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noicittadinilucani
Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.

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CULTURA
SPECIALE SINERESI:GLI EX VOTO DI TOLVE
2 agosto 2016


Presentazione della rivista di arte e cultura
 Sineresi -il diritto di essere eretici-
(tema del numero: Le infinite declinazioni di Dio)
con lo speciale allegato dedicato agli ex voto di San Rocco a Tolve

lunedì 8 agosto 2016
ore 21:00
Chiostro del Convento
Tolve (Potenza)


http://www.sineresiildirittodiessereeretici.it/
POLITICA
La rivoluzione mai vista
23 luglio 2016

Nino Grasso, portavoce del Presidente Pittella, ha intesto replicare così http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2848912.html all’articolo del post precedente.

Qui di seguito la controreplica.


Gentile Direttore,

mi spiace rubare ancora un po’ di spazio al suo giornale per prendermi il gusto di ringraziare Nino Grasso; è che io adoro le persone che sanno così bene dipingersi da sé, senza arrecare disturbo a chi pure potrebbe volergli fare il ritratto. Solo che non ho ben capito se l’excursus del dott. Grasso sulla attività lavorativa della sottoscritta , con particolare menzione alla lunga collaborazione con un altro quotidiano, sia un modo maldestro per ammonire un giornale che lascia spazio al dissenso o solo un tentativo di accreditarsi come mio biografo ufficiale da parte di chi presume (brutta cosa la presunzione!) di sapere della mia vita più cose di quante io stessa ne sappia. Non posso che dirgli grazie, comunque, per essersi così ben presentato, perché altri motivi per apprezzarlo io proprio non ne avrei, non come bancario ( non ho molto a che fare con le banche), né come giornalista, dacché nella mia fervida fantasia di romanziera ho sempre immaginato il giornalista come uno che sintonizza la penna con la propria testa, cosa che chi per mestiere deve portare la voce altrui proprio non può fare dovendo esprimere il presidente pensiero qualunque esso sia. E già, perché i tentativi che il signor Grasso fa di smorzare le voci dissenzienti tentando di offendere la parola ( e la persona) d’altri non sono cosa nuova e la stessa fedeltà di scudiero è stata negli scorsi anni ampiamente testimoniata da altre sue violente risposte in conto terzi. Però un paio di appunti al dottor Grasso vanno fatti. Il primo è che usare i termini professoressa, insegnante, intellettuale come una deminutio nei confronti di chi li riceve non è prudente perché non fa che evidenziare quella sottocultura che, a parere della sottoscritta, è una piaga di molta classe dirigente, la quale non ha tempo “per corteggiare il narcisista intellettuale di turno” perché spesso impegnata a corteggiare narcisisti di più proficuo mestiere. Il secondo appunto riguarda invece la sua distratta analisi di quanto da me precedentemente scritto ed è quasi incredibile che, come egli stesso dichiara, abbia “riletto più volte” e ciò nonostante nemmeno sia riuscito a trovare “qualche critica”; si vede che per il dottor Grasso la rappresentazione della verità (l’assessore Berlinguer implicato in questioni poco edificanti, la dottoressa Franconi tenuta in giunta solo per problemi di genere, il Robortella junior così poco garante per il nostro territorio e il nostro ambiente ecc…) rappresenta non una critica legittima, bensì un insulto. E in realtà ha pure ragione, perché tutto il quadro è sì un insulto, ma non da parte mia alle Istituzioni, bensì da parte delle Istituzioni a tutta la comunità regionale. Cosicché scambiare per “difesa di un singolo esponente di partito” la vibrante richiesta di un cambio di passo è un grosso granchio preso (ma ci sono anche i granchi nell’acquario?) da parte di Grasso perché non tiene conto che la scrivente non è portavoce di nessuno e perciò può prendersi il lusso di stigmatizzare comportamenti positivi e/o negativi senza preoccuparsi del soggetto che li pone in essere. In ultimo vorrei tranquillizzarlo: la vittoria di Marcello Pittella è stata talmente metabolizzata e pure digerita che la comunità regionale sembra avere ancora molta fame di quella rivoluzione che era stata annunciata e che mai si è vista. E poi anche mi dispiace che si sia voluto leggere come offensivo il termine “califfo”, che addirittura si sia andati “con la memoria a episodi drammatici e inquietanti che riguardano il cosiddetto califfato turco”! Si rilassi, dottor Grasso, non sia così prevenuto nei confronti di chi critica il Presidente! Pensi solo che i gladiatori erano per lo più schiavi, criminali, prigionieri di guerra e galeotti! Orsù! Il califfo è pur sempre un capo.

Anna R. G. Rivelli





permalink | inviato da associazionencl il 23/7/2016 alle 19:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
DA GLADIATORE A CALIFFO
21 luglio 2016

Ci volevano far credere che fosse un gladiatore, ce lo siamo ritrovato califfo; democraticamente eletto, per carità, ma la storia contemporanea ci insegna che in politica “democrazia” è la più stuprata delle parole. Continuavamo a sentir parlare di rivoluzione, ingenui forse da non capire che, come diceva Parini nell’Ortis foscoliano, “la fama degli eroi spetta un quarto alla loro audacia, due quarti alla sorte e l’altro quarto a’ loro delitti”. Oggi qualcuno parla del PD come di un acquario; ne parla a sproposito però, perché in un acquario ci stanno per lo più creature d’eccellenza, specie rare che “il cibo sicuro e l’assenza di predatori” se li guadagnano e pagano comunque offrendo a chi li guarda se stessi nel migliore degli aspetti possibili per quella cattività. Esattamente tutto il contrario di ciò che avviene nel Partito Regione dove da tempo va in scena il peggiore degli spettacoli ed il califfo ex gladiatore, che il potere lo ha ereditato e lo condivide in famiglia (sono questi i due quarti della sorte pariniana), si mostra progressivamente sempre più sprezzante non solo della società civile (il che è abitudine alquanto comune, varcato il confine dei vigilantes dei palazzi) ma persino degli altri frantumati e molteplici PD che stanno insieme solo con la tiritera scontata delle diverse anime del partito. Praticamente il PD lucano è la tautologia al potere: non esiste predicato che non serva a ripetere e rafforzare il soggetto; i processi che vengono governati sono quelli interni al partito, opere di canalizzazione di correnti che assorbono tutte le energie e annaffiano sempre gli stessi orti. Di che acquario parliamo! È una palude. Melmosa, maleodorante e viscida. Ci siamo sorbiti per due anni l’assessore Berlinguer (intimo di fratel Gianni), pescato nella lontanissima (coi treni che abbiamo) Toscana con solo un’inchiesta penale prescritta (ma senza proscioglimento nel merito) e solo una condanna della Corte dei Conti della Toscana che lo ha ritenuto ideatore di una truffa. Abbiamo un assessore alla sanità che si salva per la gonna, ma solo finché non si troverà un modello autunno/inverno di perfetta vestibilità, uno che consenta ampiezza di movimenti come se fosse un kilt. Gli altri sono assessori agli accordi presi e alle politiche del chi sono io. Ultima chicca è stata la presidenza della terza commissione regionale affidata al giovane Robortella, figlio di padre illustre e del sistema Vicino; una nomina più violentemente sprezzante non si poteva fare nei confronti di una regione che pure ha urlato con l’esito dell’ultimo referendum la sua volontà e tutte le sue preoccupazioni in rapporto al territorio e all’ambiente. Lacorazza non andava bene; per amor del cielo, possiamo anche credere che anche lui utilizzi la questione ambiente (dente che duole alla nostra comunità) per un proprio interesse politico, ma almeno si poteva sperare che una volta tanto l’interesse di uno coincidesse con quello comune. E invece no, il califfo deve governare incontrastato che già cattiva figura una volta ha fatto con Renzi. Ma gli altri, brava gente, dove siete? A far calcoli e tavoli e accordi e alleanze e chiacchiere e consigli che sembrano riti tribali propiziatori di qualche spirito magno? Non possiamo credere nelle battaglie di minoranze che alla fine fanno sempre corona. E fate uno scatto di reni, diamine! Altrimenti non siete altro che quei ridenti centurioni con le armi di cartone, buoni a far selfie mentre qualcuno danneggia il Colosseo.

Anna R.G. Rivelli


CULTURA
SINERESI N.2
22 giugno 2016

A breve uscirà il nuovo numero di SINERESI il diritto di essere eretici, perciò il numero precedente da oggi è online in formato sfogliabile. Tema del numero è il corpo; lo speciale allegato è dedicato ai Quadri plastici di Avigliano; il Sineresi link è un catalogo dell'artista Arcangelo Moles recentemente scomparso. Buona lettura.

http://www.sineresiildirittodiessereeretici.it/page_7.html


CULTURA
LE DONNE E LA SCRITTURA
23 maggio 2016




CULTURA
SINERESI ONLINE
9 aprile 2016

Il trimestrale di arte e cultura

SINERESI

Il diritto di essere eretici

è ora anche online in versione sfogliabile

in italiano, inglese e spagnolo

sul sito

www.sineresiildirittodiessereeretici.it

All’uscita di ogni nuovo numero, sarà reso disponibile il numero precedente




CULTURA
SPECIALE SINERESI:I QUADRI PLASTICI DI AVIGLIANO
7 marzo 2016
DI FACCIA AL MURO
23 febbraio 2016


Se è vero, come si dice, che le avversità possono essere delle occasioni formidabili, la città di Potenza dovrebbe quasi quasi reputarsi fortunata visto che, da mesi e mesi e mesi a questa parte, di avversità ne sta vivendo a raffica. Proprio difficile è però scorgere della buona sorte in un prigioniero con le mani legate e la faccia al muro: la città purtroppo oggi così appare, un ostaggio costretto ad attendere impotente il definitivo colpo di grazia.

La vicenda Postiglione/Salvia è solo l’ultima mitragliata su un Comune che odora di cancrena e che si tiene in vita per quel medesimo accanimento terapeutico che si riserva al nonno di cui non si vuol perdere la pensione. Certi nostri uomini politici, infatti, oggi improvvisamente scoprono chi è Giuseppe Postiglione, sdegnati e rigorosi nello stile (“certe persone meritano di stare in carcere e non in seno al Consiglio Comunale” avrebbe detto il Sindaco De Luca a quanto risulta dagli atti ) smemorati nella sostanza, perché se Giuseppe Postiglione (chiunque egli sia )  ha mai potuto avere mire a quel Consiglio Comunale in cui “certe persone non meritano di stare”, non sarà che per caso la colpa è di chi lo ha candidato, felice di sfruttare lui, la popolarità della sua radio, l’incetta di voti che sperava facesse senza chiedersi PRIMA se Giuseppe Postiglione fosse degno o no? E se invece di essere il primo dei non eletti, fosse stato il primo degli eletti? Magari lo avrebbero fatto vicesindaco, con buona pace del rigore, dello sdegno e della capacità di sopportazione dei cittadini.

Prima di portare avanti ulteriormente queste riflessioni, è bene chiarire una cosa: chi scrive non ha nemmeno lontanamente intenzione di difendere uno che potrebbe essersi macchiato di un reato grave ed odioso ( questa cosa è bene ribadirla e sottolinearla a più colori) e il condizionale si deve soltanto a quella presunzione di innocenza a cui ciascuno ha diritto fino a prova contraria e giammai ad una benevola tentata discolpa di chicchessia; a Giuseppe Postiglione, come a chiunque finisca in guai giudiziari, si può riservare una tristezza empatica per la condizione in cui si trova e certamente si deve concedere l’attesa del chiarimento definitivo da parte della Magistratura. Non altro.

Fatto tale necessario chiarimento, bisogna tuttavia dire che dalla lettura degli atti ( che si pubblicheranno in questo stesso blog perché ciascuno possa prenderne visione personalmente) l’intera vicenda viene fuori con molti punti interrogativi sul modo in cui il tutto pare essere stato gestito dai diversi attori e soprattutto appare alquanto strano che il Postiglione, per rivolgere al Salvia una richiesta ricattatoria, chiedesse a quest’ultimo “un incontro urgente alla presenza del Consigliere regionale Aurelio Pace”; in sostanza Giuseppe Postiglione avrebbe preteso la presenza di un proprio nemico giurato ( è d’altronde arcinoto che tra Postiglione e Pace da tempo non scorre buon sangue) a far da testimone oculare ad un proprio atto criminoso; più strano ancora è che tale incontro si sia tenuto negli uffici della Regione Basilicata, luogo in cui non lasciare tracce del proprio passaggio è praticamente impossibile; strano da parte del presunto colpevole - che invece di nascondersi sembra volersi evidenziare - e vergognoso persino da parte di un Consigliere Regionale che non si fa scrupolo di utilizzare un luogo istituzionale per una riunione che sin dall’inizio sapeva essere di natura tutt’altro che consona al buon nome dell’Istituzione stessa.

Altri particolari lasciano perplessi: le spiegazioni dettagliatamente date dal Postiglione sugli interessi personali che sottendevano al ricatto, la mancata registrazione della presenza di costui nel palazzo della Regione proprio nel giorno più rilevante della vicenda, la richiesta “retorica” di Pace con il libretto degli assegni in mano, quelle dimissioni firmate in bianco, il coinvolgimento di altri soggetti politici.

Cosa cambia tutto questo nella vicenda? Può essere un’attenuante al presunto reato di Giuseppe Postiglione? ASSOLUTAMENTE NO. Se reato sarà accertato ( e in verità dai documenti si evince pure che i presupposti per accertarlo ci sono tutti), bisognerà fare esatta distinzione tra colpevoli e vittime, perché così è giusto che sia.

Tutto quanto accaduto, però, e riportato negli atti mette ben in luce l’equivoco di una certa compagine politica che non è una garanzia per la città. Così evidente commistione tra presunte vittime, presunti colpevoli e testimoni vari non fa che sottrarre ulteriormente credibilità ad una classe di amministratori che sta dando vita al periodo più buio che la città abbia mai vissuto. Insomma, per dirla con Fuller, al processo della gallina, la volpe non dovrebbe far parte della giuria; invece qui ormai si è tutti insieme e tutto diventa sempre meno credibile. Non di meno i cittadini si dividono, la confusione regna e la sfiducia pure. C’è bisogno di un reset in questa città, bisogna formattare il sistema. Tante volte e troppe cose abbiamo sentito dire e visto fare in nome di un presunto bene della città. Ora è arrivato il momento: se qualcuno davvero ha a cuore il bene di Potenza, comprenda che questa non può restare di faccia al muro, col sospetto del nemico alle spalle, in attesa di una mitragliata. Chi ama la città davvero, deve capire che l’unica è ripartire.

                   Anna R. G. Rivelli


SE CI SONO DUE ALBERI...ad Avigliano
9 febbraio 2016


Sabato 13 febbraio, ore 18:30
Chiostro del Comune
Avigliano (Pz)


MEDITANDO SUL FAMILY DAY
30 gennaio 2016


Ci sono questioni rispetto alle quali non si può rimanere indifferenti e la prima tra queste è quella che concerne i diritti della Persona. In questa Italia schizofrenica si continua a indignarsi per ciò che avviene in Paesi lontani (e come ci piace sentirci civili a confronto!), ma sotto casa si preferisce l’odore stantio di un perbenismo di facciata al profumo della libertà, perché per l’appunto il nostro è il Paese dove a fare scandalo sono la libertà, il diritto, la giustizia e pure la verità; è ancora purtroppo il Paese dove tutto si può fare purché non apertamente, purché mitigato dalla comune ipocrisia della condanna, velato dagli incensi delle pubbliche genuflessioni. Il nostro è il Paese dove ancora oggi più scandaloso di un marito che le fa violenza è una moglie che gli si ribella, più scandaloso di un truffatore senza scrupoli è un amore omosessuale. Il nostro è il Paese delle Sante Messe “politiche”, delle passerelle elettorali dietro a santi e madonne di legno; è il Paese dei mafiosi devoti, delle processioni che si inchinano ai padrini, dei pedofili con la tonaca, dei violenti pacifisti di piazza; il Paese dove tutti costoro cercano la santificazione baciando gli altari sui quali ancora oggi si continuano a sacrificare vittime umane ad un Dio dell’odio e dell’intolleranza e ritengono di meritare l’imprimatur divino chiedendo a gran voce il rispetto del sesto comandamento. Chiedendolo agli altri, però, perché ai Family day ci si va per difendere la “tradizione” delle molteplici famiglie costruite e sfrante, con le amanti nel cuore e le foto di famiglia sulle scrivanie dell’ufficio.

 Certi personaggi in piazza oggi sono giustificati soltanto dal Carnevale: sono maschere tradizionali, buffe e grottesche, buone per le commedie.  Meno male che la giornata è quasi finita.
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luglio