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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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POLITICA
DA QUALE PULPITO
27 settembre 2017

Basilicata: tempi duri per i poveri cristi! E sì che quella della edilizia popolare è un’emergenza un po’ ovunque in Italia, ma almeno per il Re dell’Universo, almeno in una terra in cui la monarchia è così sentita che i decreti regi non si abrogano mai nel cuore dei VIP, le cose dovrebbero andare diversamente. E invece…

Sfrattato dalle stanze della Regione più di tre anni orsono, all’apparir sulla scena dell’assessore Franconi che per quell’atto ( e per null’altro) sarà evidentemente ricordata, il povero Cristo vagolava smarrito per la città, perseguitato da chi lo difendeva più ancora che da chi una casa gliel’avrebbe pure assegnata, comoda e sacra, purché non comunicante con quella dello Stato. Pareva smarrito il poverino, perché, un po’ sovrano e un po’ clochar, godeva di portavoce mai nominati e continuava a passare per quello che non era, tra preghiere di riparazione seminate a destra e a manca per una città in disarmo. Poi finalmente, la Chiesa.

La Chiesa è casa di Cristo per eccellenza. Era casa di Cristo per eccellenza. E già, perché dopo il comizio non proprio ben riuscito del Sindaco De Luca in piazza Matteotti, nello scorso mese di Giugno, l’agone politico dell’amministrazione cittadina necessitava di spazi più sicuri. E quali migliori di quelli della Chiesa? “O no!”deve aver esclamato il nostro povero Cristo che paziente, sì è paziente, ma fino a un certo punto. In realtà tra una scusa e l’altra, una cartaccia in terra e un cassonetto strapieno, l’umido che ti marcisce in casa e le bottiglie rotte nel centro storico, l’amministrazione in forze ha occupato la casa del Signore, anzi le case, cosicché da un quartiere all’altro, da una parrocchia all’altra, da un San Pietro a un San Rocco mi sa che il Cristo ha da cercarsi nuova casa. Si domanda, infatti, Lui come noi ( e strano è che non se lo domandino i professionisti del Padrenostro) se è veramente consono che i comizi si facciano in chiesa; e già che parlare di “monnezza” nella casa di Dio non è che sembri proprio rispettoso, ma se alla monnezza fisica, si aggiunge pure quella immateriale delle “prediche”di chi va a ad autocelebrarsi, dando numeri e cifre, sostituendosi da un lato al sacerdote, dall’altro al santo stesso, forse qualche domanda bisogna farsela, o magari farla anche ai parroci, o a chi va a pregare davanti ai musei ma poi chiude gli occhi sui mercanti nel tempio. Le foto apparse sui giornali dell’assessore Coviello e del Sindaco che pontificano sugli altari dovrebbero farci rabbrividire, perché i passati più oscuri ritornano, perché snocciolare in chiesa meriti autoassegnatisi mentre in municipio tante interrogazioni ancora attendono risposta è l’ennesima insolenza fatta ai cittadini. Da quale pulpito, insomma, arriva questa ennesima predica?! E la differenziata? E la raccolta porta a porta? E il decoro della città? Fuori dai templi, siamo ancora in attesa di un miracolo.

                Anna R. G. Rivelli


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