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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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SOCIETA'
LE MANCATE DISSOCIAZIONI DEL GARANTE (Dal livore per le minoranze all’esaltazione del fascio, fu tutta una distrazione)
12 dicembre 2017

“Eletto non nominato! come ama ripetere con piglio deciso”. Così Donato Fabbrizio scrive di Vincenzo Giuliano in un post pubblicato nella pagina facebook dell’Associazione dei Liberi e Forti di Basilicata il 29 novembre 2016. Eppure di questa elezione/non nomina la Basilicata ha grande memoria, perché fu necessario allora (nel 2014) affrettarsi a rimuovere più di qualche incompatibilità per poter affidare a Giuliano il ruolo di Garante, compresa quella del limite massimo di età, che da lì a pochi giorni sarebbe diventata irremovibile. Evidentemente, si potrebbe sospettare, non esisteva uomo più adatto di lui a ricoprire questo ruolo. Anzi di più, il ruolo si potrebbe dire creato di proposito per lui visto che, ci ricorda sempre Fabbrizio, è “ruolo istituito nella regione e mai ricoperto da nessuno prima di lui”. Sarà per questo che lo stringato comunicato diffuso sabato scorso da Giuliano per dissociarsi dal suo portavoce appare davvero poca cosa, troppo misero per poter fare chiarezza sulle agghiaccianti esternazioni diffuse a mezzo stampa da Nigro nei primi giorni di dicembre. Cominciamo col dire che Giuliano si dissocia da una sola delle due ultime note (quella del giorno 8 dicembre) e non da quella già fin troppo violenta ed offensiva pubblicata sul Roma il giorno 1 dicembre, nota nella quale in sostanza si attribuiva la colpa del femminicidio alle donne stesse, ree secondo lui/loro di emancipazione dalle situazioni di degrado familiare. Sarebbe doveroso, quindi, che il Garante si dissociasse senza mezzi termini anche dalla prima, abbandonando alla deriva il povero Nigro, sempre ammesso che possa farlo, sempre ammesso che la nota sia stata scritta solo a due e non piuttosto a quattro o persino a sei mani. Perché francamente due cose sono poco convincenti in questa storia: la prima è che Nigro possa aver fatto tutto da solo e che, non contento di aver già toppato la prima volta, abbia perseverato e rincarato la dose senza minimamente consultarsi con Giuliano; insomma, sarebbe una testa di ferro, e, obiettivamente, è difficile crederlo fino in fondo, a meno che non sia lui stesso a sacramentare di aver fatto maldestramente tutto di sua esclusiva iniziativa. Ma anche nell’ipotesi di questa evenienza, risulta strano credere (e questa è la seconda cosa poco convincente) che il Garante, la cui agiografica descrizione campeggia sulla pagina dei Liberi e Forti, non si sia accorto mai che da molti mesi il suo portavoce continuava a farla, sommessamente, sempre fuori dal vaso. Le due note citate, infatti, entrambe di dicembre, non sono le uniche sottoscritte da Nigro in qualità di portavoce e pubblicate negli ultimi mesi. Tra luglio e dicembre, infatti, ce ne sono state altre, tutte contenenti esternazioni molto al limite della condivisibilità per chi ricopre un ruolo di garanzia. Di luglio scorso è, ad esempio, un articolo apparso sul Roma in cui Nigro scrive frasi del tipo L’impegno politico viene solo riservato all’accoglienza dei profughi” e peggio “Qualche mente eccelsa ha pensato bene di sostituire con i migranti i giovani emigranti, adducendo la nobile motivazione dell’accoglienza, senza rendersi conto che in questo modo avviene automaticamente la sostituzione etnica e soprattutto religiosa”. Di agosto è invece un altro articolo innocuamente storico ( ma la storia non è mai innocua!) in cui si esaltano i “vescovi moralizzatori” che consideravano “i liberali uomini dissoluti” , si palesano sentimenti anti unitari e si chiosa con un “ I liberali non erano tanto liberali…. D’altronde oggi la situazione non è cambiata col pensiero unico neo-liberale”. Il 27 ottobre arriva poi una nuova nota sulla famiglia lucana. Anche qui il portavoce si esalta “La famiglia lucana, e non solo, è una risorsa importantissima, eppure è troppo trascurata di nostri politici, che sono impegnatissimi invece a fare tutt’altro: ad esempio, a difendere i diritti dei gay, delle coppie di fatto, dei figli pretesi ma non fatti, degli extracomunitari che approdano tutti con gli smartphone…”; continua così: “Questa società abietta e rinnegatrice dei valori morali fa di tutto e di più per tutte le minoranze pretendenti di diritti, ma non fa nulla per la famiglia, già disgregata dalla piaga del divorzio”. Poi, prima di scatenarsi con frasi del tipo “Noi abbiamo sempre combattuto contro i Saraceni”, “Certi atteggiamenti ci ricordano la lupara” o addirittura “era meglio il Fascio!”, Nigro propone una frase (“Già Lenin diceva: volete distruggere una società? Distruggete la morale! E quella vi cadrà in mano come una pera cotta! Neppure i sovietici avevano distrutto la famiglia…”) che deve essergli tanto cara da averla rispolverata pari pari nella sua nota dell’8 dicembre, quella da cui Giuliano dice di dissociarsi. Possibile che Giuliano in tutti questi mesi non si sia mai accorto di niente? Né dell’esaltazione del Fascio, né del livore contro “tutte le minoranze pretendenti di diritti”, né dei giudizi approssimativi sugli extracomunitari? Se anche fosse così, non sarebbe meno colpevole, perché la distrazione ad oltranza non è contemplata tra le doti di un Garante.

Ma nel comunicato diffuso sabato, Giuliano scrive anche: “In merito poi al movimento “Liberi e Forti di Basilicata” preciso che dal 2014 non ne faccio più parte", credendo evidentemente così di togliersi da qualsiasi imbarazzo. Purtroppo per lui, però, le testimonianze del fatto che proprio lui è stato amministratore unico della pagina facebook dei Liberi e Forti di Basilicata (per ben 8 anni e fino a tre o 4 giorni fa) restano negli screenshot e non è rimedio sufficiente ( anzi è piuttosto indice di “colpevolezza”) l’aver in fretta e furia ceduto il ruolo a quel Donato Fabbrizio (peraltro da lui stesso aggiunto al gruppo circa 5 anni fa) che, nella pagina del movimento politico, funge da portavoce del Garante, diffondendo a piene mani comunicati delle varie iniziative, compreso quello che, il 28 maggio, testimonia di un garante tanto super partes che va a parlare di fede ai ragazzi della scuola media La Vista. Inoltre, tanto per completare il quadro, lo stesso Giuliano da amministratore condivideva i post di “Fuoco vivo” (dopo le ultime polemiche magicamente spariti), band di propaganda ultracattolica, nata a Satriano di Lucania, e fondata, tra gli altri, da Rocco e Antonio Giuliano, due giovani musicisti che con il Garante non condividono probabilmente soltanto il cognome.

Alla luce di questo, forse opportuna sarebbe una verifica anche da parte di chi lo ha nominato ops! eletto) perché, benché sia ormai consuetudine (consuetudine a cui non vogliamo tuttavia abituarci) che le cariche vengano distribuite in rapporto a convenienze ed accordi politici e non già a meriti e idoneità ai ruoli, sarebbe già qualcosa se, tra gli sponsorizzati, si scegliessero almeno i meno peggio. Cosicché non basta fare adesso di Nigro il capro espiatorio, perché da quanto scritto negli ultimi sei mesi Giuliano doveva accorgersi e dissociarsi già da molto tempo. Discriminazione, omofobia, razzismo, approssimazione, populismo… tutte cose che si sintetizzano in quel “Era meglio il Fascio!” da cui un Garante avrebbe dovuto prendere distanze immediate e non solo apparenti.

Anna R. G. Rivelli


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