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POLITICA
QUANDO IL SILURO È INTELLIGENTE
4 agosto 2017


“Il Consiglio regionale rappresenta la comunità regionale ed esprime l’indirizzo politico della Regione”.

“Il Presidente garantisce, con imparzialità, il corretto svolgimento dei lavori consiliari”.

Tanto si legge nello Statuto della Regione Basilicata, rispettivamente all’articolo 24 comma 1 e all’articolo 27 comma 4. Sono due asserzioni importanti che, pur nel caos che attanaglia il PD locale e nel sospetto ormai perennemente ingenerato nell’opinione pubblica di fronte ad ogni atto politico posto in essere, dovrebbero ritenersi sufficienti a non far leggere la mancata staffetta Mollica-Pace come una questione di screzi interni o di guerre tra bande o di giochi di poltrone. O almeno, una volta tanto, si potrebbe leggere la cosa anche dal punto di vista di un cittadino qualsiasi che prende sul serio lo Statuto, il senso della rappresentanza di una intera comunità attribuita al Consiglio, nonché quello di una necessaria imparzialità di chi lo presiede.

In primis va detto che una “staffetta” tra presidenti o assessori, specialmente quando avviene in tempi relativamente circoscritti, è sempre da vedersi come un gioco di relazioni e accordi di convenienza tra esponenti di partiti che hanno una pur legittima necessità di veder riconosciuto un proprio peso; nulla, però, questi accordi hanno a che fare con il benessere della comunità, posto che tutti coloro che a vario titolo ci rappresentano dovrebbero lavorare costantemente nell’interesse di tutti. Insomma, cambiare un presidente o un assessore avrebbe valore positivo per la comunità solo ed unicamente se si sostituisse un incapace comprovato con un’eccellenza sicura, altrimenti il cambio va considerato nell’ottica del tutto diversa che è, appunto, quella delle relazioni politiche. Ecco perché dal punto di vista dell’interesse comune, la mancata elezione del consigliere Pace alla Presidenza del Consiglio non può che essere salutata come una benedizione, perché un organo che “rappresenta la comunità regionale ed esprime l’indirizzo politico della Regione” non può essere rappresentato da chi nell’espletare il suo ruolo di consigliere ha ben dimostrato di avere in spregio l’uguaglianza dei cittadini, la salvaguardia dei diritti comuni e persino il principio di laicità a cui si ispira la nostra Costituzione. Quale imparzialità, quale garanzia ci sarebbero per i cittadini? Il consigliere Pace, sia ben chiaro, ha tutto il diritto di tenersi le proprie opinioni (anche se va sottolineato che l’omofobia non è un’opinione e che la laicità dello Stato è un principio inderogabile), ma non può certo pretendere di rappresentare tutta la comunità né tanto meno di esprimere l’indirizzo politico della Regione che “riconosce la persona come centro di valore, soggetto di diritti e doveri senza distinzione alcuna e considera l’identità personale di ogni individuo come una qualità assoluta, unica e irripetibile… concorre alla tutela dei diritti della persona e opera per superare le discriminazioni legate ad ogni aspetto della condizione umana e sociale… rifiuta ogni forma di violenza e discriminazione, opera per prevenirne e rimuoverne le cause …” (art.5 Statuto Regionale). Con la palma del consigliere anti-gender, il certificato di referente di crociati nostrani in preghiera davanti ai musei, Aurelio Pace, infatti, non potrebbe mai essere quel presidente a cui, con la certezza di essere compreso ed accolto, un Gaber potrebbe rivolgersi dicendo “ Mi scusi Presidente, ma ho in mente il fanatismo…”.

Se poi si vuole aggiungere il fatto che i lucani possono anche essere afasici, ma la memoria ce l’hanno lunga, va ricordata una certa riunione “carbonara”, mai smentita del tutto dagli stessi protagonisti e mai ancora chiarita, alla quale il nostro mancato presidente prese parte e della quale la stampa dell’epoca riportò poco nobili motivazioni; ed ecco che il cerchio si chiude del tutto a favore di un Franco Mollica suo malgrado tetragono nella postazione in cui è. Perciò, se siluramento c’è stato, una volta tanto si può prendere atto che almeno si è trattato di una bomba intelligente.

               Anna R.G. Rivelli


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