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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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POLITICA
IL COLLEZIONISTA E L’UOMO RAGNO
5 novembre 2012


Caro Paride,

la puntata di Report dello scorso 28 ottobre è giunta come felicissimo traguardo intermedio di una lotta estenuante che molti ex militanti di IdV (quelli idealisti sempre tacciati di incapacità politica) stanno combattendo sui territori regionali da almeno tre anni per smascherare l’inganno di un partito che da sempre in un modo propone e all’opposto dispone. In questi giorni ho pensato a lungo di doverti ringraziare pubblicamente per non esserti mai rifiutato di “prestare” il tuo giornale alle mie denunce, neanche quando certi pilotati rumors tentavano di togliere credibilità alla sottoscritta e di stimolare in te l’insofferenza. Finora mi sono astenuta, però, soltanto perché mi ero riproposta  di non parlare più per un po’ dell’Italia dei Valori; questo perché il mio animo e la mia formazione mi negano la gioia di infierire sul nemico morente, consigliandomi, caso mai, di riservare la mia soddisfazione non per la sconfitta altrui, ma solo ( il che non è poco) per l’evidente riconoscimento della coerenza delle mie idee e dei miei ideali. Ed è proprio in nome di questa coerenza che oggi, nonostante i buoni propositi, mi tocca intervenire e  sottolineare  come offensiva una frase del segretario cittadino Laguardia il quale – è evidente -  in questo momento come molti altri nel partito cerca di arrampicarsi sugli specchi, ma non essendo l’Uomo Ragno è destinato a spiaccicarsi miseramente in terra. Nell’articolo di Sara Lorusso del 3 novembre scorso Laguardia, a proposito del suo sostegno incondizionato all’ingresso della Mastrosimone nel partito, dice “All’epoca non mi feci prendere dal pregiudizio” cercando di far passare come “pregiudizio” l’opposizione e la lotta tenace dei dissidenti di allora. Che Nicola Laguardia abbia difficoltà con i calcoli è già stato evidenziato dal suo non essersi accorto che l’incarico numero 2 alla Mastrosimone lo avevano affidato tutti insieme appassionatamente dopo quello numero 1 (e la logica dei numeri è stringente); si evidenzia ora che il segretario cittadino non se la sbriga bene nemmeno con le parole dal momento che non sa che un pregiudizio è un giudizio basato su opinioni precostituite e su stati d'animo irrazionali, anziché sull'esperienza e sulla conoscenza diretta. La conoscenza diretta della signora più discussa dell’IdV lucana, invece, c’era eccome e nulla, proprio nulla da allora è cambiato in maniera così rilevante da poter giustificare una resipiscenza che oserei definire senile per il ritardo con cui sta giungendo. L’unità di misura della politica (se lo dimentica Laguardia insieme a tutto il suo partito) non è il codice penale, bensì quello etico che costringe a valutare sulla base di parametri che non si possono certificare col casellario giudiziale. Quello sulla Mastrosimone, esimio Laguardia, non sarebbe stato un pregiudizio ieri, ma lo diventa oggi che il partito deve riverniciare le sue stanze rimuovendo i suoi più ingombranti pezzi di arredamento. D’altro canto lo sappiamo tutti che nel partito lucano esiste un collezionista anomalo, uno che le figurine nell’album non le attacca mai, consapevole del fatto che presto gli converrà buttarle via. Un Carelli per un De Franchi, un De Franchi per un Radice, un Radice per una Mastrosimone e poi, sotto elezioni, tutti fuori dall’album dei valori per far posto a nuovi pacchettari che non abbiano troppo a pretendere per la novità della loro adesione all’IdV. Così è se vi pare Belisario, quello che di fronte alla giornalista di Report che lo incalza sulla rendicontazione del partito è talmente confuso che non sa rispondere altro che “sarebbe il caso di interrompere la telefonata”( avrà mica scambiato la telecamenra per un videotelefono?); ma così è anche l’imbambolato Donadi che, interpellato tre anni fa dai dissidenti di tutta Italia cui non seppe/volle dare risposte, oggi vuole “fare ammenda” giocando alla rivoluzione contro il capo; e così è anche la Mura, la storica tesoriera spesso colta da improvvise amnesie. E così sono molti altri, i migliori per così dire. Poi ci sono i topi che scappano dalla nave che affonda e meglio farebbero per loro stessa dignità ad affondare con essa invece che cercare scialuppe dopo i tanti, troppi inchini alla loro personale isola del Giglio.

Concludo, Paride, rinnovando il mio grazie a te e anche a tutti quelli che lottano per sostenere i propri ideali e le proprie idee onestamente credendo di poter con essi migliorare il mondo. La mia esperienza, infatti, mi fa dire con Arthur Schnitzler che "I tuoi peggiori nemici non sono affatto coloro che hanno un'opinione diversa dalla tua, bensì coloro che concordano con te, ma per motivi diversi, per prudenza,prepotenza, viltà non sono in grado di professarsi di quell'opinione".

                                  Anna R. G. Rivelli

da IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA del 5 novembre 2012

POLITICA
L’APNEA DEL SENATORE BELISARIO
29 settembre 2012

 

“Siamo in un momento politico senza precedenti per i suoi paradossi. Mentre vi scrivo provo un senso di indignazione che mi toglie il fiato”. A leggere queste parole di Felice Belisario (http://www.ilcannocchiale.it/member/blog/post/post.aspx?post=2755777) viene spontaneo chiedersi se Gianluca Genoni, pluricampione mondiale di apnea che proprio il 28 settembre ha conquistato al largo di Rapallo il nuovo record di immersione, non sia soltanto secondo al Senatore che, con tutto che l’indignazione gli toglie il fiato, continua senza tregua – forse in apnea- a soffiare nelle trombe del suo inutile e ormai scoperto populismo. Il suo gioco del “mi piace/non mi piace”, confezionato in una di quelle letterine con cui di tanto in tanto ci viene ricordata l’esistenza una e bina dell’IdV, ha un che di raccapricciante, perché se è vero che ai cittadini non fa piacere essere presi per il collo e derubati da una politica ormai scopertamente antipolitica, non vuol dire che i medesimi cittadini provino un rassicurante senso di benessere nell’accorgersi che certi crociati ( ex scudocrociati) sul Sansepolcro della politica si sono lietamente assisi , ringhiando di tanto in tanto agli infedeli ed auspicando, in fondo, che questi non vadano mai via veramente onde evitare che le comparsate da liberatori perdano definitivamente senso. In realtà dal Senatore Belisario ci si sarebbe aspettata una risposta sul bell’articolo di Leo Amato pubblicato sul Quotidiano dello scorso 20 settembre; quel “Belisario si fa in due” sulle intercettazioni chiedeva prepotentemente un chiarimento, una parola semplice e limpida che confortasse i cittadini “disillusi e arrabbiati” e gli spiegasse che senso ha essere ubiqui, giocare il derby in tutte e due le squadre, servire Dio e Mammona. Ma niente. Belisario si occupa della Giovanna D’Arco romana e ancora non ha dato risposte sulla Madre Teresa lucana, l’assessora regionale IdV, che con pio spirito di abnegazione passa disinvoltamente dall’istruzione all’agricoltura senza essere passata per l’approvazione delle urne, senza che nessuno mai abbia voluto spiegare per quali meriti ineguagliabili lei, con un altro manipolo di tali, debba continuare a pesare sul bilancio regionale. A Belisario non piace “il giochetto di Monti” a cui suggerisce di smetterla “di fare il nominato”; lo stesso suggerimento al Senatore potrebbero darlo anche tutti i cittadini della Basilicata (e anche quelli della Sicilia, in verità) dal momento che i palazzi romani hanno spalancato le loro porte a Belisario la prima e la seconda volta solo grazie ad una legge elettorale che ha eletto nominati e nominato eletti coloro che in realtà il consenso della gente non lo hanno mai ottenuto. E per buon peso, e nonostante i proclami agitati nel primo V-day per cavalcare l’onda del nascente grillismo, il nominato Belisario non esclude – lo ha ribadito di recente lui in persona- di candidarsi nuovamente di qui o di là, magari in quella Europa che i nostri partiti un po’ stanno utilizzando come una discarica di rifiuti speciali e/o pericolosi.
Che Paolo Nanni, ex capogruppo Idv in Regione Emilia Roma­gna, attualmente consigliere provinciale a Bologna, sia indagato per peculato, non glielo toglie il fiato a Belisario? O vogliamo continuare a raccontare la favola delle mele marce che capitano nel cesto, dei cardi che per caso si trovano nel campo, dei giuda che hanno tradito anche i cristi?
Insomma, tutta questa presa in giro non ci piace e non ci piace perché toglie forza a chi a questo stato di cose vorrebbe ribellarsi davvero. Non ci piace un partito che dice quello che non fa e fa quello che non dice; non ci piace chi sta con Grillo, contro Grillo, sopra Grillo e sotto Grillo a fasi alterne; non ci piace chi urla che ritirerà gli assessori da tutte le giunte solo per alzare il proprio prezzo, chi fa la maggioranza e l’opposizione ad un tempo; non ci piacciono “tutte le anime del partito” ; non ci piacciono i referendum che recuperano altri soldi a chi li propone. Ci piace il no definitivo di Bersani a Di Pietro. A rovinare la sinistra, non ci serve anche lui.

                        Anna R. G. Rivelli

POLITICA
VENDOLA-DI PIETRO, GRILLINI SENZA GRILLO
9 luglio 2012

Né sinistra, né ecologia, né libertà, nemmeno quella di rimanere coerenti agli ideali ed alle linee politiche tanto sbandierati da Di Pietro; Italia dei Valori, “partito uno e bino … a livello locale … un partito di potentati di apparato, di ceto politico partitocratico” (questa è la ormai famosa definizione firmata Paolo Flores D’Arcais), è evidentemente lontana anni luce in primis dallo spirito della sinistra ( tant’è che il partito tutto pullula di ex, ed in particolare di ex mastelliani), ma anche, se vogliamo guardare ai fatti e non alle narrazioni così care al leader di Sel, dai tanti altri valori di cui una Sinistra degna di tale nome dovrebbe occuparsi e che dovrebbe preoccuparsi di salvaguardare: cari Vendola e vendoliani (anche di Basilicata), chi può spiegarci “che c’azzecca” la vostra strenua difesa della foto di Vasto? Quale trait d’union può mai accomunare il parlare forbito di Nichi e lo sgrammaticato accento di Tonino?
Nei giorni scorsi Vendola ha definito il leader dell'Idv "un importante alleato, che esprime un valore aggiunto per la coalizione di centrosinistra”, ma non ha spiegato di quale valore aggiunto si tratta; ha poi sottolineato di non volere “un centrosinistra che persegue le politiche del centrodestra”, non accorgendosi – o fingendo di non accorgersi- che il suo “importante alleato” è un centrodestra travestito da centrosinistra che da sempre ha sottratto più voti al Pd che al Pdl, che da sempre ha arruolato nelle sue file faccendieri doc programmati per il tradimento che, puntualmente, c’è stato e che spesso è costato carissimo a tutta la nazione. Sarebbe molto spiacevole, insomma, dover alla fine constatare che ciò che accomuna i due leader è un qualunquistico e strisciante populismo, un grillismo senza Grillo, altrettanto pieno di miraggi, di oasi dipinte sui palcoscenici nazionali per distrarre dal deserto che tormenta i territori. Allora a che serve alzare i toni contro il Pd e poi difendere a spada tratta Di Pietro? Al di là dei proclami, degli attacchi scomposti e altisonanti utili ad eccitare il popolino, ha mai avuto voglia Vendola di capire cosa, spente le luci della ribalta di compiacenti talk show, davvero succede nella realtà dove IdV è insieme governo ed opposizione, dove è solita sacrificare i suoi uomini migliori (“esistono due anime di Idv – scriveva Marco Zerbino nella notissima inchiesta di Micromega- quella ideal-movimentista da un lato, e quella inciucista e politicante dall’altro”) e immolarli persino per ingraziarsi i locali demoni del Pd? Nichi, Nichi, qual è il valore aggiunto? Il nientismo fatico di Belisario (“I provvedimenti di Monti non hanno aiutato il portafogli degli italiani… le famiglie sono in ginocchio… di qui in avanti andrà sempre peggio”) o la lotta di Enrico Mazzeo Cicchetti contro l’inquinamento in Basilicata, costi quel che costi, anche a dover attaccare il Governatore targato Pd? Te lo ha spiegato, Nichi, qualcuno che se di ecologia si è parlato nell’ IdV lucana è perché ad alzare la voce è stato il dottor Mazzeo? Te lo ha detto qualcuno chi è che, nelle sedi opportune e non sui tetti dopo aver allertato per tempo la stampa, ha tentato di difendere il diritto alla salute dei cittadini? Enrico Mazzeo – questo è chiaro da tempo- è stato un buon candidato per Di Pietro, uno di quelli che, per il suo valore umano e professionale, poteva raccogliere, come ha fatto, una quantità enorme di voti, ma proprio per queste sue caratteristiche era pure predestinato ad essere fatto fuori. Parola d’ordine: metterlo all’angolo; si comincia con l’inceppare la “staffetta” si finisce col “cucire” una motivazione meschina al suo allontanamento. Scommettiamo?
La politica, Nichi, non è affatto poesia e se Bersani siede sulla sedia curule, per il consolato spergiura Di Pietro. O apri gli occhi davvero, o anche tu, Nichi, quid moraris emori?

               Anna R. G. Rivelli

POLITICA
CICCHETTI:NON SI PUO’ NON SAPERE
4 settembre 2011

 

 

Il Dott. Mazzeo Cicchetti dalle pagine del Quotidiano della Basilicata replicava (in data 3 settembre scorso) all'intervista di Anna Rivelli (http://www.ilcannocchiale.it/member/blog/post/postfck.aspx?post=2674958 ) . Di seguito la risposta dell'interessata.

 

“I leader sanno sempre benissimo quel che accade nel loro cerchio stretto”. Scelgo, gentile dott. Mazzeo, le parole di un uomo del suo partito, uno il cui successo lei ha ritenuto un segnale importante non solo per la città di Napoli, ma per tutta la nazione”, per rispondere alla sua garbatissima, ma pur sempre banale accusa. Conoscendola seppure non personalmente come professionista capace, stimato e di particolare umanità nei confronti dei suoi pazienti, l’interpretazione telenovellistica che ha voluto dare alle mie parole mi disturba più per lei che per me stessa. Parlare di “astio” e di “perdita di lucidità” nel rispondermi, infatti, è una scappatoia meschina che mai dovrebbe essere usata da chi ha a cuore la propria dignità. D’altro canto, se solo fosse stato un po’ più accorto, si sarebbe reso conto che io ho soltanto “tradotto” dal politichese quanto il senatore Belisario ha di recente detto in un’intervista per giustificare il guazzabuglio di pareri espressi nell’IdV a proposito della nomina di Des Dorides: “Mazzeo Cicchetti è presidente dell'Ordine dei medici di Potenza. Porta il punto di vista di una categoria mortificata dalla scelta e dalle numerose bocciature ricevute” (che in traduzione significa che il suo essere Presidente dell’Ordine dei Medici pesa sul suo operato politico più che l’essere Consigliere di tutti i cittadini della Regione). Per tornare alle parole di De Magistris ( parole che – ci tengo a specificare- condivido solo in parte), mi consenta di dirle che io non posso credere che lei non sappia che cosa succede nell’Italia dei Valori, vicino e lontano, intorno a lei; non ci posso credere, perché io che nello stesso partito ho rivestito un ruolo assai più marginale del suo, non ho potuto non vedere e, addirittura, in alcuni casi prevedere cosa accadeva e cos’altro sarebbe accaduto; non ci posso credere perché l’IdV non è una metropoli, bensì un quartiere, anzi un quartierino in cui i furbetti di toniniana memoria proliferano a dismisura. Di quale astio, dunque, mi accusa? Dell’aver voluto sottolineare l’incompatibilità della presenza nello stesso partito di lupi e agnelli, capre e cavoli, De Magistris e mastelliani? O dell’aver dovuto constatare l’incoerenza dell’IdV nei confronti del suo più grande alleato? O forse di aver potuto sospettare che l’Italia dei Valori è un partito di centrodestra accomodatosi solo per convenienza nel centrosinistra?
Veda, dott. Mazzeo, nella mia poca “lucidità”, sono riuscita a sostenere De Magistris a Napoli nonostante la molta delusione per parte del suo operato ( in primis, per quell’essersi iscritto al partito dopo essere stato eletto in quanto indipendente); riesco ad avere stima, rispetto ed amicizia per esponenti dell’Italia dei Valori dei quali non condivido assolutamente l’operato; non mi sono mai servita delle “soffiate” (e le assicuro che me ne giungono copiose) che non riguardano strettamente l’attività politica degli esponenti dell’IdV, pur sapendo bene che lettere anonime gossippare ogni tanto spuntano tra di voi; sono riuscita persino a non sottolineare ulteriormente i problemi dell’assessorato italvaloriale lucano nel momento in cui mi sono resa conto che le mie denunce cominciavano a tornar troppo utili a chi la signora Mastrosimone l’ha promossa solo per poterla “usare” a proprio vantaggio ed ora, invece, vorrebbe volentieri farla fuori.  Molte altre cose potrei dirle, ma non è questa la sede. Quello che posso fare è consigliare a lei e a chi volesse approfondire la lettura del lungo elenco del “non si può non sapere” anche all’interno di IdV http://iltafano.typepad.com/il_tafano/2011/09/de-magistris-e-il-pd-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro.html#.Tl-BiWvh6jg.facebook
Sul capitolo Sanità sarebbe troppo lungo ripetere quanto è stato già detto tante volte; vorrei precisare, inoltre, che con il termine “casta” io intendo sempre generalizzare il disappunto per ogni privilegiato corporativismo e giammai la dignità dei singoli. Concordo peraltro con lei sull’ “impegno non adeguato della politica”, ma devo ricordarle che non solo lei è parte della politica, ma che lo è anche della maggioranza regionale. E dal momento che io preferisco sempre partire dalla fiducia nelle persone, anche a costo di rimanere poi delusa, mi permetto di suggerire a lei, in quanto presidente dell’ordine dei medici, in quanto consigliere regionale e in quanto esponente del partito almeno a parole più agguerrito contro gli evasori fiscali, di far ricorso alla sua autorità per convincere molti suoi colleghi a non continuare a mortificare i pazienti costringendoli a chiedere le ricevute che toccano loro; perché la ricevuta fiscale va data e basta, non si può chiedere se la si vuole o meno, magari proponendo un ritocchino sul costo della prestazione. A fregare l’Italia, infatti, non sono solo i detentori di grandi patrimoni, ma anche quelli che detengono piccoli poteri, tanto più odiosi quanto più vengono esercitati nei confronti dei più deboli. E i malati sono i deboli per antonomasia.  
                  Anna R. G. Rivelli

 

POLITICA
VIVE CHI S'ATTACCA AL CARROZZONE
2 settembre 2011

 

 

“Vive chi s’attacca al carrozzone”
Anna Rivelli critica il clientelismo della politica e risponde a Di Consoli : “Sbaglia sui giovani”

di Salvatore Santoro

 

POTENZA-  E’ Anna Rivelli che prende la parola. In scia al dibattito aperto che si sta sviluppando sul Quotidiano della Basilicata, Anna Rivelli, insegnante, ex dipietrista, scrittrice e nota militante “sociale” non usa mezze misure. E nel suo stile senza “timori” reverenziali risponde alle domande del cronista.

La crisi, la povertà che aumenta, la disoccupazione giovanile a livelli record. I cittadini stanno perdendo fiducia. E’ tutta colpa della classe dirigente politica?
Con buona pace di quanti grideranno all’antipolitica, direi proprio di sì. Anche in Basilicata si è creato un sistema di clientele tale che fa sopravvivere solo chi si attacca a un carrozzone. E quando chiedi conto, fanno in fretta a suggerirti di rivolgerti alla magistratura. La classe dirigente politica si è blindata e non solo pretende di prendere i cittadini per i fondelli, ma ne chiede a gran voce anche il plauso; il “tuttappostismo” è ormai la sua unica risposta, ma nessuno è così allocco da non sapere che certe “coincidenze” possono avere i connotati del delitto perfetto. E se poi, come è accaduto, ci si mette davvero di mezzo la magistratura, allora si grida al giustizialismo e al complotto; chi chiede giustizia diventa un carnefice, chi è indagato è circondato dalla solidarietà trasversale e l’unica certezza è che non si arriverà mai alla verità vera. Così è accaduto con Toghe Lucane. Non a caso l’esito di questa inchiesta è a tutt’oggi un non esito, checché se ne voglia dire e qualunque sia l’uso che ciascuno abbia interesse a fare di ciò che si è montato, smontato, passato di mano, tentato di archiviare e, comunque, non ancora archiviato del tutto.
• Ha letto l’intervista a Di Consoli e tutto il dibattito che si è creato? Che idea si è fatta?
Vorrei non averla letta, perché l’ho trovata più irritante che appassionante. Il suo parlare mi è apparso a tratti superficiale e scontato, a tratti addirittura doppiamente finalizzato; a meno di non voler credere (e io non voglio crederlo) che un intellettuale non si accorga di dire banalità con tono altisonante ; perciò sono spinta a pensare che ci sia nelle sue parole un obiettivo che mi sfugge.  Come si può, infatti, ritenere consiglio degno di considerazione dire ad un nano che se fosse un paio di metri più alto sarebbe  un vatusso? A De Filippo bisogna solo avere il coraggio di dire che non ha saputo fare per la Basilicata quello che era necessario e che anche lui è elemento cardine di un sistema malato del quale  fa girare quell’ingranaggio in cui egli stesso e tutti i signori della politica a tratti poi restano impigliati. Altro che vittime sono! Il meccanismo lo hanno creato loro. Ciò dico senza mettere in discussione il rispetto sempre dovuto alle persone; tuttavia quello dell’amministrazione pubblica non è un campo di bocce dove ci si rilassa giocando e se si segna il punto tanto meglio; è un campo, piuttosto, dove conseguire l’obiettivo è vitale, pena dovrebbe esserne l’esclusione; né ci si può appellare perpetuamente al numero dei voti ricevuti poiché nel sistema che si è creato  il consenso elettorale non è più espressione della stima e della fiducia guadagnate con il proprio buon operato, ma deriva da una sorta di ricatto del potere e quindi  non serve più a rappresentare la misura del consenso reale. E ancora, questo Carthago delenda est che Di Consoli utilizza contro Don Cozzi, questa Toghe Lucane cucinata in tutte le salse che assurge a problema cardine ( ma solo affinché sia archiviata al più presto), mi fanno sospettare che da Piazza Navona l’orizzonte lucano non si distingua tanto bene. La rivoluzione dei vecchi è un’aberrazione; già vedo con l’elmetto  Antonio Potenza che “rivendica il diritto di aver servito le istituzioni e non di essersene servito”. Ma non era lui quello che non pagava i ticket sanitari suoi e dei suoi familiari? Ma il peggio che ho trovato nelle parole di Di Consoli è stato quel suo “Alla larga dai giovani lucani!”. Un giudizio insopportabile per la sua arroganza, per la sua superficialità e per la non conoscenza che ne appare unico supporto. I giovani lucani sono lontani anni luce da come sono stati ingiustamente dipinti; non hanno “sogni illusori, sogni stupidi”, bensì faticano a sognare perché la realtà li zavorra all’oscenità del presente. In  25 anni di liceo ho avuto possibilità di monitorare la parabola delle loro aspettative e delle loro speranze; i giovani chiedono di esistere e l’esistenza nella società passa anche attraverso il riconoscimento dei loro bisogni e dei loro diritti. Questo riconoscimento qui non esiste, ma è una condizione che i nostri ragazzi condividono con i coetanei di molta Italia. Se a volte ci appaiono come zombie, forse dovremmo porci il problema di sollecitarli ed aiutarli a recidere quei confini che li bloccano in una sospensione : i nostri ragazzi passano dall’infanzia all’età adulta, rosicchiando soltanto avanzi di una giovinezza che viene loro negata da chi li vuole segregati perché li teme. E a temerli sono proprio quei “vecchi” che non vogliono indietreggiare, che non hanno interesse a salvare null’altro che il proprio privilegio presente perché sanno che del futuro ormai gli tocca ben poco. Il compito di  chiunque abbia veramente a cuore questa terra, perciò, non è aggiungere alla cappa già così pesante del potere il ricatto subdolo del “latinorum” che spegne ogni barlume di resistenza, insinuando nell’altro il dubbio della incapacità. Credo negli intellettuali che credono e fanno credere, che lottano e che fanno lottare. Credo nei nostri giovani.
Ma gli indignati lucani esistono?
Gli indignati esistono dovunque; forse  in Lucania sono meno rumorosi, ma il silenzio è ingannevole, i grandi silenzi precedono spesso le grandi catastrofi.
?• Perché non si riesce a fare rete?
Tra associazioni e  comitati nati in Basilicata con lo scopo di stimolare e favorire la partecipazione dei cittadini alla vita politica della regione ce ne sono  molti pensati fin dall’origine  come possibili bacini di  consenso dei partiti; su di essi, pertanto, spesso vige il diktat della partitocrazia. Poi da sempre quello con il potere è un rapporto di amore-odio; molti lo combattono non per ridimensionarlo, bensì nella speranza di appropriarsene.
• E’ vero che lei ha pensato di candidarsi alla Regione?
E’ parzialmente vero; sollecitata da più parti a candidarmi, l’avrei fatto, consapevole di non avere possibilità concrete di essere eletta, per dare testimonianza nell’avviare un processo di cambiamento, ma la condizione per me imprescindibile ( appunto quella di fare rete)  non si è realizzata e per questo mi sono tirata indietro. La politica per la politica non mi interessa; ho la fortuna di fare un lavoro che, per quanto misconosciuto e  malpagato, ritengo estremamente utile per la società. E poi dividersi non ha alcun senso se la meta da raggiungere è la stessa; se ci si divide, vuol dire che quanto meno ci si vuol lasciare aperta la possibilità di deviare e di deviazioni ce ne sono già troppe.
• E’ un ex dipietrista. Ha sbattuto la porta. L’Idv non è la soluzione??L’ex dipietrista in realtà non sono io; l’ex dipietrista è Di Pietro in persona e lo sono tutti i suoi variegati colonnelli; sono loro ad essersi allontanati da quegli ideali e da quei valori che usano solo per abbindolare i più idealisti.  Per fortuna il gioco dell’Idv è ormai scoperto e a livello nazionale il partito sta implodendo e perde vertiginosamente consensi. Sbattere la porta, nonostante una proposta di candidatura giuntami da Di Pietro stesso, per me è stato naturale, perché condizione del rimanere sarebbe stata adeguarsi a ciò che invece io volevo combattere. L’IdV, pertanto, non solo non è la soluzione, ma è una grossa parte del problema; è un partito pericoloso perché  si appropria della lotta per gli ideali per  svenderla ai professionisti del trasformismo, è sleale con gli alleati e viscidamente dialogante con l’avversario, è un partito bulimico che ingurgita senza distinzioni di sorta e poi, secondo convenienza, vomita ciò di cui si è abbuffato. E’ così che ci si trova  Belisario sul pulpito dei moralisti, Benedetto sul tetto dell’ospedale che chiude, Cicchetti sulla difesa della casta sanitaria, Mastrosimone nell’amicopoli regionale, Autilio nella fase 2 dell’IdV stretto al braccio di De Filippo e i giovani ( a proposito di giovani!) a fare manovalanza. L’IdV è un amico infido, meglio chi  è palesemente nemico.
• Il futuro è a tinte fosche. Anche la speranza è ridotta al lumicino?
Le tinte fosche per ora appartengono al presente, i colori del futuro dobbiamo deciderli adesso e non è impossibile renderli più luminosi. Ci vorrebbe un’assunzione di responsabilità collettiva, nel farsi da parte per alcuni, nel farsi presenti per altri, soprattutto, e per tutti, nel restituire decoro e credibilità alla politica e nel ritrovare quello spirito di servizio alla collettività che è necessario alla comune rinascita.
 
da IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA del 2 settembre 2011
POLITICA
HASTA LA CASTA SIEMPRE
9 marzo 2010

In Basilicata a quanto pare i prezzi al listino stanno salendo; non è l’effetto della crisi, però, ma un’inflazione da campagna elettorale. Il centro-sinistra lucano, infatti, fa lo splendido, dando per abolita di fatto la lista del Presidente (cosa a cui ovviamente si potrà credere solo quando tutti i parlamentari in essa inseriti si saranno dimessi), ma si fa beccare con le mani in una marmellata che generosamente spalma sul pane degli intimi commensali. La denuncia del candidato governatore del Pdl a proposito di certe nomine in enti sub regionali fatte da De Filippo a poche settimane dal voto, dunque, va sottolineata a beneficio di quelli che intendono votare con consapevolezza, perché non può bastare il bollino “made in sinistra” per garantire giustizia sociale ed equità.

De Filippo ha sbagliato, pressato evidentemente dai suoi alleati: l’Udc del doppio forno e l’IdV dei proclami. "La politica pulita passa anche da qui - ha detto Belisario in un comunicato - La nostra deve essere la casa della trasparenza”. Per l’appunto allora, invece di chiedere “a tutti i candidati alla carica di governatore e a tutti i candidati in generale di sottoporsi al test (antidroga) prima delle elezioni” l’integerrimo senatore meglio farebbe a chiedere alla coalizione stati di “famiglia” e  test di “gravidanza” per informare gli ipotetici elettori su quanto lunga è, e ancora sarà, la propria progenie da sistemare. Non basta, infatti, ragionare di giustizia e di legalità per essere paladini del popolo, né pubblicare su un sito le proprie analisi del sangue, non fosse altro perché il sangue della casta è ben quello continuamente succhiato al popolo; meglio sarebbe, invece, evitare certi passaggi che quella casta la scoprono attivissima e certificano che le clientele sono tutt’altro che assopite e che nessuno mai in questa regione otterrà nulla se non per grazia ricevuta. La cosa cozza non poco con gli slogan e i discorsi elettorali che dicono di lavoro e di sviluppo, che dicono di giovani che non partiranno più da questa terra per cercare non già fortuna, ma possibilità di sopravvivenza altrove. In particolare cozza con le belle parole di Di Pietro quella nomina a commissario dell’Alsia del coordinatore regionale dell’IdV Radice, nomina che sa di risarcimento per i tanti servigi da lui offerti al partito ( tre campagne elettorali in quattro anni da candidato mai eletto) e di TFR per uno che ora è costretto a  farsi da parte per liberare spazio ai nuovi accordi.
Questo centro-sinistra non ci fa dormire tranquilli e se ci guardiamo intorno non è che vada meglio: nella vicina Campania l’aspirante governatore del Pd De Luca minaccia e spera “di incontrare di notte, al buio quello sfessato di Marco Travaglio” reo di averci informato a dovere sui di lui tanti trascorsi; nel Lazio la Bonino esagera con l’ospitalità aprendo il suo comitato elettorale agli stragisti neri Fioravanti e Mambro…
Il Governo di centro-destra, però, sta instaurando una dittatura. Questo è terribilmente reale, ma la dittatura si combatte con la forza della democrazia vera che in Basilicata, purtroppo ancora una volta, è rimasta imbottigliata nel traffico di Sel, Alsia ed Acqua spa.
                                 Anna R. G. Rivelli
POLITICA
QUANDO LA SOCIETA' E' CIVILE
20 marzo 2009

       
                                                
Oreste Dominioni (presidente dell'unione delle Camere penali) in merito alla candidatura di Luigi De Magistris dice:"Un inaudito scandalo istituzionale che trascina sempre più in basso il valore della giustizia italiana".

Sandro Bondi (ministro dei Beni Culturali) fa eco:"La candidatura di Luigi De Magistris non sarebbe potuta avvenire in nessun altro paese del mondo....è fuori da ogni livello di civiltà giuridica e di democrazia".

Pier Ferdinando Casini (Presidente dell'UDC) aggiunge: "La candidatura di Luigi De Magistris alle europee è una scelta gravissima perché si tratta di un magistrato che ha posto in essere atti che nulla hanno a che fare con lo stato di diritto".

Così, invece, l'onorevole di AN Maurizio Gasparri :"La candidatura di De Magistris è la dimostrazione di come alcuni usino la toga solo per fare carriera politica… E’ possibile che gli serva a ottenere l'immunità".

E ancora Clemente Mastella (neo candidato del PDL alle europee) ;"La candidatura di Luigi De Magistris alle europee mi fa capire molte cose....in quella vicenda giudiziaria se c'e' stata una vittima sono stato io".

Si potrebbe continuare così quasi all'infinito. Oppure così:

Oreste Dominioni:
avvocato della famiglia Berlusconi, difende il fratello del premier ,Paolo, facendolo uscire con un patteggiamento, senza rischi di carcerazione, dal processo per tangenti sulle discariche lombarde: 107 miliardi di lire di risarcimento oltre ad altri 76 al fisco;difende Berlusconi nel processo "All Iberian" dove il falso in bilancio fu evidente, ma nel frattempo depenalizzato. Tra i suoi clienti eccellenti c'è Marcello Dell'Utri.
Sandro Bondi: gran lavoratore, 4287 assenze su 4875.
Pier Ferdinando Casini::"In Sicilia non ricandideremo nessun inquisito, a parte Cuffaro" (23/02/2006).
Maurizio Gasparri: imputato in tre processi (due a Roma, uno a Milano),si è trincerato dietro l’immunità subito votata dalla Camera. 
Clemente Mastella:.......(fatevi una ricerca altrimenti non si finisce più!!!!!)
                
Oppure così:

Sonia Alfano e Carlo Vulpio candidati alle europee: la nostra società torna ad essere CIVILE.

POLITICA
DA SEMPRE AL SUO FIANCO
17 marzo 2009

                  


    Né unici né tanto meno originali, da sempre NoiCittadiniLucani siamo stati pubblicamente al fianco di questo Magistrato coraggioso a cui è stata negata la possibilità di fare il proprio dovere (  p://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2197460.html  ). Abbiamo sperato con lui, sofferto con lui, atteso pazientemente con lui una giustizia che non è arrivata e che, assurdamente, ha tentato di schiacciare proprio chi la cercava. Non per gusto, non per esibizionismo, non per giustizialismo. Per rispetto a se stesso, al suo ruolo e ai suoi principi, Luigi De Magistris ha affrontato le sue battaglie senza cedere mai.

Qualche mese fa, proprio in questo blog, lo avevamo salutato, urlando tutta la nostra delusione, tutta la nostra rabbia e l' unico dubbio che non avevamo allora ( http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/2008/07/15/lineccepibile.html ), l'unico che ancora non riusciamo ad avere.

Ecco perché ancora qui lo salutiamo oggi, questo uomo che non è un eroe, e gioiamo e ci sentiamo più forti, più sereni e persino un po' più liberi. 

POLITICA
PETROLIO 2
12 febbraio 2009

ACIDO SOLFORICO. BELISARIO (IDV): PDL SOTTOVALUTA UN ALTISSIMO PERICOLO PER LA SALUTE 
http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2169095.html



PETROLIO. BELISARIO (IDV): PARLAMENTARI LUCANI DEL PDL PREDICANO BENE E RAZZOLANO MALE  
http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2169100.html


PETROLIO IN BASILICATA. BELISARIO (IDV): INSODDISFACENTE LA COMUNICAZIONE DI DE FILIPPO 
http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2169105.html

POLITICA
PETROLIO
30 gennaio 2009
                                    


PETROLIO. IDV: ADEGUARE NORME SU EMISSIONI ACIDO SOLFIDRICO A INDICAZIONI OMS

ROMA, 30.01.09 - La normativa italiana in materia di valori minimi di emissioni degli impianti industriali prevede, per l'idrogeno solforato (o acido solfidrico, estremamente velenoso, che viene prodotto in tutte le operazioni di trattamento dei prodotti petroliferi, dall'estrazione, allo stoccaggio, al trasporto), un limite di 5 ppm (parti per milione) per l'industria non petrolifera e di 30 ppm per quella petrolifera: cioè seimila volte superiore, quest'ultima, a quanto consigliato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e trentamila volte rispetto a quanto raccomandato negli Stati Uniti.

A denunciare l'estrema pericolosità dell'idrogeno solforato, mortale ad alte concentrazioni ma che anche in dosi bassissime può causare disturbi neurologici, respiratori, cardiaci ed anche aborti spontanei, è il Gruppo dell'Italia dei Valori del Senato con una mozione in cui chiede al Governo di adeguare la normativa (il DM 12 luglio 1990) a quanto raccomandato dall'OMS, oltre ad adottare tutte le possibili iniziative per salvaguardare la salute delle popolazioni residenti nelle aree dove ci sono attività estrattive, di lavorazione e di stoccaggio di prodotti petroliferi.

"La situazione è particolarmente grave in Basilicata, soprattutto nella Val d'Agri, dove si estrae l'80% del petrolio italiano, e nei pressi del Centro Oli di Viggiano - sottolinea il Presidente del Gruppo, Felice Belisario, che in proposito ha presentato anche un emendamento 
( http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2156405.html ) nei decreti legge attualmente in discussione a Palazzo Madama - anche perché non sono in funzione idonei sistemi di monitoraggio di tali emissioni né vengono effettuati screening medici costanti sulla popolazione, né l’Azienda Regionale di Prevenzione Ambientale della Basilicata ha dato pubblicità a dati scientificamente rilevanti".


Questo, malgrado a Viggiano si siano verificati due gravissimi incidenti, nel 2002 e nel 2005, e la popolazione residente abbia presentato diversi esposti contro i dirigenti dell'Eni. "Non poter avere alcun dato sulle emissioni è assurdo - tuona Belisario - soprattutto in una regione che ha il 70% del territorio coperto da permessi estrattivi, al contrario di quanto previsto ad esempio negli Stati Uniti o in Norvegia, dove almeno nei parchi e entro 160 chilometri dalla costa è vietato trivellare pozzi".

"Tra l'altro, oltre che sull'ambiente e sulla salute, il rischio è che ci siano pesanti contraccolpi sull'economia della regione - sostiene ancora il parlamentare IdV - basti pensare che, secondo uno studio dell'Università della Basilicata, risulta che nel miele prodotto in Val d'Agri si trovano alti tassi di benzene e di alcol. Non dico di bloccare l'estrazione o la lavorazione del petrolio, ma che almeno vengano previsti ed assicurati i controlli necessari a garantire la salute dei cittadini, questo sì!".

“Diciamo sì alla elemosina della diminuzione delle accise, ma la partita deve giocarsi sull’aumento dal 7% al 50% delle royalties pagate dalle compagnie (chiesto sempre con un emendamento al 'milleproroghe' attualmente in discussione) e sui controlli reali dei danni alla salute che comportano le perforazioni. Su questo – conclude Belisario – sfidiamo i parlamentari di Pdl e PD. Attendiamo che firmino i nostri emendamenti e la nostra mozione. Le chiacchiere, come è noto, anche quelle bypartisan, se le porta il vento”.


Ufficio Stampa
Gruppo Italia dei Valori
Senato della Repubblica
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