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LAVORO
ASM CONDANNATA, ORA CHI PAGA?
3 novembre 2012
  

“Il Tribunale, definitivamente pronunciando sul ricorso proposto con atto depositato in data 6/3/2003 da Carlo Gaudiano nei confronti di Azienda Sanitaria Locale Matera, così provvede: condanna l’azienda convenuta a risarcire al dott. Carlo Gaudiano i danni subiti in conseguenza delle condotte datoriali per cui è causa mediante il pagamento di una somma, per il danno patrimoniale, pari ad euro 30.000,00, con gli interessi legali sul capitale da rivalutarsi anno per anno dalla data odierna al saldo, nonché per il danno non patrimoniale, liquidato in complessivi € 29.418,21, con gli interessi legali sul capitale da rivalutarsi anno per anno dalla data odierna al saldo; […] condanna l’azienda resistente a rifondere al ricorrente le spese di lite liquidate in € 9.500,00 per compenso, oltre IVA e CPA”. 

Con questa sentenza  datata 17 settembre 2012 Antonio Marzario, Giudice del Tribunale di Matera, mette la parola fine ad una vicenda durata quasi dieci anni e, restituendo al Dott. Carlo Gaudiano, riconosciuto oggetto di condotte vessatorie, la sua dignità umana e professionale, riaccende in tutti noi un barlume di speranza che a questo mondo possa esserci giustizia finalmente.

La storia di Carlo Gaudiano, chiamato a dirigere nel 1996 il Centro per la lotta alle microcitemie del presidio ospedaliero di Matera e in seguito anche il locale Laboratorio dipartimentale di immunologia e di biologia dei trapianti, nel 2007 balzò agli onori della cronaca nazionale grazie ad un articolo a firma di Carlo Vulpio pubblicato sul Corriere della Sera in cui si evidenziava come indissolubilmente legata alla vicenda Gaudiano anche la distruzione della Banca delle cellule staminali cordonali di Matera la quale, con la campionatura di ben 500 cordoni ombelicali donati, costituiva un patrimonio di valore economico elevatissimo e di inestimabile valore morale. L’articolo di Vulpio fu presto utilizzato come una clava nei confronti del dottor Gaudiano il quale, già privato improvvisamente ed  immotivatamente dei suoi incarichi dal direttore generale dell’Asm, venne licenziato in quanto ritenuto  – evidentemente da chi già aveva messo in atto nei suoi confronti una sistematica azione di mobbing – ispiratore di cotanta negativa pubblicità. Tale licenziamento venne ritenuto illegittimo, ma il successivo reintegro non fece comunque cessare nei confronti di Carlo Gaudiano quella condotta che oggi viene riconosciuta capace di “ incidere negativamente sulla salute psico-fisica, sulla dignità morale e sulla professionalità”.

Lo scorso 17 settembre, dunque, la vicenda trovava un punto fermo, un esito felice per una storia che felice non è stata  e felice continua a non essere dal momento che si trascina dietro conseguenze indigeste per tutti le quali meritano riflessioni e punti di domanda.

In primis, tanto per occuparci volgarmente dei soldi, è d’obbligo fare due conti e registrare che, tra danni patrimoniali e non patrimoniali e rimborso spese, il dott. Gaudiano dovrà essere risarcito con circa 70.000 euro più “ gli interessi legali sul capitale da rivalutarsi anno per anno”; ci piacerebbe sapere da quali tasche uscirà questa cifra, se da quelle di chi si è reso in prima persona responsabile delle ree condotte o piuttosto dalle nostre di cittadini già danneggiati da chi in sostanza ha privato noi tutti di servizi all’avanguardia e punte di eccellenza così rare in una Sanità Regionale dalla scarsissima attrattiva.  Un sospetto (più che un sospetto) però ce l’abbiamo, perché l’esperienza insegna che a fronte di super compensi, super manager, super contratti e super aumenti, quando c’è da pagare, paga sempre il cittadino.

La seconda questione riguarda la vergognosa longa manus della politica, quella che si arroga il diritto di nominare i direttori generali a partire da quelli dei cessi di stazione fino a quelli delle anticamere del paradiso; naturalmente il criterio di scelta non è quello del merito, ma quello delle diverse cromie partitocratiche aduse alle più disparate spartizioni e, per amor di verità bisogna dirlo, nella Regione Basilicata le sfumature  tendono assai spesso a un rosso variegato dai contrapposti correntismi. Nel caso in oggetto, infatti, l’Azienda Sanitaria condannata vantava un direttore generale “ripulito” ad hoc della clausola ostativa alla sua nomina, quella cioè di essere dipendente della stessa Asm che si apprestava a dirigere. Come dire che non c’era di meglio da scegliere di uno che avrebbe, per motivazioni finalmente riconosciute illegittime, trascinato l’Asm in una causa di quasi dieci anni. L’acume politico in tutto questo naturalmente non c’entra; non è l’acume che fa difetto ai nostri amministratori, bensì il senso dell’orientamento di azioni che tendono sempre da tutt’altra parte e mai verso quel benedetto bene comune, cimelio dissotterrato dalla polvere ed esibito soltanto nei discorsi elettorali.

Ce n’è una terza, però, di riflessione da fare; non mollare paga alla fine. Di Carlo Gaudiano ci si è divertiti a dire di tutto; dagli ambienti dei soliti benpensanti la sua tenacia veniva bollata come rancorosa, fuori posto, priva di senso. Quella della mortificazione del diritto e del discredito di chi non intende rinunciarvi è un’altra arma bianca usata contro i cittadini e a favore del sopruso dei signorotti e spesso riesce a ferire a morte o, almeno, a tagliare la lingua di chi protesta. Il dott. Carlo Gaudiano, pur colpito nella sua “dignità di uomo e lavoratore, nell’aspettativa di carriera e nella sua vita di relazione” non ha mollato ed oggi ha ragione di dieci anni di sofferenza.

Che il risarcimento ora non pesi su di noi; c’è una banda di allegri compari che dovrebbe pagare.

                             Anna R.G. Rivelli

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