
Gentile Assessore Martorano,
provo a ricominciare da lei per una serie di ragioni. La prima risiede certamente nel fatto che, non essendoci incontrati noi due nemmeno mai in un incrocio di sguardi, non credo potrà mai rispondermi che le faccio delle accuse per motivi personali; la seconda ragione nasce dal fatto che, se ben ricordo, lei è stato a lungo il candidato in pectore del centrodestra per poi ritrovarsi assessore del governo di centrosinistra; questo mi lascia presupporre (e spero che non sia, la mia, una ingenuità troppo grande) che in qualche modo lei sia stimato da entrambe le parti e, di conseguenza, ad entrambe le parti debba risposte ancora più piene e puntuali. Terza, ma non ultima ragione, è che un inizio di dialogo pare averlo cercato proprio lei con l’intervento con cui tentava di rimediare alla precedente sua infelice (bisogna ammetterlo) uscita sulla libertà dei cittadini di curarsi dove vogliono.
Non ho intenzione di prendere spunto dall’episodio spiacevole del Sindaco Summa ( al quale naturalmente, e non perché sia del Pd, non posso che augurare una pronta guarigione) solo per non far torto ai tanti cittadini comuni che hanno nei nostri ospedali affrontato (o subito) casi simili senza troppo rumore e senza tanto conforto. Parto, piuttosto, dalla sua dichiarata volontà di intervento per un positivo cambiamento dello stato dell’arte e, dal momento che io non la conosco, mi sento in obbligo di cominciare da un pensiero positivo –salvo a riservarmi il diritto di potermene poi anche pentire- e credere che la sua non sia volontà di lessico politichese e che lei sia un assessore leale, ma non telecomandato dalla necessità di non spiacere alle superne rote che hanno certamente il potere di farla diventare un ex. Ben sapendo, per ovvi motivi di cronologia, di non potere attribuire a lei tutti i guasti della sanità lucana, mi permetto tuttavia, interpretando il pensiero di molti corregionali, di sollecitare lei, oggi alla guida dell’assessorato più importante e delicato (e anche più ambito), a non seguire la moda ultimamente diffusasi del “non mi interessa il passato, mi interessa il futuro”; questo dico perché, oltre alla constatazione che in quel passato esiste gente che ha subito e sofferto e che ancora aspetta riscatto e giustizia, gli effetti nefasti di quel passato avvelenano anche il presente e si proiettano minacciosi in quel futuro di cui molti dissennati oggi si fanno scudo per sfuggire alle responsabilità del momento. Sicuramente sarà a conoscenza del fatto che sui mali della sanità ha già messo mano la magistratura e penso che già da questo si debba partire, perché l’intervento della magistratura rappresenta in genere il fallimento stesso delle istituzioni; saprà della rocambolesca nomina a direttore generale del dott.Vito Gaudiano sulla cui legittimità si discute a processo (prossima udienza fissata per il 2 maggio); saprà che lo stesso Gaudiano dovrà rispondere di abuso d’ufficio per l’illegittima chiusura del servizio di genetica del presidio ospedaliero di Matera nel processo che inizierà il prossimo 27 giugno (e se avrà il gusto di andare a fondo, forse comprenderà che le ragioni di tale chiusura fanno a cazzotti col merito che a parole tutti vogliono promuovere); nello stesso tempo, mentre il dg Des Dorides (in partenza a sorpresa , a quanto pare) individua come problema la mancanza di “allenamento” (“Alle strutture serve allenamento di alto livello” dice; e aggiunge “…in Basilicata il problema è serio, non c’è massa critica… per avvalorare la presenza di una cardiochirurgia”), nel presidio ospedaliero di Matera esiste un primariato, definito centro regionale trapianti –inesistente nella legislazione nazionale- unico in Italia nonostante l’evidente assenza di “massa critica”: in Basilicata si fanno, infatti, pochissimi prelievi di organi (solo due nel 2011) e questi, peraltro, vengono eseguiti da equipe di chirurghi esterne alla nostra regione; ciò nonostante, tutti noi paghiamo un coordinatore regionale per i trapianti e di detto centro pure un primario la cui nomina, peraltro, è anch’essa sotto indagine giudiziaria. Sempre senza “massa critica” abbiamo già un centro di trapianto di midollo osseo al San Carlo di Potenza, uno al Crob di Rionero e di un altro simile si dicute l’apertura a Matera. Con notevole “massa critica”, invece, annoveriamo a Matera una Unità Operativa semplice di Emonidamica e cardiologia interventistica non operativa ad oltre dieci anni dalla sua nascita e attualmente, se non sbaglio, addirittura chiusa. Anche qui, il responsabile di un servizio inattivo risulta regolarmente stipendiato. Di casi come questi se ne potrebbero citare molti altri, come molti sono i casi in cui il denaro pubblico viene palesemente sperperato a beneficio ( a pensar male si fa peccato, ma…) di qualche benemerito della politica; eclatante per il suo essere paradossale, più che per l’entità della spesa, è il caso del piccolo finanziamento riservato nel 2003 all’ADMO di Montalbano Jonico per finanziare la “costruzione di un centro ADMO in Africa” dove non esistevano –e non esistono- né centri di tipizzazione, né centri di trapianto, né registri nazionali di donatori. Il cuore grande di noi lucani, insomma, attraverso la generosità della giunta regionale di allora, contribuiva con 2000 € ad innaffiare un deserto in cui non si era mai vista neanche l’ombra di un seme.
Il problema è, Assessore, che per noi comuni cittadini è impossibile venire a capo di tante cose, anzi difficilissimo è persino conoscerle e per questo si deve comprendere il perché si è così sospettosi e così certi che, per una situazione di cui si riesce a documentarsi, molte altre ce ne sono nell’ombra indisturbate. Anche per questo appare troppo comodo, e almeno un tantino intellettualmente disonesto, il tentativo di trascinare i cittadini al confronto pubblico laddove i rappresentanti delle istituzioni avrebbero il netto vantaggio di conoscenze e dati che non potrebbero essere smentiti nell’immediatezza del confronto, ma magari sì - come è accaduto già- dopo analisi oneste ed approfondite delle questioni.
Un ultimo argomento voglio lasciarle sul tavolo, sperando di non trovarmi anche in questo caso davanti ad un teorico del cassandrismo e ad un sofista del dato istituzionale. Veda, Assessore, benché nella burocrazia dei palazzi ambiente e salute siano nettamente separati, lei sa bene che nella realtà sono talmente interdipendenti da destare moltissima preoccupazione in tutti quei medici che non hanno dimenticato l’etica e il fine della loro professione; se è vero, come scrive il Prof. Antonio Marfella - Medico dell’Ambiente ed oncologo del Pascale di Napoli- in una lettera al Direttore del Corriere del Mezzogiorno, che sono i medici “i tecnici della salute che devono dare gli indirizzi anche gestionali di cura del sistema sanitario al potere politico e non l’inverso come accade ora” assumendosi “ le conseguenti responsabilità anche in termini di conflitto con il potere, se questo dovere etico obbliga a contrapporsi a scelte politiche sbagliate da parte di quei politici che poi, come nessuno nega, decidono su base fiduciaria e non meritocratica anche lo sviluppo delle carriere”, se è vero questo, Assessore, anche lei ha un dovere nei confronti di noi tutti, delle nostre battaglie per l’ambiente e per la tutela del nostro territorio e della nostra salute. In sostanza, Assessore Martorano, anche su questo non può tacere, non può scindere né il suo ruolo né la sua coscienza di fronte a questioni e a decisioni che, prese oggi, scivoleranno sul nostro futuro e investiranno con una rovinosa piena i nostri figli e i loro domani più lontani nel tempo.
Mi fermo qui. Cominci a darci un segnale coi fatti, per piacere. La litigiosità della cardiochirurgia del San Carlo non è un fenomeno di costume, ma è già una somma di molti addendi errati. Metta mano al passato almeno dove può, perché come scriveva Albert Camus "l'uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia; né del tutto innocente, poiché la continua".
Anna R. G. Rivelli