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POLITICA
ANISAKIS (O DELLA RELAZIONE TRA LA POLITICA E IL PESCE)
24 settembre 2011

 

La situazione dell’Italia è ormai chiara a tutti: siamo in un mare di guai. A volersi dare arie da premiere dame, l’espressione potrebbe essere tradotta con un più onomatopeico siamo “dans la mer”, cosicché si riuscirebbe forse a percepire meglio il nauseabondo odore che si sprigiona dalle cattive acque in cui ormai si sta navigando a vista. Dove c’è acqua, però, non può mancare la fauna ittica e in Italia non manca, tanto che ormai si fa sempre più evidente la simbiosi tra questa e gli inesperti, fedifraghi nocchieri che ci stanno precipitando oltre le colonne d’Ercole. La relazione tra politica e pesce potrebbe pertanto essere materia di un saggio, di una tesi di laurea, almeno di un documentario da National Geographic Channel. In politica, infatti, non si contano i pesci in barile i quali trastullano l’attesa del tanto agognato vitalizio barcamenandosi tra l’idea (nel caso ne abbiano una) e l’azione; pochi poi sono i pesci fuor d’acqua, i più idealisti, quelli che ancora si domandano cosa ci fanno lì in mezzo, ma, siccome i pesci sono notoriamente muti, non sentono la propria domanda e forse perciò non si danno risposta. Numerosissimi sono anche i pesci all’amo i quali, per essersi ingolositi di un qualche verme succulento, si accorgono ora che la loro sorte se n’è rimasta appesa all’interessata benevolenza del loro pescatore. E già, perché il pesce si pesca, qualche volta con l’amo, ma più spesso, solitamente sotto elezioni, con le reti a strascico, quelle, per capirci, che la preda la raccolgono a pacchetti. Volendo andare sul classico, però, non si può non citare il Trota che, nonostante non abbia mai avuto l’occhio trasparente e brillante, è stato piazzato sul mercato a caro prezzo come fosse prodotto freschissimo, come se provenisse da acque limpide e non avesse invece circoscritto la sua nuotata nelle ampolle secessioniste dell’inquinato Po. Se si preferisce il genere più contemporaneo, invece, ci si può appassionare ad una new entry, vale a dire a Cristiano Di Pietro, neocandidato alle regionali del Molise e prestamente ribattezzato “il Cefalo” dalla base in rivolta; Cristiano, già consigliere comunale e provinciale per gli eccelsi meriti da bell’a papà, in realtà era pur riuscito a far parlare di sé e si era ben distinto per una nebulosa vicenda di corruzione e abuso d’ufficio. Il Tonino nazionale, però, ce la sta mettendo tutta per fronteggiare i malumori del suo partito e, per evitare che il pesciolino rimanga all’asciutto, continua ad esibirsi in una difesa strenua che fa acqua da tutte le parti. Per passare alla dimensione locale, non può che venirci in mente di primo acchito la moria improvvisa delle carpe del Pertusillo, quella su cui la politica locale spergiurava trattarsi di una sorta di suicidio collettivo imputabile all’inesperienza delle povere bestiole nel deporre le uova troppo vicino alle sponde. Ad oscurare questa perla di scienza, però, c’è la recente scoperta, attribuibile alla giovane senatrice Maria Antezza, relativa alla connessione che può esistere tra una mangiata di pesce crudo e l’aggravio della spesa pubblica; l’Antezza sta infatti sperimentando la richiesta di anticipo della pensione da consigliere regionale sulla base di una causa di servizio dovuta all’anisakis, un parassita contenuto nel pesce crudo. L’esperimento appare arduo ai più, perché è opinione corrente che per chi fa politica è spesso necessario ingoiare qualche rospo, ma che durante una missione si fosse addirittura costretti ad ingurgitare prelibatezze da gourmet nessuno lo avrebbe sospettato. Eppure dicono, ma sono solo voci di corridoio, che ci sia un team di scienziati già pronto a sacramentare sul rapporto causa-effetto tra ristoranti e pensioni d’oro.

In conclusione è d’obbligo citare i sessant’anni ormai prossimi di Ilona Staller, meglio conosciuta come Cicciolina; di lei (nella cui biografia è scritto “cittadina ungherese naturalizzata italiana, pornostar e politica”) e del suo percorso politico si ricordano l’abito verde bandiera con la coccarda tricolore nel giorno del suo primo ingresso in Parlamento e i suoi comizi passati alla storia perché erano fatti più che per essere ascoltati, per essere visti e anche toccati. All’ingenua Cicciolina pagheremo presto la pensione che la legge assegna a tutti gli ex parlamentari italiani: si parla di circa 3000 euro, ma nel caso della Staller la relazione con il pesce non è evidentemente riconducibile alla pensione.

         Anna R. G. Rivelli

POLITICA
LETTERA SEMISERIA AD ANTONIO DI PIETRO
19 gennaio 2009

 

Gentilissimo Presidente Antonio Di Pietro,

benché già in altre occasioni io le abbia scritto, è la prima volta che mi rivolgo a lei con una lettera aperta, forse perché sono convinta che in questo momento il mio sentire di iscritta e militante del suo partito sia sentimento comune a molti altri che più o meno da vicino la seguono e confidano nel suo operato.

Sono giorni, Presidente, se non addirittura settimane, che prendiamo il caffè insieme, o, più precisamente, sono giorni che io faccio colazione al mattino mentre il suo nome, declinato in tutte le varianti familiari, con lo strillonaggio dei primi notiziari mi fa andare di traverso il caffè e mi fa cominciare male la giornata. Di Pietro torchiato. Di Pietrino indagato. Guai in famiglia. Questo in sostanza il tenore delle notizie che stanno spopolando tra tv e giornali, addirittura offuscando quelle dei morti di Gaza (e questo non mi meraviglia) e quelle delle performance in casa Grande Fratello (cosa che, invece, mi meraviglia moltissimo). Mi dico ogni giorno: ma se i vertici del nostro Governo, quelli che non presenziano all’insediamento di Obama perché troppo indaffarati nell’autocelebrazione, sono costretti da queste notizie ogni mattina a distogliere l’attenzione dalla maggiorata del GF e a non seguire la genesi della partecipazione di Mr. Brambilla Pivetti al più bucolico dei reality, qualcosa di grave ci sarà di certo. E così mi sconcerto; poi, però, mi rassicuro, perché leggo le sue risposte e vedo quale fiore di documentazione le accompagna. All’indomani, però, si ricomincia: Tonino, Cristiano, Cristiano e Tonino. E poi ancora il suo invito alla magistratura ad andare avanti e il suo assoluto rispetto per certe istituzioni mi ridanno la tranquillità perduta, ma fino al giorno dopo, quando si ricomincia con la storia delle sue case, dei rimborsi elettorali all’IdV e col conteggio dei centesimi che non torna dentro il suo salvadanaio.

Capirà, caro Di Pietro, che benché io sia un’ottimista di natura, ci sono momenti in cui un po’ mi smarrisco, non fosse altro perché in tanti continuano a domandarmi se ancora io ho fiducia in lei, se credo a lei o al simil ministro Gasparri che giurava sul guaio che le sarebbe capitato già prima che sua moglie restasse incinta di Cristiano. Immagini che nella girandola di così pressanti interrogativi, mi viene in mente quando, candidata IdV in posizione di certa ineleggibilità, dovetti documentare il mio essere incensurata e un po’ mi sento defraudata dalle tante insinuazioni che pure riescono a generare tanti dubbi.

Alla fine, però, c’è sempre una prospettiva da cui vedere il bicchiere mezzo pieno. In questo, sfacelo, infatti, in questo misero Paese in cui della giustizia non c’è più nemmeno l’ombra, in cui la magistratura la si sta mettendo in fila per tre col resto di due come i quarantaquattro gatti, in cui dai consigli comunali in su ormai non si è colpevoli per definizione; in questo Paese in cui qualcuno vuole costringerci a dubitare delle nostre certezze sacramentando sulle sue astratte verità, soltanto lei, Di Pietro, può in ogni caso restituirci un minimo di fiducia e di speranza. Pensi lei, insomma, se lei in persona, suo figlio o il suo cane avessero per davvero dissotterrato e sottratto un solo osso da un giardino; pensi un po’ che meraviglia ! Di certo sareste processati, con Bruno Vespa in prima fila e Travaglio finalmente costretto dalla sua onestà intellettuale a rilasciare interviste contro di lei. Finalmente, pensi ! In Italia un parlamentare processato e arrestato, magari pure intercettato ! Che soddisfazione sarebbe per noi, che soddisfazione! Finalmente nessuno più alzerebbe la voce in difesa della privacy, nessuno agiterebbe i privilegi della casta per aiutarla e noi, poveri cittadini oggi delusi e rassegnati, ritroveremmo ancora una speranza di poterne vedere almeno uno di giudice incorrotto portare fino in fondo il suo lavoro e credere anche lui che la giustizia, alla fine, ancora c’è.

E lei poi? A lei non penso – si domanderà -? Certo che sì. Ma lei, Dott. Di Pietro, chi crede di essere? Era forse anche lei candidato al premio Nobel come giura di esserlo stato il ministro Brunetta? Si crede davvero così intelligente e abile da schivare ogni legge, leggina e codicillo sistemati nei codici per garantire la casta? Pensa davvero di poter riuscire a farsi mettere in galera? O crede che qualcuno, nonostante le pressioni che l’Italia dei Valori sta facendo, veramente prenderà in considerazione le centinaia di migliaia di firme del v-day e si deciderà a cacciare inquisiti e condannati dal Parlamento ? E allora certo che ho pensato anche a lei! Immagini che carriera farebbe ! Certo, è vero, ne avrebbe di strada per eguagliare certi tanto illustri novantenni, ma prima o poi le candeline si spengono definitivamente e qualche posto libero, ressa permettendo, resterà magari anche per lei.

Buona colazione, dunque, Tonino, e cari saluti al suo Cristiano.

                                                             Anna R. G. Rivelli

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