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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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POLITICA
IL SELFICIDIO DEI POLITICI da Gianni Pittella a Aurelio Pace
1 settembre 2017

Estate, tempo di sole, mare e folleggiamenti, per fortuna ti stiamo archiviando! Le vacanze, infatti, sono sempre più vacanti di buon senso e la smania di apparire, troppo spesso per quello che non si è davvero, spinge a svarioni che, tra il ridicolo e il patetico, ci riportano la fotografia di una società grottesca la quale, se al sole estivo può sembrare solo allegramente imbecille, con le prime luci mitigate di settembre ci riporterà bruscamente a meditare sulla triste realtà. Se è vero, infatti, che una risata ci seppellirà, c’è da giurare che prima della sepoltura saranno in molti a morire di selfie. Del resto la selfimania ormai contagia tutti, cosicché se per puro caso un nemico ci volesse tendere un agguato, se ci cercasse l’Isis o il nostro dietologo volesse controllare se stiamo seguendo alla lettera la prescrizione di dieta, basterebbe aprire la pagina facebook o instagram e il gioco sarebbe fatto. E può succedere, come riportato dalla stampa, che uno qualsiasi dei nostri vicini posti la foto di un meraviglioso mare delle Seychelles, favoleggiando di vacanze da sogno, proprio mentre noi lo vediamo in mutande a prendere il sole sul suo balcone. Questo perché alla smania del selfie vero, che non ci risparmia né piedi in primo piano, né sedute di fisioterapia, né documentate notizie di influenze e vari accidenti, si è aggiunta la smania del selfie taroccato, buono a mostrare quello che vorremmo essere o fare o far vedere agli altri di una vita che, evidentemente, riteniamo insoddisfacente o imperfetta. E la cosa non risparmia gli uomini politici, anzi! A dover esclamare “Quoque tu, selfie…!” sono infatti in molti, colpiti a tradimento dal pugnale di quella che ritenevano una amorevole emanazione (un figlio quasi) della propria incontenibile frenesia di autopromozione. Non è passato neanche un mese, infatti, da quando un affranto Gianni Pittella, sciarparossamunito, postava su facebook una sorta di lamento dell’emigrante, cercando di sollecitare un’ammirata e pietosa empatia per il povero parlamentare europeo costretto a lasciare la famiglia in piena estate per recarsi in Inghilterra ad imparare la lingua per il nostro bene, per noi che, quando andrà in pensione, potremo riconoscergli finalmente l’accento di un vero lord anglolauriota. Inutile dire che di empatia il nostro Gianni ne ha suscitata poca, ma lui, recidivo, ha continuato ad aggiornarci sulla sua vita d’oltremanica fino a tranquillizzarci (perché in realtà eravamo tutti molto in ansia) del suo ritorno in famiglia per l’ultima settimana di agosto. Ma archiviato Gianni, rasserenati sulla sua condizione, non si fa in tempo a tirare il respiro che eccone avanti un altro. Povero, povero Aurelio Pace! Anche per lui toccherà impietosirsi. Il 27 agosto, infatti, posta una foto della sua bella famigliola in aeroporto, in attesa di un volo che tarda di qualche ora, così ci aggiorna sul bel sorriso dei suoi bambini e sulla temerarietà del suo barbiere che lo ha evidentemente “lucidato” troppo. Tutto bene però, sono tutti allegri nonostante l’attesa, fanno shopping e noi siamo tutti tranquilli. Il 28 agosto, a metà pomeriggio, il nostro Consigliere ci fa sapere che è a Cagliari e ci mostra le foto di una bella mostra sul Barocco nel Mediterraneo. Tutto bene, dunque. Anzi no. Nello stesso post, infatti, scrive “Oggi turisti, domani convegno all'Università di Cagliari.Relax e lavoro”. E qui cominciamo a preoccuparci; ma che diamine, insomma! Un pover’uomo parte per pochi giorni di vacanza, sicuramente autospesati, e deve pure lavorare? Ed ecco che una pietosa empatia comincia a farsi largo nella considerazione del cittadino medio. L’acme del dispiacere, però, il cittadino medio potrà raggiungerlo soltanto il giorno dopo, quando, il 29 agosto, alle 9:31 del mattino, Pace scrive: “Cagliari, Università. Parliamo della nostra Basilicata a chi è parte originale del Mediterraneo”, accompagnando l’annuncio con le immancabili foto, tra le quali una di lui, oratore, in piena attività. E qui il dolore del cittadino si fa lancinante. “Ma come?- si chiede- alle 9:30, in vacanza, in giacca scura, con quel caldo africano, è già nel pieno ritmo di un convegno? Bah! Sarà un convegno sull’insonnia” – si dice ancora il cittadino e si consola notando che a rinfrescare le ugole certamente secche c’è sul tavolo del nostro relatore una bottiglietta dal tappo arancione, molto Gaudiannellostyle. Parlano di Basilicata, a Cagliari, il Consigliere –persona seria- magari ha preteso l’acqua lucana. Ma poiché il lucano è anche curioso ed ha pure la sindrome dell’abbandono, quando sente che si parla di Basilicata oltre i confini regionali, si inorgoglisce e ne vorrebbe sapere di più. Ed ecco che si mette a cercare notizie di questo convegno agostano, che setaccia il web, che non contento contatta l’Università di Cagliari per averne notizia, che si fa palmo a palmo le pagine degli eventi di tutte le facoltà, ma niente. Ad agosto nulla, nessun evento, nessun convegno, niente Basilicata nei pensieri dei sardi. Delusione! “Ma com’è possibile - si chiede il cittadino medio- se nella foto postata Aurelio Pace sta davvero ad un tavolo di relatori?” E così guarda e riguarda la foto, se la rigira come fosse un santino, e si accorge che è stata ritagliata a stringere il primo piano sul soggetto e, tranne l’acqua in bottiglia e il microfono, non lascia intravedere null’altro. E guarda e riguarda ancora, si accorge pure che a distanza di un giorno e mezzo dalla foto in aeroporto, capelli e barba del nostro eroe appaiono straordinariamente cresciuti e rinfoltiti. Miracolo? “Ma no! – si risponde il nostro saggio cittadino- Un convegno, il 29 di agosto, di prima mattina, in una Università presumibilmente come tutte le altre chiusa o ad attività ridotta, deve essere stato così noioso da stimolare i bulbi piliferi dei relatori e da essere condannato per questo alla damnatio memoriae dall’Università stessa” . Perché il cittadino medio mica è fesso, se le dà le risposte; mica è insensibile, prova dispiacere di fronte a tanta sfortunata abnegazione di un Consigliere. E si chiede, soprattutto si chiede, perché essere così atroci da continuare a rovinargli le vacanze? Vogliamo mettere? È solo un Consigliere e non si gode un giorno. E se fosse addirittura Presidente? Se dovesse preoccuparsi di garantire tutti i Lucani? Se dovesse garantire l’indirizzo di una politica seria e responsabile? Ma no che cattiveria! I suoi colleghi dovrebbero capire che in altri Paesi, per esempio nell’Inghilterra di lord Gianni, di fronte ad una circostanza così avversa, sarebbe stato prescritto un lungo riposo da tutte le fatiche politiche. Siate buoni in Regione! O almeno mostrateci una locandina o stampategliene una postuma come anni addietro facevano fantasiosi esponenti nazionali, figli spirituali di un altro intransigente leader di partito.

                              Anna R. G. Rivelli




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