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noicittadinilucani
Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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SOCIETA'
SE LA PILLOLA FOSSE BLU
9 agosto 2009

 

Tanto per confondere un po’ le idee della gente, in Italia il dibattito sulla famigerata pillola RU486 ha da subito preso una piega sbagliata e, c’è da giurare, strumentale e funzionale all’elasticità di quelle coscienze che utilizzano i temi della vita e della morte come pass par tout per accedere al bacino di una benevolenza clericale assai utile in tempi di magra. Così l’attenzione si sposta dal fatto scientifico, per approdare nella solita crociata dei difensori della morale e dei grandi inquisitori che non hanno mai smesso di dare la caccia alle streghe. L’essere pro o contro l’aborto in questo momento non c’entra; non è, infatti , la legge sull’interruzione della gravidanza che sta cambiando, ma solo il modus operandi, una tecnica, insomma, che rende meno traumatico e cruento un intervento già approvato e ben regolamentato dalla legge. Tutto qui. La RU486 andrebbe considerata, dunque, un passo avanti nella medicina ed accettata unicamente come tale, né sembra corretto agitare a sostegno della crociata l’ipotesi di un uso del farmaco indiscriminato e superficiale, quasi come se tutte le donne di questo mondo potessero improvvisamente prendere ad ingozzarsi di pillole miracolose e capaci di eliminare le tracce della sofferenza (e quindi del peccato) da quell’essere femmina ancora considerato immondo e perverso. Ma si tranquillizzino tutti i fans del “partorirai con dolore”; la pillola in oggetto certamente non riuscirà ad eliminare una sofferenza fisica che persino un evento abortivo spontaneo porta sempre con sé, né quel lungo (se non eterno) male interiore che inevitabilmente accompagna la decisione di interrompere una gravidanza.
La realtà, e spiace dirlo, è che ancora una volta ci si trova di fronte ad una discriminazione nei confronti delle donne alle quali, per la colpa atavica del loro sesso, non è mai lecito facilitare o migliorare l’esistenza, e ciò in particolare quando ci si avvicina alla sfera della sessualità. Diciamolo francamente (e con buona pace di tutti i don Vito di questa terra): la religione, anzi le religioni hanno sempre circondato la donna di un alone di sospetto e di diffidenza, l’hanno sempre accompagnata alla colpa e al peccato e spesso sono riuscite a trasformare la maternità in uno spauracchio utile alla negazione del godimento pieno della completezza del proprio essere. Tant’è che la nobilitazione (e a volte la stessa accettazione) della donna nella società ancora troppo spesso passa attraverso la sua verginità e poco importa se l’effetto si cerchi di ottenerlo con l’infibulazione piuttosto che con la celebrazione di un concepimento miracoloso. Diverso è il discorso rivoltato al maschile. La più famosa (ed usatissima nonostante le innumerevoli controindicazioni) pillola blu non è stata così tanto avversata, anzi, celebrata come un ritrovato eccellente, è stata accolta come un inno alla vita e alla longevità; ma in un’ottica meno discriminatoria ci sarebbe da domandarsi se essa non interferisce con il naturale corso della vita e se non finisce per generare un piacere “peccaminoso” in quanto ottenuto in modo artificiale. Di più, volendo restituire la crociata, si potrebbe ipotizzare che un’orda di maschi imbufaliti dall’uso indiscriminato del viagra potrebbe causare un numero eccezionale di gravidanze indesiderata e, di conseguenza, alimentare la piaga dell’aborto clandestino, chirurgico o farmacologico. La stessa aspirina, d’altronde, potrebbe essere indiscriminatamente utilizzata (tanto più perché è un farmaco da banco) per rendere l’acqua frizzante alla medesima sconsiderata progenie di italiani che sembra apprestarsi ad insani bagordi sotto la tutela rassicurante della RU486.
                 La difesa della vita c’entra ben poco; è in gioco Eva e quella sua dannata mela. E poi ancora dicono che la frutta fa bene!
                                                           Anna R. G. Rivelli

 

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