Asl di Matera (nelle persone del direttore generale Maroscia, del direttore sanitario Vito Gaudiano e del direttore amministrativo Ruggieri), nonché del funzionario dell’assessorato alla sanità Montagano e di quattro giornalisti del Tgr Basilicata (Grenci, Volpe, Cantore e Stolfi); il dott.Carlo Gaudiano, infatti, considerato dalla Dirigenza dell’Asl Materana ispiratore dell’articolo di Vulpio e accusato di aver così cagionato danni morali e di immagine all’Azienda, era stato duramente attaccato dal direttore Maroscia che, in un comunicato stampa del medesimo 3 aprile (prontamente diffuso dalla Rai Basilicata), gli attribuiva “il tentativo di intimorire i vertici aziendali al fine di coprire proprie responsabilità professionali e il suo disimpegno nell’attività lavorativa” e paventava “sue responsabilità specifiche sulla irregolare attivazione e conservazione delle cellule cordonali”. Licenziato sulla base di queste accuse e poi reintegrato, Carlo Gaudiano proprio non ci sta a veder calare il sipario senza che di questo dramma sia andato in scena anche l’ultimo atto, quello che dovrebbe svelare ai tanti spettatori di chi sono davvero le responsabilità di quanto è accaduto; per questo si è opposto alla richiesta di archiviazione formulata dalla Pm Rosanna De Fraia e lo scorso 6 luglio è stato ascoltato dal Gip Roberto Scillitani il quale, a fine Camera di Consiglio, si è riservato ancora di decidere. In realtà la banca materana delle cellule staminali, dopo essere stata sottratta alla cura del suo padre naturale per essere trasferita ad altro reparto dell’ospedale, è stata distrutta con motivazioni che non risultano ben chiare nemmeno alle tante madri che quei cordoni ombelicali li avevano donati e che avrebbero avuto il diritto, prima che si procedesse alla distruzione, di essere avvisate per poter eventualmente trasferire le proprie unità in altre banche. A giustificazione di una così incomprensibile distruzione ( va detto che una banca di queste dimensioni rappresenta un patrimonio di elevatissimo valore economico oltre che di valore morale inestimabile per la possibilità di guarigione che offre a tanti malati) si parlò di banca “clandestina” quando invece essa risulta inserita nel Piano Sanitario Regionale approvato con del. 478 del 31/12/1996 del Consiglio regionale in Bur Basilicata n.6 del 05/02/1997; si parlò di conservazione “artigianale” delle staminali mentre, invece, il loro trasporto da Potenza a Matera veniva regolarmente rimborsato all’AVIS dalla Regione con atti firmati e controfirmati da Assessori e Dirigenti; si parlò di mancate autorizzazioni e mancato rispetto delle normative, nonché dell’uso di contenitori donati dall’Admo (associazione donatori midollo osseo) e non di proprietà dell’Asl, quando invece esistono deliberazioni dell’Asl n.4 con richiesta di finanziamenti per l’acquisto di attrezzature idonee alla conservazione delle cellule staminali nonché deliberazioni di acquisizione delle attrezzature donate dall’Admo. Tra le madri donatrici che si sono viste sottrarre il diritto di “salvare” il cordone donato c’era anche la Presidente della Domos (Donatori midollo osseo) Basilicata, Rosa Viola, la quale, avendo perso per leucemia la sua piccola Francesca, aggiunge l’esperienza personale a quella professionale per valutare il danno operato con la distruzione della banca materana; per questo motivo la signora Viola, come singola cittadina e come associazione, ha presentato al dott. Scillitani una memoria ed ha manifestato l’intenzione di costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento a carico della dirigenza dell’Asl materana. In teoria, però, i cittadini di tutta Italia e, senza voler esagerare, di tutto il mondo, potrebbero ritenersi parte lesa in questa vicenda; la banca delle staminali di Matera, infatti, collaborava con centri analoghi di Pescara, Treviso, Pavia ed era pronta a trasferire tutti i dati genetici e biologici delle unità in suo possesso al centro olandese di Leiden dove vengono raccolti i dati delle unità bancate di tutto il mondo. Che la storia non finisca così, con una tiepida archiviazione che lascerà a ciascuno i suoi dubbi e a ciascuno le proprie certezze, è dunque importante per tutti, specialmente in questo momento in cui la sanità, i suoi sprechi e i suoi tagli sono sotto riflettori incandescenti. Dopo anni di suspance, il finale della storia spetta a tutti di diritto, perché anche questa vicenda non si concluda come un film già visto i cui titoli di coda scorreranno solitari sulle spalle della gente disillusa. Perché la giustizia è giustizia anche se fatta sempre in ritardo e, alla fine, fatta solo per sbaglio.

                                                       Anna R.G.Rivelli

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