.
Annunci online

noicittadinilucani
Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


Free Blogger
noicittadinilucani@alice.it

 

 

  

 

 

 

 

  

 

  

 
 

 

  
  

 

 

 

  

  

 

 

 

   

 

 

 

 


 



 
 

 

 


 

 

 
 

 


 


 


 


 


 

 


 


 


 


 


 


 


 


 

 


 

 


 





 

 

POLITICA
IL COLLEZIONISTA E L’UOMO RAGNO
5 novembre 2012


Caro Paride,

la puntata di Report dello scorso 28 ottobre è giunta come felicissimo traguardo intermedio di una lotta estenuante che molti ex militanti di IdV (quelli idealisti sempre tacciati di incapacità politica) stanno combattendo sui territori regionali da almeno tre anni per smascherare l’inganno di un partito che da sempre in un modo propone e all’opposto dispone. In questi giorni ho pensato a lungo di doverti ringraziare pubblicamente per non esserti mai rifiutato di “prestare” il tuo giornale alle mie denunce, neanche quando certi pilotati rumors tentavano di togliere credibilità alla sottoscritta e di stimolare in te l’insofferenza. Finora mi sono astenuta, però, soltanto perché mi ero riproposta  di non parlare più per un po’ dell’Italia dei Valori; questo perché il mio animo e la mia formazione mi negano la gioia di infierire sul nemico morente, consigliandomi, caso mai, di riservare la mia soddisfazione non per la sconfitta altrui, ma solo ( il che non è poco) per l’evidente riconoscimento della coerenza delle mie idee e dei miei ideali. Ed è proprio in nome di questa coerenza che oggi, nonostante i buoni propositi, mi tocca intervenire e  sottolineare  come offensiva una frase del segretario cittadino Laguardia il quale – è evidente -  in questo momento come molti altri nel partito cerca di arrampicarsi sugli specchi, ma non essendo l’Uomo Ragno è destinato a spiaccicarsi miseramente in terra. Nell’articolo di Sara Lorusso del 3 novembre scorso Laguardia, a proposito del suo sostegno incondizionato all’ingresso della Mastrosimone nel partito, dice “All’epoca non mi feci prendere dal pregiudizio” cercando di far passare come “pregiudizio” l’opposizione e la lotta tenace dei dissidenti di allora. Che Nicola Laguardia abbia difficoltà con i calcoli è già stato evidenziato dal suo non essersi accorto che l’incarico numero 2 alla Mastrosimone lo avevano affidato tutti insieme appassionatamente dopo quello numero 1 (e la logica dei numeri è stringente); si evidenzia ora che il segretario cittadino non se la sbriga bene nemmeno con le parole dal momento che non sa che un pregiudizio è un giudizio basato su opinioni precostituite e su stati d'animo irrazionali, anziché sull'esperienza e sulla conoscenza diretta. La conoscenza diretta della signora più discussa dell’IdV lucana, invece, c’era eccome e nulla, proprio nulla da allora è cambiato in maniera così rilevante da poter giustificare una resipiscenza che oserei definire senile per il ritardo con cui sta giungendo. L’unità di misura della politica (se lo dimentica Laguardia insieme a tutto il suo partito) non è il codice penale, bensì quello etico che costringe a valutare sulla base di parametri che non si possono certificare col casellario giudiziale. Quello sulla Mastrosimone, esimio Laguardia, non sarebbe stato un pregiudizio ieri, ma lo diventa oggi che il partito deve riverniciare le sue stanze rimuovendo i suoi più ingombranti pezzi di arredamento. D’altro canto lo sappiamo tutti che nel partito lucano esiste un collezionista anomalo, uno che le figurine nell’album non le attacca mai, consapevole del fatto che presto gli converrà buttarle via. Un Carelli per un De Franchi, un De Franchi per un Radice, un Radice per una Mastrosimone e poi, sotto elezioni, tutti fuori dall’album dei valori per far posto a nuovi pacchettari che non abbiano troppo a pretendere per la novità della loro adesione all’IdV. Così è se vi pare Belisario, quello che di fronte alla giornalista di Report che lo incalza sulla rendicontazione del partito è talmente confuso che non sa rispondere altro che “sarebbe il caso di interrompere la telefonata”( avrà mica scambiato la telecamenra per un videotelefono?); ma così è anche l’imbambolato Donadi che, interpellato tre anni fa dai dissidenti di tutta Italia cui non seppe/volle dare risposte, oggi vuole “fare ammenda” giocando alla rivoluzione contro il capo; e così è anche la Mura, la storica tesoriera spesso colta da improvvise amnesie. E così sono molti altri, i migliori per così dire. Poi ci sono i topi che scappano dalla nave che affonda e meglio farebbero per loro stessa dignità ad affondare con essa invece che cercare scialuppe dopo i tanti, troppi inchini alla loro personale isola del Giglio.

Concludo, Paride, rinnovando il mio grazie a te e anche a tutti quelli che lottano per sostenere i propri ideali e le proprie idee onestamente credendo di poter con essi migliorare il mondo. La mia esperienza, infatti, mi fa dire con Arthur Schnitzler che "I tuoi peggiori nemici non sono affatto coloro che hanno un'opinione diversa dalla tua, bensì coloro che concordano con te, ma per motivi diversi, per prudenza,prepotenza, viltà non sono in grado di professarsi di quell'opinione".

                                  Anna R. G. Rivelli

da IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA del 5 novembre 2012

POLITICA
LA FIABA DELL’ITALIA DEI VALORI
20 ottobre 2012


Questa volta Di Pietro – e ci dispiace per lui perché in fondo il travestimento che adotta da sempre è suggestivo e molto pittoresco-  non potrà vestire i panni di Biancaneve e morire di un’ennesima mela avvelenata in attesa di essere resuscitato da qualche riciclato principe (o principessa) di passaggio; non questa volta; non in Basilicata. Della bella fiaba dei fratelli Grimm, infatti, l’unica traccia  che si potrebbe rinvenire nell’IdV è la schiera dei nani, anzi un nanismo politico in parte genetico, in parte contagioso. E nemmeno Belisario, avvezzo alle telecamere inviate nei palazzi romani senza giornalisti al seguito, potrà facilmente continuare a recitare la parte del paladino senza macchia e senza paura, sfoderando all’occorrenza come sua Durlindana il fedele Laguardia, sempre pronto a parare il c…olpo al suo Orlando ferito il quale dei giornali si serve solo per sciorinare i suoi vuoti proclami e non per confrontarsi con i cittadini ( ai quali è solito non rispondere). Tutti e tre i personaggi di questa nostra storia ( che è ben lungi dall’essere una fiaba), infatti, non possono oggi, come hanno fatto già tante altre volte, cadere improvvisamente dal pero ed accorgersi che la signora Rosa Mastrosimone non “c’azzecca” con l’IdV; non possono perché, se pure tutti e tre fossero stati particolarmente distratti, ci avevano pensato i “dissidenti” a metterli in guardia ben prima che fosse celebrato trionfalmente l’ingresso della Mastrosimone nel partito lucano; anzi, il 7 novembre del 2009, quei “dissidenti” (quelli tacciati dai dirigenti locali di scarsa intelligenza politica e persino di non meglio specificate gelosie) incontrando  Di Pietro presso l’Hotel Palace di Matera gli avevano addirittura consegnato un corposo fascicolo che documentava l’intero percorso politico di quella che all’epoca si preparava ad essere la più discussa delle new entry. Per di più, persino il deputato Barbato ( che ha ben ragione a non voler essere appellato onorevole) oggi starnazza i medesimi argomenti che con ben altro diritto e ben altro stile erano già stati sollevati ieri, ma anche egli in realtà appartiene alla cricca di coloro che erano stati ben messi al corrente delle tante ragioni del dissenso che era cresciuto in tutta Italia; quel dissenso, anzi, Barbato lo aveva persino tradito dopo essersi avvicinato ad esso simulando spiriti barricaderi. Adesso, invece, come svegliandosi da un sortilegio, la Mastrosimone non sta più bene a nessuno. E perché mai? Cos’ha costei  oggi che non aveva ieri? Non era già stata mastelliana nel 2009? Non aveva già difeso la Lonardo quando Di Pietro in persona con un blitz seminotturno convertiva la di lei non elezione in un succulento assessorato regionale? E non era sempre la stessa lady IdV quando, nel rimpasto di giunta, la si trasferiva semplicemente in un più bucolico assessorato? E questi giochetti non costavano forse alla comunità allora tanto quanto costano adesso? Ed il problema non era già stato sollevato da esponenti politici e dalla società civile, senza nemmeno essere ritenuto degno di una risposta? Che cosa è cambiato, dunque? In fondo la questione del doppio incarico è una burla; il secondo incarico –è lapalissiano- per essere secondo viene dato dopo il primo; forse l’ingegner Laguardia ha imparato solo di recente a contare fino a due? Possibile che a vederci doppio tutti questi “statisti” lucani ci sono arrivati con tre anni di ritardo? Eppure in un comunicato dell’Ufficio stampa del gruppo IDV al Senato datato 19 giugno 2010, Felice Belisario così si esprimeva: “Anche in Basilicata dobbiamo imparare che la cura dimagrante della Pubblica Amministrazione porta più efficienza, più trasparenza e meno sperperi di denaro pubblico”; aggiungendo in conclusione che l’Idv è “invece da sempre contraria all’aumento della spesa pubblica che favorisce la partitocrazia”. A questo punto non si può che dare ragione alla Mastrosimone, e non per la lamentata politica di genere, bensì per il genere di politica caratteristico dell’IdV; d’altronde, pur dispiacendoci le autocitazioni, ci piace rammentare che  già il 20 luglio 2011, in un articolo pubblicato sul Tribuno.com, si profetizzava quello che oggi sta accadendo nel partito. L’unica cosa che è cambiata, infatti, rispetto a tre anni fa, è che si stanno avvicinando le elezioni che, si sa, anche l’IdV auspica avvengano con una legge elettorale priva di preferenze. All’appropinquarsi delle politiche, dunque, è necessario mettere in atto il metodo Belisario, quello che, con facile sforzo di memoria, si potrà ricordare essere stato utilizzato più volte, all’ultima occasione con l’ex segretario regionale Michele Radice. I posti al sole per l’ IdV di Basilicata sono pochi ed incerti, al più si riesce ad eleggere un senatore ed un deputato; i pretendenti, invece, sono sempre troppi e, con tale abbondanza di possibili candidati, chi ha cavalcato il V-day che indicava come limite massimo due legislature, dovrebbe farsi da parte. E allora come fare? Ma certo. Autilio, a cui  secondo la logica castocratica dovrebbe essere garantita la pole position, lo si lascia in caldo, poi si decide; a Benedetto, che aspira fortemente aspira, si sussurra in dipietrese il sì, il no, il forse; Mazzeo lo si mette in disparte con la tintinnante storiella del mancato contributo, forti del fatto che farà fatica a riprendersi quegli ideali che incautamente ha gettato nelle sabbie mobili del partito; e la Mastrosimone? La Mastrosimone è un osso duro, non si può che farla fuori con una specie di metodo Boffo ( “boffonesco” più che altro) buttandole addosso la croce di tutti i mali di un partito in disarmo. E così, per mancanza di candidati degni, il Senatore dei senatori si sacrificherà anche senza troppa fatica visto che i proclami (tanto sono sempre gli stessi) ce li ha già tutti scritti.

La morale della favola? Non votiamoli più.

                                      Anna R. G. Rivelli

POLITICA
L’APNEA DEL SENATORE BELISARIO
29 settembre 2012

 

“Siamo in un momento politico senza precedenti per i suoi paradossi. Mentre vi scrivo provo un senso di indignazione che mi toglie il fiato”. A leggere queste parole di Felice Belisario (http://www.ilcannocchiale.it/member/blog/post/post.aspx?post=2755777) viene spontaneo chiedersi se Gianluca Genoni, pluricampione mondiale di apnea che proprio il 28 settembre ha conquistato al largo di Rapallo il nuovo record di immersione, non sia soltanto secondo al Senatore che, con tutto che l’indignazione gli toglie il fiato, continua senza tregua – forse in apnea- a soffiare nelle trombe del suo inutile e ormai scoperto populismo. Il suo gioco del “mi piace/non mi piace”, confezionato in una di quelle letterine con cui di tanto in tanto ci viene ricordata l’esistenza una e bina dell’IdV, ha un che di raccapricciante, perché se è vero che ai cittadini non fa piacere essere presi per il collo e derubati da una politica ormai scopertamente antipolitica, non vuol dire che i medesimi cittadini provino un rassicurante senso di benessere nell’accorgersi che certi crociati ( ex scudocrociati) sul Sansepolcro della politica si sono lietamente assisi , ringhiando di tanto in tanto agli infedeli ed auspicando, in fondo, che questi non vadano mai via veramente onde evitare che le comparsate da liberatori perdano definitivamente senso. In realtà dal Senatore Belisario ci si sarebbe aspettata una risposta sul bell’articolo di Leo Amato pubblicato sul Quotidiano dello scorso 20 settembre; quel “Belisario si fa in due” sulle intercettazioni chiedeva prepotentemente un chiarimento, una parola semplice e limpida che confortasse i cittadini “disillusi e arrabbiati” e gli spiegasse che senso ha essere ubiqui, giocare il derby in tutte e due le squadre, servire Dio e Mammona. Ma niente. Belisario si occupa della Giovanna D’Arco romana e ancora non ha dato risposte sulla Madre Teresa lucana, l’assessora regionale IdV, che con pio spirito di abnegazione passa disinvoltamente dall’istruzione all’agricoltura senza essere passata per l’approvazione delle urne, senza che nessuno mai abbia voluto spiegare per quali meriti ineguagliabili lei, con un altro manipolo di tali, debba continuare a pesare sul bilancio regionale. A Belisario non piace “il giochetto di Monti” a cui suggerisce di smetterla “di fare il nominato”; lo stesso suggerimento al Senatore potrebbero darlo anche tutti i cittadini della Basilicata (e anche quelli della Sicilia, in verità) dal momento che i palazzi romani hanno spalancato le loro porte a Belisario la prima e la seconda volta solo grazie ad una legge elettorale che ha eletto nominati e nominato eletti coloro che in realtà il consenso della gente non lo hanno mai ottenuto. E per buon peso, e nonostante i proclami agitati nel primo V-day per cavalcare l’onda del nascente grillismo, il nominato Belisario non esclude – lo ha ribadito di recente lui in persona- di candidarsi nuovamente di qui o di là, magari in quella Europa che i nostri partiti un po’ stanno utilizzando come una discarica di rifiuti speciali e/o pericolosi.
Che Paolo Nanni, ex capogruppo Idv in Regione Emilia Roma­gna, attualmente consigliere provinciale a Bologna, sia indagato per peculato, non glielo toglie il fiato a Belisario? O vogliamo continuare a raccontare la favola delle mele marce che capitano nel cesto, dei cardi che per caso si trovano nel campo, dei giuda che hanno tradito anche i cristi?
Insomma, tutta questa presa in giro non ci piace e non ci piace perché toglie forza a chi a questo stato di cose vorrebbe ribellarsi davvero. Non ci piace un partito che dice quello che non fa e fa quello che non dice; non ci piace chi sta con Grillo, contro Grillo, sopra Grillo e sotto Grillo a fasi alterne; non ci piace chi urla che ritirerà gli assessori da tutte le giunte solo per alzare il proprio prezzo, chi fa la maggioranza e l’opposizione ad un tempo; non ci piacciono “tutte le anime del partito” ; non ci piacciono i referendum che recuperano altri soldi a chi li propone. Ci piace il no definitivo di Bersani a Di Pietro. A rovinare la sinistra, non ci serve anche lui.

                        Anna R. G. Rivelli

POLITICA
PETROLIO 2
12 febbraio 2009

ACIDO SOLFORICO. BELISARIO (IDV): PDL SOTTOVALUTA UN ALTISSIMO PERICOLO PER LA SALUTE 
http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2169095.html



PETROLIO. BELISARIO (IDV): PARLAMENTARI LUCANI DEL PDL PREDICANO BENE E RAZZOLANO MALE  
http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2169100.html


PETROLIO IN BASILICATA. BELISARIO (IDV): INSODDISFACENTE LA COMUNICAZIONE DI DE FILIPPO 
http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2169105.html

POLITICA
TRE ORE ABBONDANTI DI TRAVAGLIO
16 gennaio 2009

 


Se non fosse per lui,  per la sua capacità di affabulare, per la sua simpatia sorniona e per quella sua ironia che riesce a trattenere ancora un palpito di vita in una storia di disfacimento, lo spettacolo PROMEMORIA (per la cronaca andato in scena al teatro Don Bosco di Potenza lo scorso 14 gennaio) sarebbe una sorta di istigazione al suicidio di massa o, almeno, ad un esodo biblico di tutti gli spettatori italiani verso il paradiso di nazioni più libere e civili o di stati in cui la dittatura si riconosce e chiama con il suo proprio nome. 

Nelle abbondanti tre ore di spettacolo, infatti, il migliore Marco Travaglio snocciola una storia d'Italia che si conosce soltanto in parte e mette in fila una serie di fatti, di nomi, di connessioni che ti lasciano incredulo, basito, esterrefatto.

E la domanda è: quale sarà la storia che racconteranno i libri di domani ai figli dei nostri figli? Quella di un Andreotti statista d'eccezione o quella delle di lui collusioni con la mafia? Quella del self-made man Berlusconi o quella di un governo malavitoso a doppio filo legato con le cosche?

Certo è che il racconto di Travaglio non si può mettere in dubbio, perché talmente supportato da stringenti documentazioni che mai nessuno ha osato obiettare sulla verità di quello che viene detto, ma piuttosto sull'inesistente necessità di andare a scomodarla quella verità che quotidianamente ci si affanna a nascondere o, almeno, a mascherare.

Cosa leggeranno i posteri sui libri della nostra storia dipenderà per questo anche da noi, da quanto ancora saremo disposti a sopportare e a fingere di non vedere.


P.S.
A proposito di Andreotti,  trascriviamo di seguito alcuni interessanti link sulle sue novanta candeline. I festeggiamenti, naturalmente, lasciamo che glieli facciano in Parlamento e, solo per correttezza, omettiamo di esprimere qui il nostro augurio più sentito.

http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/politica/andreotti_no_grazie.php

http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/2009/01/15/90_anni_con_la_condizionale.html

POLITICA
LA QUESTIONE AMORALE
21 dicembre 2008

                            


Chi non avesse voglia di guardare per intero il video che proponiamo, potrebbe limitarsi a far scorrere gli ultimi fotogrammi, quelli, cioè, in cui appare il voluminoso fascicolo che,dopo mesi e mesi di indagini, presentato davanti alla Giunta per l'autorizzazione a procedere della Camera è stato liquidato in 24 ore.  Ancora una volta la legge è disuguale per tutti, la casta resta tale e la gente rimane allibita di fronte a tanta spudoratezza.
E poi tutti  parlano di questione morale ! Ma quale morale ? La morale di chi ? Quella di una opposizione ambidestra o quella di una sinistra maggioranza di governo ? 
Bella democrazia!!! Evviva il garantismo!!! Peccato che quasi nessuno abbia avuto modo di esercitarlo nei confronti di Luigi De Magistris o di Clementina Forleo; peccato che di Woodcock si siano dette cose inenarrabili per sminuire e delegittimare il suo operato. Peccato che ci sia chi ritiene la mistificazione un'arte di governo, chi non è stato garantista con Carlo Vulpio e chi si appresta a non esserlo con Marco Travaglio e Michele Santoro.
Di Pietro è un giustizialista, Craxi lo sfortunato martire di un'epoca rea di aver lasciato sopravvivere un minimo di pudore politico; Maurizio Turco è un vero radicale, ma un radicale libero di quelli che hanno contribuito al precoce invecchiamento ( e alla putrefazione) del sistema politico odierno.
E la Basilicata? Caspita se può stare allegra!!! Se in maniera definitiva si riesce ad imputare alle parole del senatore  Felice Belisario la tramortita esistenza del governo regionale e ci si allena a dare del giustizialista anche a Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali Lucani, forse di questione morale non si sentirà nemmeno più il bisogno di parlare. 

diritti
CHI STA CON GLI UOMINI LIBERI
31 marzo 2008

 



Continuano (per fortuna!!!)  gli attestati di solidarietà a Maurizio Bolognetti e a Paride Leporace; sono il segnale confortante di una società civile ancora viva e di una politica non tutta da buttare alle ortiche.
Pubblichiamo di seguito il comunicato dell'On. Felice Belisario; ci fa piacere che si schieri senza mezzi termini in difesa della libertà di stampa e di opinione. E dire che, come dipietrista, è annoverato tra i forcaioli ed i giustizialisti. Domanda: dove sono in questa occasione i liberali, liberisti, garantisti eccc. ecc.....?
Grazie all'On. Belisario. Aspettiamo gli altri a braccia aperte.




BELISARIO (IDV): POLITICA E LIBERTA' DI STAMPA A RISCHIO CENSURA

“Quanto è successo a Maurizio Bolognetti, segretario dei radicali lucani, è causa di profonda preoccupazione e la dice lunga sulla libertà di stampa troppo spesso negata”. Lo afferma l’On. Felice Belisario, Coordinatore Nazionale IdV a proposito dell’indagine giudiziaria avviata dalla Procura di Matera contro Bolognetti ed il direttore de “Il Quotidiano della Basilicata” Leporace”.

“È assurdo ed illiberale –prosegue Belisario- che Bolognetti sia indagato per domande di buon senso poste al Questore e al Procuratore della Repubblica di Matera e il giornalista, invece, per averle ospitate sul suo quotidiano”.

“Insomma -conclude il parlamentare- il filone “toghe lucane” merita un approfondimento immediato che avverrà con la chiusura delle indagini in corso a Catanzaro e a Salerno”.

L’Ufficio Stampa –  www.felicebelisario.it






 

sfoglia
ottobre        dicembre